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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40806/2022 del 27/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. contro l'ordinanza di inammissibilità: si deduceva violazione degli artt. 3 e 27 Cost., degli artt. 3, 5, 6 e 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e carenza di motivazione. Il ricorrente contestava la legittimità dell'ergastolo sostenendo che esso, nella pratica, costituisce una pena "fine pena mai" irreducibile e che la sola possibilità di liberazione condizionale dopo 26 anni non garantirebbe adeguatamente la rieducazione e la compatibilità con i diritti invocati.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché proposto fuori dai casi consentiti dall'art. 625-bis c.p.p. La Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata avesse adeguatamente motivato la non fondatezza della questione sollevata: l'ergastolo nell'ordinamento italiano è compatibile con i principi della CEDU in presenza di correttivi normativi, in particolare l'art. 176 c.p. che consente la possibilità di liberazione condizionale dopo 26 anni, e quindi non presenta carattere di irriducibilità de iure e de facto. Le censure del ricorrente sono state ritenute prive di pregio; il ricorso è dichiarato inammissibile. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Limita il campo di applicazione del ricorso straordinario; il ricorso è inammissibile se non rientra nei casi ivi previsti.

  • art. 176 cod. pen.

    Prevede la possibilità di liberazione condizionale per il condannato all'ergastolo dopo 26 anni di esecuzione; la Corte ha ritenuto che ciò costituisca un correttivo che impedisce di qualificare l'ergastolo come pena irriducibile.

  • Costituzione, art. 3

    Richiamata dal ricorrente per presunta violazione dell'uguaglianza e della rieducazione; la Corte non ha ritenuto che la situazione denunciata configurasse una violazione alla luce dei correttivi normativi esistenti.

  • Costituzione, art. 27

    Richiamata per il principio della rieducazione della pena; la Corte ha ritenuto tale principio compatibile con l'ergastolo purché sussistano meccanismi di revisione/benefici come l'art. 176 c.p.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, artt. 3, 5, 6, 7

    Il ricorrente lamentava violazioni di tali articoli (trattamenti inumani/degradanti, diritto alla libertà, equo processo, nulla poena sine lege). La Corte ha ritenuto che, secondo la giurisprudenza nazionale e della CEDU richiamata, l'ergastolo italiano non sia incompatibile quando esistono possibilità concrete di liberazione e revisione della pena.

  • Giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo

    Richiamata dalla Corte di legittimità per sostenere che un ergastolo non irreducibile de facto e de iure (ossia con possibilità di liberazione/revisione) è compatibile con la CEDU.

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è uno strumento di stretta interpretazione: va proposto solo nei casi espressamente previsti, altrimenti è inammissibile.
  • Per contestare la compatibilità dell'ergastolo con la Costituzione o la CEDU è necessario dimostrare concretamente che la pena sia, de iure e de facto, irreducibile e che non esistano efficaci correttivi o meccanismi di revisione.
  • La presenza di norme che consentono la liberazione condizionale o altri benefici (es. art. 176 c.p.) tende a rendere più difficile sostenere che l'ergastolo costituisca una pena 'fine pena mai' vietata dai principi internazionali.
  • La semplice affermazione di carenza di motivazione del provvedimento impugnato non è sufficiente: occorre specificare e provare in che modo la motivazione è omessa o insufficiente e come ciò abbia pregiudicato i diritti del ricorrente.
  • In situazioni simili conviene valutare canali alternati e appropriati (ricorsi giurisdizionali ordinari, istanze di esecuzione penale, ricorsi alla CEDU) e produrre elementi concreti che dimostrino l'impossibilità pratica di ottenere i benefici previsti dalla legge.

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