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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48609/2022 del 21/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza nella parte in cui sarebbe stata disposta la confisca della somma di denaro sottoposta a sequestro, deducendo l'illegittimità di tale misura. Sostiene che, ai sensi dell'art. 73 d.P.R. n. 309/1990 con riferimento all'art. 240 c.p., la confisca è possibile solo quando sia concretamente provata l'illecita provenienza del bene, requisito che a suo avviso non risulta nel caso di specie; chiede l'annullamento della sentenza per questo motivo.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Motivazioni principali: (i) il ricorso verte su questioni relative al sequestro conservativo ordinato nella sentenza e l'eventuale riesame di tale misura può essere chiesto soltanto mediante impugnazione della sentenza stessa; (ii) il ricorrente invece lamenta la "confisca" di una somma, ma il giudice di merito non ha disposto la confisca: ha convertito il sequestro probatorio in sequestro conservativo, atto ritenuto legittimo e non censurato dal ricorrente. Per questi motivi il ricorso è inammissibile. Conseguenze: condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990 (Testo Unico stupefacenti), art. 73, comma 5

    La norma penale sostanziale relativa al delitto contestato è richiamata come fatto-reato; la sentenza impugnata è stata resa su richiesta delle parti con riferimento a tale norma.

  • Codice Penale, art. 240

    Secondo il ricorrente la confisca nei reati prevista dal TU stupefacenti è subordinata ai presupposti di cui all'art. 240 c.p., ossia alla prova dell'illecita provenienza del bene; la Corte osserva che la doglianza relativa alla confisca non è fondata perché la confisca non è stata disposta dal giudice di merito.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. III, n. 37858/15 e Sez. III, n. 3265/2012)

    È principio consolidato che il sequestro conservativo disposto con sentenza e la conversione del sequestro probatorio in sequestro conservativo possono essere oggetto di riesame solo mediante impugnazione della sentenza stessa; non è ammessa una richiesta autonoma di riesame che eluda l'irrevocabilità della pronuncia.

Massime di principio

  • Quando un giudice converte, in una sentenza (anche di patteggiamento), un sequestro probatorio in sequestro conservativo, il rimedio contro quella misura è l'impugnazione della sentenza: non sono ammesse richieste autonome di riesame.
  • È fondamentale distinguere nella terminologia tra "sequestro conservativo" e "confisca": l'impugnazione deve riferirsi a ciò che effettivamente è stato disposto dal giudice; contestare una confisca non disposta è inammissibile.
  • Per ottenere la confisca ai sensi dell'art. 240 c.p. (anche in materia di stupefacenti) occorre dimostrare l'illecita provenienza del bene: se tale prova manca, la confisca è illegittima, ma occorre censurare correttamente la statuizione che l'ha disposta.
  • Ricorsi formulati su basi errate (ad es. contestando misure non adottate) sono suscettibili di essere dichiarati inammissibili e possono comportare condanne per spese e sanzioni alla Cassa delle ammende.
  • In caso di dubbi procedurali sul tipo di misura disposta, il difensore dovrebbe prima verificare esattamente la formulazione della sentenza di merito e, se necessario, proporre impugnazione della sentenza piuttosto che istanze autonome.

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