Cassazione Civile, Sentenza n. 11930/2025 del 06/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso possessório ex artt. 1170 c.c. e 703 c.p.c.: il Russo chiedeva la rimozione della turbativa derivante dall'installazione di un ascensore esterno adiacente al suo fabbricato e il ripristino di una grondaia danneggiata; lamentava la lesione del possesso del diritto di veduta ex art. 907 c.c. Il Comune aveva sostenuto che l'ascensore fosse un 'volume tecnico' non soggetto alle norme sulle distanze o rientrante nelle deroghe previste dalla legge n.13/1989 (art.3) e che le aperture del Russo fossero a distanza non legale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto i primi due motivi del ricorso, ritenendo che la Corte d'Appello avesse errato nell'assimilare il manufatto esterno a 'volume tecnico' non computabile ai fini delle distanze e nell'estendere l'applicazione dell'art.3 della legge n.13/1989 (deroghe per eliminazione barriere architettoniche) a fatti non condominiali e senza area comune. Inoltre la Corte d'Appello aveva applicato criteri petitori in un giudizio possessorio, chiedendo prova della titolarità della servitù invece del mero esercizio di fatto (possesso) del diritto di veduta. Per questi motivi la sentenza impugnata è stata cassata nei punti indicati e la causa rinviata alla Corte d'Appello di Catanzaro in diversa composizione; spese del giudizio di legittimità a carico della Corte d'Appello.
Norme richiamate
art. 1170 c.c.
Fondamento dell'azione possessoria invocata per la tutela del possesso.
art. 703 c.p.c.
Norma procedurale per il ricorso possessorio usata come titolo del procedimento.
art. 907 c.c.
Tutela del diritto di veduta; la Corte richiama che per la tutela possessoria è rilevante l'esercizio di fatto della veduta e che qualunque manufatto idoneo a limitare stabilmente l'uso della veduta può integrare violazione.
art. 873 c.c.
Norma sulle distanze tra costruzioni: la Cassazione ha richiamato la corretta applicazione delle regole sulle distanze e l'impossibilità di estendere le deroghe extracondominiali.
art. 905 c.c.
Rilevante per la questione della legittimità delle aperture (vedute) del ricorrente rispetto alle distanze; la Cassazione distingue la tutela possessoria dalla questione petitoria sulla regolarità delle aperture.
art. 906 c.c.
Collegata alle norme sulle distanze delle vedute; citata nella valutazione sulla legittimità delle aperture del Russo.
Legge n. 13/1989, art. 1
Riferita dalla Corte d'appello ma la Cassazione ha ritenuto che la corretta disposizione da valutare sarebbe stata l'art.3 se il caso fosse condominiale; tuttavia la Corte ha escluso l'applicabilità dell'art.3 al caso di fondi contigui di diversa proprietà.
Legge n. 13/1989, art. 3
Prevede deroghe sulle distanze per interventi volti a eliminare barriere architettoniche in contesto condominiale; la Cassazione precisa che tale deroga vale solo all'interno di condomini e quando esista uno spazio/area comune tra le parti.
D.P.R. n. 380/2001, art. 79
Richiamato come norma di recepimento/trasposizione della legge n.13/1989; citato nella contestazione sulla corretta norma applicabile.
art. 360 c.p.c.
Regole sui motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge e omesso esame di fatto decisivo): basi formali dei motivi ritenuti fondati.
art. 380-bis c.p.c.
Richiamato in relazione alla definizione anticipata del giudizio e alla legittimità della partecipazione del consigliere proponente alla composizione del collegio; la Cassazione, anche in luce della sentenza Sez.U. n.9611/2024, ha ritenuto compatibile la presenza del consigliere autore della proposta.
Cass. Sez. U., Sentenza n. 9611/2024
Giurisprudenza richiamata per affermare che la proposta di definizione accelerata non rende incompatibile il consigliere che l'ha formulata rispetto alla funzione di relatore nel collegio che decide.
Massime di principio
- In un giudizio possessorio (azione ex artt.1170 c.c. e 703 c.p.c.) non è necessario provare la titolarità giuridica della servitù: è sufficiente dimostrare l'effettivo esercizio di fatto (possesso) del diritto di veduta.
- Un manufatto esterno che abbia autonomia funzionale rispetto all'edificio (non mero contenitore di impianti senza autonomia) può essere considerato 'fabbrica' rilevante ai fini delle norme sulle distanze e della tutela della veduta (art.907 c.c.).
- Le deroghe alle norme sulle distanze previste dall'art.3 della legge n.13/1989 si applicano solo in ambito condominiale e ove esista uno spazio/area di proprietà o d'uso comune; non sono utilizzabili per opere che coinvolgono fondi contigui di proprietà diversa.
- La qualificazione dell'intervento (volume tecnico vs nuova costruzione/ manufatto) dipende dalla concreta autonomia funzionale del manufatto: va valutata caso per caso in base all'effettiva destinazione e autonomia dell'opera.
- Se la corte di merito applica criteri petitori in luogo di criteri possessori o viceversa, ciò può costituire errore di diritto e giustificare l'accoglimento del ricorso per cassazione; il giudice deve rispettare la natura del rito (possessoria vs petitoria).
- In situazioni simili è consigliabile formulare doglianze separate: azione possessoria per ottenere rimozione immediata della turbativa dimostrando l'esercizio di fatto del diritto; azione petitoria (es. per servitù o legittimità delle aperture) qualora si debba accertare la regolarità giuridica delle opere o delle vedute.
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