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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12/2022 del 03/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma del 04/02/2021 che aveva respinto il reclamo contro il decreto ministeriale del 19/12/2019 di proroga del regime detentivo differenziato (art. 41-bis). Il ricorrente, tramite difensore, deduceva "violazione di legge e difetto di motivazione" (art. 606, co.1, lett. b c.p.p.) in relazione agli artt. 125 c.p.p. e 41-bis, comma 2-bis, sostenendo in particolare: omissione di confronto con le censure del reclamo; motivazione fondata su fatti storici anziché sulla situazione attuale; violazione della integrità fisica per la prolungata applicazione del 41-bis; che una missiva inviata al fratello non prova legami esterni; che il Panaro non avrebbe avuto ruolo apicale (non indicato dai collaboratori e indicato come "sospeso" nella lista degli "stipendiati"); la distanza temporale dei reati; il percorso trattamentale e l'attività lavorativa intramuraria; l'ammissione di responsabilità relativamente all'ultima condanna.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il Collegio ha ritenuto che il ricorso fosse fondato su motivi non consentiti in cassazione (richiesta di nuova valutazione dei fatti e della motivazione di merito) e che l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza non risultasse priva dei requisiti minimi di motivazione. La Corte ha ritenuto congrua e legittima la valutazione del Tribunale circa: l'operatività del clan "Casalesi"; il ruolo rilevante del Panaro nel sodalizio riconducibile alla famiglia Schiavone e il vincolo con Francesco Schiavone detto "Sandokan"; la biografia criminale, la latitanza, la recente conferma di condanna in appello (sentenza del 28.1.2020) per omicidio aggravato e l'ordinanza di custodia cautelare dell'8.1.2020. La Corte ha inoltre richiamato l'orientamento secondo cui per revocare o contrastare la proroga del 41-bis sono necessari elementi specifici e concreti dalla cui valutazione emerga una sopravvenuta carenza di pericolosità sociale. Conseguenze pratiche: dichiarazione di inammissibilità; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; sanzione pecuniaria di euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende (ex art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 41-bis Ord. Pen. (legge n. 354/1975, comma 2-bis e 2-sexies)

    art. 41-bis, comma 2-bis; comma 2-sexies (novellato dalla L. 94/2009)

    La proroga del regime differenziato può essere disposta per successivi periodi di due anni quando risulta che la capacità del detenuto di mantenere collegamenti con l'associazione criminale non è venuta meno; il sindacato in Cassazione è limitato alla violazione di legge e all'eventuale inesistenza della motivazione intesa come totale carenza dei requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità.

  • art. 606 c.p.p.

    art. 606, comma 1, lett. b)

    Ai sensi di tale norma, nel ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Tribunale in materia di 41-bis è consentito il motivo per violazione di legge; non è ammessa la mera rinnovazione della valutazione di merito (insufficienza o contraddittorietà della motivazione, se non al livello di totale inidoneità a rendere comprensibile il ragionamento).

  • art. 125 c.p.p.

    Riferimento procedurale evocato dalla difesa; la Corte ha evidenziato che le censure che chiedono una nuova valutazione dei fatti non sono ammesse in cassazione.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede la sanzione pecuniaria da irrogare in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto l'ammenda di euro 3.000 a carico del ricorrente.

  • Ordinanza Corte Costituzionale n. 417/2004 (richiamata)

    ordinanza n. 417 del 13.12.2004

    Richiamata per il principio che l'art. 41-bis è conforme alla Costituzione a condizione che ogni decreto applicativo o di proroga sia dotato di congrua motivazione sulla sussistenza o persistenza dei presupposti.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione avverso provvedimenti di proroga del regime 41-bis sono ammissibili in via principale i motivi per violazione di legge o per totale carenza della motivazione (insussistenza dei requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità); non è ammessa la mera rivalutazione dei fatti o lodi di merito.
  • La proroga del 41-bis si fonda sull'accertamento della persistenza della capacità del detenuto di mantenere collegamenti con l'associazione criminale: tale accertamento è valutazione di merito che considera insieme vari parametri (profilo criminale, ruolo nell'organizzazione, operatività del sodalizio, nuove incriminazioni, esiti del trattamento intramurario, tenore di vita dei familiari) e non richiede che tutti i parametri siano contemporaneamente presenti.
  • Per ottenere successo contro una proroga 41-bis occorre fornire elementi concreti e specifici che dimostrino la sopravvenuta mancanza di pericolosità sociale (non è sufficiente il solo decorso del tempo o la generica partecipazione a percorsi trattamentali).
  • La mancata indicazione del ricorrente come "apicale" da parte di collaboratori o l'essere segnato come "sospeso" in documenti del clan non escludono di per sé la possibilità di applicare o prorogare il 41-bis; il giudice valuta il ruolo complessivo e gli indizi a disposizione.
  • Azioni isolate quali invii di missive a familiari non sono necessariamente prova della mancanza di collegamenti con l'esterno; il giudice valuta il quadro probatorio complessivo.
  • La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta normalmente condanna alle spese e può comportare una sanzione pecuniaria (Cassa delle ammende) se la inammissibilità è dovuta a colpa nella determinazione della causa.

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