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Sentenza

Sentenza n. 2212/2026 - Roma, Sezione 2B

per l'annullamento del decreto di rigetto di cittadinanza italiana n. prot. -OMISSIS-del -OMISSIS-;

Giustizia amministrativa202213997

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente, residente in Italia da oltre dieci anni, aveva richiesto la cittadinanza ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992. Il Ministero dell'Interno aveva respinto l'istanza, previa comunicazione dei motivi ostativi ex art. 10-bis della legge n. 241/1990, valorizzando la posizione penale di due figli conviventi: uno segnalato per presunta cessione di stupefacenti e rifiuto di fornire le generalità, l'altro coinvolto in procedimenti per ricettazione, detenzione di stupefacenti e maltrattamenti in famiglia. La ricorrente ha dedotto eccesso di potere per difetto di istruttoria e motivazione, violazione del principio di personalità della responsabilità penale e irrilevanza di fatti riferibili a terzi, anche perché privi in parte di esito giudiziario definitivo, riguardanti soggetti fragili e inseriti nella convivenza familiare per necessità. Ha inoltre lamentato disparità di trattamento rispetto al coniuge, che avrebbe ottenuto la cittadinanza pur appartenendo al medesimo nucleo familiare.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. La concessione della cittadinanza per naturalizzazione non costituisce un diritto soggettivo, ma un interesse legittimo all'esercizio di un potere discrezionale di alta amministrazione, nel cui ambito l'Amministrazione può svolgere una valutazione complessiva e prognostica dell'affidabilità, dell'integrazione e dell'adesione del richiedente ai valori dell'ordinamento. Tale valutazione può estendersi al contesto familiare stabile e considerare, come elementi indiziari negativi, condotte penalmente rilevanti dei conviventi, pur non imputabili al richiedente e anche in assenza di condanne definitive. Nel caso concreto, la pluralità e la gravità dei procedimenti relativi ai figli, concernenti soprattutto stupefacenti e maltrattamenti familiari, è stata ritenuta idonea a fondare una valutazione negativa del contesto familiare. Non è stata ravvisata violazione del principio di personalità della responsabilità penale, poiché il diniego non ha natura sanzionatoria e non estende alla richiedente effetti penali per fatti altrui. È stata inoltre esclusa la disparità di trattamento rispetto al coniuge: l'eventuale provvedimento favorevole adottato in un diverso procedimento, anche se viziato, non vincola l'Amministrazione né legittima la reiterazione di un errore, mentre la valutazione deve essere individuale e riferita alle specifiche risultanze del singolo caso. Il provvedimento è stato ritenuto adeguatamente istruito e motivato, coerente, ragionevole e proporzionato. Spese compensate per la peculiarità della vicenda e la ridotta attività difensiva dell'Amministrazione.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), legge n. 91/1992

    La disposizione costituisce la base normativa della richiesta di cittadinanza per naturalizzazione fondata sulla residenza ultradecennale; il relativo conferimento è valutato discrezionalmente dall'Amministrazione e non integra un diritto soggettivo.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La comunicazione dei motivi ostativi è stata effettuata prima del diniego; il TAR ha valorizzato tale adempimento nell'escludere vizi procedimentali e di motivazione.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato in relazione alla trattazione della causa nell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale presupposto per l'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi della ricorrente.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, insieme alla normativa nazionale sulla protezione dei dati, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione, anche quando siano integrati i requisiti formali di residenza, non costituisce un diritto soggettivo, ma è oggetto di una valutazione discrezionale e prognostica dell'Amministrazione sull'affidabilità, sull'integrazione e sull'adesione del richiedente ai valori fondamentali dell'ordinamento.
  • Nel procedimento di concessione della cittadinanza per naturalizzazione, l'Amministrazione può considerare anche il contesto familiare stabile del richiedente e valorizzare, quali elementi indiziari negativi, condotte penalmente rilevanti dei familiari conviventi, pur non imputabili al richiedente e anche quando non siano sfociate in condanne definitive.
  • La considerazione amministrativa delle condotte dei familiari conviventi non viola il principio di personalità della responsabilità penale quando il diniego di cittadinanza non abbia natura sanzionatoria, ma costituisca il risultato di una valutazione prognostica sull'idoneità del contesto familiare ai fini dell'integrazione e dell'affidabilità del richiedente.
  • Il provvedimento favorevole adottato dall'Amministrazione in un diverso procedimento, anche ove eventualmente viziato, non fonda una pretesa alla parità di trattamento né vincola l'Amministrazione a reiterare il medesimo esito; la comparazione richiede situazioni sostanzialmente omogenee e giuridicamente rilevanti.
  • Il diniego di cittadinanza fondato sul contesto familiare è legittimo quando l'Amministrazione abbia svolto un'istruttoria puntuale, comunicato i motivi ostativi e motivato in modo chiaro, coerente, ragionevole e proporzionato rispetto agli elementi acquisiti.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneProporzionalità e ragionevolezza

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