Cassazione Penale, Ordinanza n. 17303/2026 del 13/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (giudice)
La controversia
Il ricorso riguarda un'istanza di applicazione della disciplina della continuazione in sede esecutiva, proposta in relazione a quattro sentenze di condanna irrevocabili. Il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, quale giudice dell'esecuzione, aveva rigettato la richiesta ritenendo che i quattro reati, pur omogenei a gruppi di due (reati contro il patrimonio e reati contro pubblici ufficiali), fossero stati commessi con modalità diverse e in luoghi differenti, tali da escludere la prova di un unico disegno criminoso, ricondotto invece a una generica scelta di vita delinquenziale. Con il ricorso si deduce che il giudice dell'esecuzione avrebbe effettuato una valutazione parcellizzata e non globale degli elementi disponibili; in sostanza, però, il gravame mirava a ottenere una nuova lettura del materiale valutativo e l'adozione di parametri diversi di apprezzamento dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto non manifestamente illogica la motivazione del giudice dell'esecuzione, che aveva valorizzato, per i reati contro il patrimonio, la distanza temporale non marginale tra i fatti, e, per i due reati di resistenza a pubblico ufficiale, l'assenza di base ragionevole per affermare che, al momento della prima aggressione ai carabinieri, l'interessata avesse già prefigurato una successiva fuga pericolosa in altro luogo alcuni giorni dopo. Conseguentemente, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. È stata inoltre disposta l'oscurazione dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento ai sensi dell'art. 52 d.lgs. 196/2003.
Norme richiamate
è richiamato per disporre l'anonimizzazione del provvedimento in caso di diffusione, con omissione delle generalità e degli altri dati identificativi.
continuazione
la Corte conferma il diniego dell'applicazione della disciplina della continuazione in assenza di elementi idonei a dimostrare un unico disegno criminoso.
Massime di principio
- In sede di legittimità non è consentito sollecitare una mera rilettura del compendio valutativo di merito, né proporre parametri alternativi di apprezzamento dei fatti, quando la motivazione impugnata sia logicamente coerente e non manifestamente illogica.
- Ai fini dell'applicazione della continuazione in sede esecutiva, il giudice può escludere l'unicità del disegno criminoso valorizzando elementi quali la distanza temporale tra i fatti, la diversità delle modalità esecutive e la diversa collocazione spaziale delle condotte.
- La mera omogeneità dei reati per categorie generali non basta, da sola, a dimostrare la continuazione, se i fatti appaiono espressione di una generica inclinazione delittuosa anziché di un programma criminoso unitario e preordinato.
- Il sindacato di legittimità sulla decisione del giudice dell'esecuzione è limitato alla coerenza logica della motivazione e non può trasformarsi in un nuovo giudizio sul merito dell'accertamento dell'unicità del disegno criminoso.
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