Cassazione Penale, Sentenza n. 21987/2026 del 15/06/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello che confermava le condanne per opere edilizie realizzate senza i prescritti titoli autorizzativi in zona di inedificabilità assoluta e in violazione del vincolo paesaggistico. Le doglianze principali erano: (i) estinzione per prescrizione dei reati (contestati il 9/8/2017 e il 19/2/2019) e contestata applicabilità della sospensione della prescrizione introdotta dalla legge n.103/2017; (ii) errata qualificazione urbanistica delle opere (rilevanza volumetrica, natura di pertinenze o opere precarie ed edilizia libera); (iii) inesistenza o inefficacia del vincolo paesaggistico sull'area sulla base di classificazioni urbanistiche e pronunce amministrative; (iv) esenzione dall'obbligo di autorizzazione paesaggistica per la chiusura della tettoia; (v) applicabilità della "scriminante oggettiva" regionale; (vi) riconoscimento dell'errore inevitabile o dell'errore sulla legge extrapenale; (vii) mancata legittimazione della parte civile e mancanza di prova del danno; (viii) illegittimità dell'ordine di demolizione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi. Ha ritenuto infondati i profili di prescrizione, confermando l'applicabilità, ratione temporis, della sospensione della prescrizione prevista dall'art. 159 cod. pen. nel testo introdotto dalla legge n.103/2017 per i reati commessi nel periodo di vigenza della legge (3/8/2017-31/12/2019), richiamando l'orientamento delle Sezioni Unite e la pronuncia della Corte costituzionale. Ha confermato che le opere contestate (tettoia chiusa, manufatti con coperture, vasca idromassaggio interrata, cancello ecc.) non potevano essere ricondotte all'edilizia libera o a opere precarie, determinando aumento volumetrico e trasformazione permanente del suolo e richiedevano i titoli abilitativi nazionali; ha precisato che la normativa regionale non può derogare il nucleo essenziale dei principi statali sui titoli abilitativi. Ha ritenuto provato l'assoggettamento dell'area al vincolo paesaggistico, anche in base a pronunce amministrative passate in giudicato, e quindi fondata la contestazione ai sensi dell'art. 181 d.lgs. n.42/2004. Ha respinto le doglianze sull'errore inevitabile, sulla mancata legittimazione della parte civile e sulle questioni relative alla demolizione. Ha confermato le condanne e disposto la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese della parte civile in cassazione, liquidate in complessivi euro 3.686,00 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 159 cod. pen. (secondo comma, sospensione della prescrizione, legge n.103/2017)
La Corte ha ritenuto applicabile la disciplina della sospensione del corso della prescrizione prevista dalla legge n.103/2017 ai reati commessi nel periodo di vigenza della norma (3/8/2017-31/12/2019), con sospensioni per ciascun grado fino a un anno e sei mesi; la successiva riforma del 2019 e del 2021 non ha efficacia retroattiva su tali fatti.
art. 161-bis e art. 344-bis cod. pen./cod. proc. pen. (riferimento normativa successiva)
Le norme introdotte dalle leggi successive (2019, 2021) regolano il nuovo sistema dell'improcedibilità per i fatti commessi dal 10/01/2020 in poi e non incidono retroattivamente sui reati posti in tempo di efficacia della legge 103/2017.
d.P.R. n. 380/2001 art. 44, comma 1, lettera b) e art. 6 (titoli abilitativi, edilizia libera)
La realizzazione di tettoie chiuse o di manufatti stabili che modificano volumetria o sagoma integra il reato di cui all'art.44 DPR 380/2001; le opere vanno valutate nella loro unitarietà e non possono essere parcellizzate per eludere il titolo abilitativo; le opere stagionali/temporanee possono essere esenti solo se realmente temporanee e rimosse entro i termini di legge.
d.lgs. n. 42/2004 art. 181 (tutela paesaggistica)
La realizzazione di opere in zona sottoposta a vincolo paesaggistico senza autorizzazione configura responsabilità penale; l'esistenza del vincolo è stata confermata da pronunce amministrative e rende inopponibili le eccezioni difensive.
legge regionale Siciliana n.4/2003 art. 20 (opere interne/chiusura terrazze)
La Corte ha affermato che la disciplina regionale non può derogare ai principi statali sui titoli abilitativi: norme regionali che escludessero permessi non possono eludere l'obbligo del titolo statale quando questo tutela interessi nazionali di assetto del territorio.
art. 185 cod. pen. (risarcimento danni civili)
È legittimato a costituirsi parte civile il privato confinante quando l'abuso edilizio cagiona lesione della sua posizione giuridica (distanze, volumetria ecc.); per la condanna generica al risarcimento è sufficiente l'accertamento della capacità lesiva e del nesso causale, la quantificazione avverrà in sede civile.
art. 5 cod. pen. (errore sulla legge penale)
La Corte ha rigettato la richiesta di riconoscimento dell'errore inevitabile: l'ignoranza non è scusante quando l'agente è in posizione tale (proprietario, progettista/direttore lavori) da dover conoscere il regime autorizzatorio; la presentazione di istanza di sanatoria indica consapevolezza dell'illegittimità.
Massime di principio
- Per i reati commessi nel periodo 3/8/2017-31/12/2019 si applica la sospensione della prescrizione introdotta dalla legge n.103/2017; le successive riforme (2019/2021) non si applicano retroattivamente a quei fatti.
- La qualificazione urbanistica delle opere deve essere effettuata in base alla normativa statale sui titoli abilitativi: le legislazioni regionali non possono alterare il nucleo essenziale dei principi statali che richiedono permesso di costruire per nuove costruzioni o modifiche rilevanti.
- La valutazione della rilevanza volumetrica o della novità dell'opera va fatta sull'insieme complessivo dell'intervento, non parcellizzando le singole componenti per sottrarle al regime del permesso.
- Opere definite 'precari' o 'di arredo' sono esenti solo se realmente temporanee, facilmente rimovibili e destinate a cessare entro i termini previsti; elementi stabili infissi al suolo e destinati a soddisfare esigenze permanenti richiedono titolo abilitativo.
- La realizzazione di vasche interrate o trasformazioni permanenti del suolo può essere assimilata a piscine interrate e considerata intervento che modifica permanentemente il suolo e la volumetria.
- La parte privata confinante è legittimata a costituirsi parte civile per danni derivanti da abusi edilizi quando vi sia una concreta lesione della propria posizione giuridica; la prova del danno può essere anche presuntiva e la liquidazione è devoluta al giudice civile.
- La difesa basata su ignoranza delle norme o su affidamento ai professionisti difficilmente prevale se il ricorrente è proprietario o direttore dei lavori e ha agito presentando richieste di sanatoria o comunque è in condizione di conoscere l'illegittimità.
- In impugnazioni penali concernenti accertamenti di fatto (chi ha materialmente eseguito quali opere e quando), la cassazione non può rimettere in discussione, salvo vizi motivazionali chiaramente indicati, gli accertamenti di merito.
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