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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 3357/2024 del 06/02/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione in Cassazione della sentenza della Corte d'appello di Messina che aveva confermato la sentenza di primo grado che condannava la convenuta (ora erede Giuffrè) a pagare all'avv. Millemaci €35.594,40 per competenze professionali relative a otto giudizi. I motivi di censura concernono: incompetenza territoriale per poter invocare il foro del consumatore (tribunale di Barcellona P.G./sezione distaccata di Lipari); presunta violazione delle norme sulle tariffe forensi e vizio di motivazione sul quantum; doglianze sull'ammissione e valutazione delle prove a sostegno della domanda riconvenzionale (pagamenti effettuati dalla cliente); richiesta di restituzione di somme incamerate dall'attore a titolo di spese (compresa c.t.u.); eccezione di prescrizione presuntiva di alcuni crediti.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso: ha dichiarato infondato il primo motivo (competenza territoriale/forum del consumatore) osservando che l'eccezione non era stata tempestivamente sollevata in primo grado e che il ricorrente non aveva provato la qualità di "consumatore", oltre a non aver indicato tutti i fori concorrenti; ha respinto il secondo e il quarto motivo (vizi di motivazione e valutazione probatoria/onus probandi) ritenendo la motivazione di merito adeguata e inammissibili il terzo e il quinto motivo per difetto di specificità o per essere critiche di apprezzamento di fatto non sindacabili in Cassazione. Confermata quindi la condanna al pagamento delle somme e delle spese di giudizio di cassazione (liquidate in €3.500,00 + €200,00 esborsi e oneri), con rinvio agli effetti fiscali previsti dall'art. 13 d.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 18 c.p.c.

    Richiamato come norma sulla competenza territoriale generale; la Corte richiama l'obbligo di indicare i fori concorrenti nell'eccezione di incompetenza territoriale derogabile

  • art. 1469-bis c.c. (normativa sul foro del consumatore applicata ratione temporis)

    La Corte conferma il principio consolidato che il foro del consumatore, che attribuisce competenza al giudice del luogo di residenza/domicilio del consumatore, deve essere sollevato tempestivamente (prima udienza) e richiede la prova della qualità di consumatore; se non sollevato è consolidato il foro adito

  • art. 38 c.p.c.

    Richiamato sul termine per proporre l'eccezione di incompetenza territoriale (entro la prima udienza di trattazione)

  • art. 20 c.p.c.

    Richiamato in relazione al forum contractus facoltativo (luogo in cui il contratto è stato concluso): l'eccezione di incompetenza deve indicare anche questo foro se rilevante

  • art. 33, comma 2, lett. u), d.lgs. n. 206/2005

    Citato a corredo dell'argomentazione sul foro del consumatore; la Corte però sottolinea applicazione ratione temporis e la necessità di prova della qualità di consumatore

  • art. 112 c.p.c.

    Riferito alle censure sulla motivazione e alla corretta impostazione del giudizio sul quantum e sulle tariffe forensi; la Corte ritiene la motivazione di merito adeguata

  • d.m. n. 585/1994 (tariffe forensi)

    Richiamato nell'ambito della contestazione del calcolo e del riconoscimento del compenso professionale; la Corte non ha rilevato vizio motivazionale idoneo a cassare

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato in tema di onere della prova: la Corte ribadisce che l'art. 2697 trova applicazione solo ove il giudice abbia attribuito l'onere della prova a parte diversa da quella prevista, mentre la valutazione delle prove rimane nel prudente apprezzamento del giudice di merito

  • art. 345 c.p.c.

    Richiamato per l'ammissione di nuove prove in appello: la Corte osserva che chi chiede nuove prove in appello non può limitarsi a riproporre istanze già disattese in primo grado senza censurare espressamente le ragioni del rigetto

  • art. 116 c.p.c.

    Richiamato in tema di valutazione della prova: la Corte ricorda i limiti del sindacato in Cassazione sull'apprezzamento del giudice di merito, richiedendo specificità della doglianza

  • art. 232 c.p.c.

    Menziato tra le norme di procedura rilevanti per le doglianze procedurali e istruttorie; la Corte valuta che non vi sia violazione di legge

  • art. 2956 c.c.

    Richiamato erroneamente dal ricorrente secondo la Corte (doveva riferirsi art. 2959 c.c. per prescrizione presuntiva); la Corte comunque ritiene la questione fattuale e non sindacabile in Cassazione

  • art. 2959 c.c.

    Norma pertinente alla prescrizione presuntiva: la Corte segnala che le valutazioni sulle dichiarazioni della parte in tema di prescrizione presuntiva sono apprezzamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità quando motivati

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Norma richiamata per la disposizione sul contributo unificato e l'eventuale ulteriore versamento dovuto dal ricorrente

Massime di principio

  • L'eccezione di incompetenza territoriale basata sul "foro del consumatore" deve essere sollevata tempestivamente (entro la prima udienza di trattazione) e la parte che la invoca deve provare la qualità di consumatore; altrimenti il foro adito si consolida.
  • In caso di eccezione di incompetenza territoriale derogabile, il ricorrente deve indicare tutti i fori concorrenti (incluso il forum contractus) altrimenti l'eccezione può essere considerata tardiva.
  • Le doglianze sulla motivazione e sul quantum devono specificare chiaramente le ragioni per le quali la motivazione è insufficiente; la mera richiesta di riconsiderazione dei fatti è inammissibile in Cassazione.
  • La richiesta di ammissione di nuove prove in appello non può essere una mera riproposizione di istanze già disattese in primo grado: il rimedio d'appello deve censurare espressamente le ragioni del rigetto della prova in primo grado, altrimenti la deroga non è efficace.
  • La valutazione delle prove è, di regola, fatto del giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione salvo i casi di manifesta violazione di legge o vizio motivazionale specifico nei limiti dell'art. 360 c.p.c.
  • L'onere della prova ex art. 2697 c.c. opera se il giudice attribuisce l'onere a una parte diversa da quella prevista dalla natura della domanda; contestazioni generiche sull'apprezzamento probatorio non fondano la cassazione.
  • Le questioni relative a prescrizioni presunte e alle ammissioni tacite sono, in larga parte, apprezzamenti di fatto e richiedono specificità nella doglianza per poter essere valutate in sede di legittimità.
  • Le spese di cassazione seguono la soccombenza e il giudice di legittimità può liquidare onorari e esborsi nella sentenza

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