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Sentenza

Corte di giustizia, Sentenza C-418/24

Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 14 aprile 2026. — TJ contro Comunidad de Madrid. — Rinvio pregiudiziale – Politica sociale – Direttiva 1999/70/CE – Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato – Contratti di lavoro a tempo determinato nel settore pubblico – Clausola 5 – Misure volte a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo a una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato – Trasformazione di una successione di contratti a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato – Normativa nazionale che non consente tale trasformazione, ma prevede altre misure dirette a prevenire e a sanzionare un siffatto ricorso abusivo – Misure sanzionatorie effettive, dissuasive e proporzionate. — Causa C-418/24

Giurisprudenza europea62024CJ0418

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha risposto al Tribunal Supremo spagnolo che la sola qualificazione del rapporto abusivamente reiterato come rapporto di lavoro non permanente a tempo indeterminato non basta a rispettare la clausola 5 dell’accordo quadro. Ha inoltre escluso che, nel caso descritto, possano considerarsi sufficienti le indennità forfettarie, il regime di responsabilità delle amministrazioni e le procedure di stabilizzazione previste dalla legge 20/2021, salvo verifica concreta del giudice nazionale sulla loro effettività. La pronuncia ribadisce che le misure nazionali devono essere davvero effettive, dissuasive e proporzionate per sanzionare l’abuso e rimuoverne le conseguenze.

Rinvio pregiudiziale sulla clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato: se, nel settore pubblico spagnolo, la conversione abusiva in rapporto di lavoro non permanente a tempo indeterminato e le misure alternative previste dal diritto interno siano conformi al diritto UE.

La questione giuridica

Se la clausola 5 dell’accordo quadro osta a una disciplina nazionale, come interpretata dai giudici spagnoli, che esclude la trasformazione dei contratti a tempo determinato abusivamente succedutisi in un rapporto di lavoro permanente nel settore pubblico e li converte invece in un rapporto di lavoro non permanente a tempo indeterminato; e, in caso affermativo, se possano costituire misure adeguate di prevenzione e sanzione dell’abuso: (i) indennità forfettarie al momento della cessazione del rapporto, soggette a doppio massimale; (ii) un regime di responsabilità delle amministrazioni pubbliche; (iii) procedure di selezione/stabilizzazione che valorizzano esperienza e anzianità del personale temporaneo.

Principio di diritto

La clausola 5 dell’accordo quadro osta a una normativa nazionale che, per sanzionare l’abuso di una successione di contratti a tempo determinato nel settore pubblico, si limiti a trasformarli in un rapporto di lavoro non permanente a tempo indeterminato, perché tale soluzione mantiene la precarietà del lavoratore e non rimuove le conseguenze della violazione. Inoltre, non sono sufficienti, se non idonee in concreto a sanzionare in modo effettivo, dissuasivo e proporzionato l’abuso e a ripararne le conseguenze, né indennità forfettarie soggette a doppio massimale, né un regime di responsabilità delle amministrazioni pubbliche ambiguo e imprevedibile, né procedure di selezione che valorizzino l’esperienza dei temporanei senza riservarle alle vittime dell’abuso.

Norme richiamate

  • Articolo 267 TFUE
  • Direttiva 1999/70/CE
  • Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, clausola 5
  • Articolo 2 della direttiva 1999/70/CE
  • Articolo 45 TFUE
  • Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, articoli 20 e 21

Rinvio pregiudiziale sulla clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato

La sentenza, resa in Grande Sezione, riguarda un rinvio pregiudiziale del Tribunal Supremo spagnolo in una controversia tra una lavoratrice del settore pubblico e la Comunità autonoma di Madrid. Il tema centrale è la conformità al diritto UE del sistema spagnolo di contrasto all’uso abusivo di una successione di contratti a tempo determinato nel pubblico impiego.

Fatti e procedimento principale

TJ lavorava come puericultrice in un centro educativo dal 2 marzo 2016 sulla base di sei contratti a tempo determinato, tutti relativi a posti vacanti o sostituzioni. Dopo che i giudici di merito avevano qualificato il rapporto come "rapporto di lavoro non permanente a tempo indeterminato", TJ ha proposto ricorso in cassazione chiedendo il riconoscimento del rapporto come permanente.

