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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17601/2026 del 15/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva disposto la misura interdittiva della sospensione dall'ufficio di docenza (durata 12 mesi) per il presunto illecito utilizzo e distrazione di ingenti fondi di ricerca dell'Università di Messina (ipotesi di peculato e connesse aggravanti). La difesa censurava in particolare: 1) l'utilizzabilità di due informative di polizia giudiziaria redatte dopo la scadenza del termine delle indagini preliminari (30/05/2025), sostenendo che tali atti fossero inammissibili e avrebbero reso infondato l'appello del P.M.; 2) la sussistenza del pericolo di reiterazione nonostante la rinuncia del ricorrente a ruoli di responsabile scientifico, la richiesta di trasferimento, il congedo/sabbatical e le successive nomine di nuovi responsabili di progetto; 3) l'eccessiva estensione (territoriale, materiale e temporale) della misura interdittiva.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto ammissibili e utilizzabili gli atti di polizia giudiziaria acquisiti dopo la scadenza del termine delle indagini nella misura in cui erano rivolti non a costituire nuovo materiale probatorio dell'accusa ma a documentare elementi attinenti alle esigenze cautelari (profilo della pericolosità e attualizzazione del rischio di reiterazione). Sulla base dell'ampia disamina delle condotte pregresse (protratte per anni, appropriazioni sistematiche, false giustificazioni di rimborsi, trasferimenti di somme alla società dell'indagato, persino il furto del basolato universitario e la nomina successiva a incarichi pubblici), il Tribunale aveva correttamente valutato la sussistenza di un concreto e attuale pericolo di reiterazione. Il Tribunale aveva inoltre motivato la proporzionalità della durata (12 mesi) e l'estensione territoriale della misura, ritenendole giustificate dalla permanenza dell'indagato nell'ambito universitario e dalla sua rete di relazioni. Le documentazioni sopravvenute (nomine dei nuovi responsabili di progetto, richiesta di disafferenza) sono state ammesse ma ritenute insufficienti a travolgere la prognosi negativa sulla pericolosità. Condanna del ricorrente alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    Rilevato come norma centrale per l'accusa (peculato/appropriazione indebita di risorse pubbliche): i fatti contestati sono stati inquadrati come reati contro la pubblica amministrazione riferiti all'appropriazione di fondi di ricerca.

  • art. 48 cod. pen.; art. 81 cpv cod. pen.; art. 61 n.7 cod. pen.

    Richiamati come comma e circostanze aggravanti e per il concorso di persone nelle condotte: il Tribunale ha considerato presenti concorso e circostanze aggravanti che aumentano la gravità del fatto.

  • art. 407 cod. proc. pen.

    Invocato dalla difesa per chiedere l'inutilizzabilità di atti di indagine compiuti dopo la scadenza del termine delle indagini preliminari; la Corte ha chiarito che la sanzione di inutilizzabilità si applica agli atti di indagine diretti all'acquisizione di prova per l'esercizio dell'azione penale e non agli atti ricognitivi o acquisitivi rilevanti sul profilo cautelare.

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Richiamato nella censura difensiva connessa alla utilizzabilità degli atti nell'ambito dell'appello cautelare; la Corte ha respinto la doglianza sul presunto vizio di inammissibilità dell'appello del P.M.

  • art. 326 cod. proc. pen.

    Menzi0nato nel contesto della distinzione tra atti necessari all'esercizio dell'azione penale (che rientrano nella sanzione di inutilizzabilità se compiuti tardivamente) e atti non destinati a costituire prova dell'accusa ma funzionali alla valutazione delle esigenze cautelari.

  • art. 358 cod. proc. pen.

    Riferimento normativo usato per delimitare la nozione di atti rilevanti per l'esercizio dell'azione penale e distinguere gli atti meramente ricognitivi o acquisitivi rilevanti sul piano cautelare.

  • art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Norma di riferimento per la valutazione del pericolo di reiterazione: la misura cautelare può essere motivata dal concreto rischio di commissione di reati della stessa specie (offesa allo stesso bene giuridico), valutato con prognosi basata sulla condotta passata e sulle condizioni attuali dell'indagato.

Massime di principio

  • Gli atti di polizia giudiziaria redatti dopo la scadenza del termine per le indagini preliminari non sono automaticamente inutilizzabili: occorre valutare contenuto e funzione; se servono a documentare la situazione attuale ai fini cautelari (non a costituire nuova prova dell'accusa) possono essere utilizzati.
  • La rinuncia formale a incarichi di ricerca o la richiesta di trasferimento non escludono automaticamente il pericolo di reiterazione: il giudice valuta la prognosi sulla base della condotta passata, della sistematicità del comportamento illecito e della rete di relazioni dell'indagato.
  • Nei reati contro la pubblica amministrazione il giudice può ritenere idonea la misura interdittiva (sospensione dall'ufficio) quando il periculum libertatis è collegato all'abuso della qualità o dei poteri connessi alla funzione pubblica; la misura è strumento cautelare mirato a impedire l'accesso alle condizioni che hanno favorito il reato.
  • La proporzionalità di durata ed estensione territoriale/materiale della misura cautelare è valutata in relazione alla gravità, alla persistenza temporale delle condotte e alla effettiva capacità dell'indagato di influire o reiterare da diversa collocazione; la semplice produzione di atti amministrativi sopravvenuti non abbatte automaticamente la prognosi negativa.
  • Per contestare efficacemente una misura cautelare basata sul pericolo di reiterazione è necessario fornire prove concrete e documentate che eliminino l'accesso dell'indagato ai mezzi o alle opportunità che hanno reso possibile il reato (es. conferma amministrativa che i fondi non sono più accessibili, revoca effettiva di incarichi, trasferimento effettivo con perdita di ogni leva operativa).

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