Il Tribunal Supremo ha spiegato che, secondo il diritto e la giurisprudenza spagnoli, nel settore pubblico non è possibile trasformare un rapporto ottenuto senza concorso conforme ai principi di uguaglianza, merito e capacità in un rapporto permanente. Tuttavia, la giurisprudenza nazionale aveva elaborato la figura del "rapporto di lavoro non permanente a tempo indeterminato" come possibile risposta all’abuso di contratti a termine.

Questioni pregiudiziali

Il giudice del rinvio ha chiesto, in sostanza:

  • se la clausola 5 dell’accordo quadro osti a un orientamento giurisprudenziale che nega il riconoscimento della qualifica di lavoratore permanente ai lavoratori pubblici assunti abusivamente a tempo determinato, pur ricorrendo al rapporto di lavoro non permanente a tempo indeterminato;
  • in subordine, se l’attribuzione di un’indennità dissuasiva alla cessazione del rapporto possa costituire misura adeguata per prevenire e sanzionare l’abuso.

Normativa rilevante

La Corte richiama in particolare:

  • la direttiva 1999/70/CE, e in particolare il suo articolo 2;
  • la clausola 5 dell’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato;
  • l’articolo 267 TFUE.

Nel contesto nazionale sono citati anche i principi costituzionali spagnoli di uguaglianza, merito e capacità nell’accesso al pubblico impiego, nonché le disposizioni dello Statuto dei lavoratori, dell’EBEP e della legge 20/2021 sulle misure di stabilizzazione dell’occupazione pubblica.

Ragionamento della Corte: trasformazione in rapporto non permanente a tempo indeterminato

La Corte ricorda che la clausola 5 mira a prevenire gli abusi derivanti dall’utilizzo successivo di contratti a tempo determinato e lascia agli Stati membri la scelta delle misure, purché siano effettive, dissuasive e proporzionate.

Quanto alla figura del "rapporto di lavoro non permanente a tempo indeterminato", la Corte osserva che:

  • essa non elimina la natura temporanea del rapporto;
  • il rapporto resta legato alla copertura definitiva del posto tramite procedura di selezione;
  • il lavoratore continua a trovarsi in una situazione di precarietà.

Di conseguenza, tale qualificazione non costituisce una sanzione adeguata dell’abuso, né rimuove le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione. La Corte afferma quindi che la clausola 5 osta a una normativa nazionale, come interpretata dalla giurisprudenza, che si limiti a questa trasformazione.

Ragionamento della Corte: indennità forfettarie

La Corte esamina poi l’indennità di 20 giorni di retribuzione per anno di servizio, con massimo di 12 mensilità, prevista alla cessazione del rapporto non permanente a tempo indeterminato. Pur rilevando che l’indennità presuppone un precedente abuso, la Corte sottolinea che:

  • è corrisposta solo alla cessazione del rapporto;
  • è soggetta a un doppio massimale;
  • non consente una riparazione adeguata per abusi di lunga durata;
  • non copre tutti i casi, poiché chi va in pensione, si dimette o viene licenziato prima della fine della procedura di selezione potrebbe non beneficiarne.

Per gli stessi motivi, neppure l’indennità di 33 giorni per anno di servizio, con massimo di 24 mensilità, può essere considerata di per sé una misura idonea. La Corte ribadisce che, quando la sanzione è di natura pecuniaria, essa deve assicurare un risarcimento integrale del danno e avere effetto dissuasivo reale.

Ragionamento della Corte: responsabilità delle amministrazioni pubbliche

La legge 20/2021 introduce un regime di responsabilità delle amministrazioni pubbliche per irregolarità nelle assunzioni a tempo determinato. La Corte ricorda la propria giurisprudenza secondo cui un simile meccanismo può contribuire all’effettività della tutela solo se è accompagnato da misure ulteriori realmente efficaci e se si basa su disposizioni chiare, prevedibili e applicabili nella pratica.

Nel caso esaminato, la Corte osserva che il giudice del rinvio dovrà verificare se il regime spagnolo sia sufficientemente preciso e operativo; in mancanza, un meccanismo astratto, ambiguo e imprevedibile non basta a sanzionare l’abuso.

Ragionamento della Corte: procedure di selezione e stabilizzazione

La legge 20/2021 prevede anche procedure di selezione per la stabilizzazione del personale temporaneo, valorizzando esperienza e anzianità. La Corte riconosce che tali procedure offrono ai lavoratori abusivamente assunti un’occasione per accedere alla stabilità, ma precisa che ciò non basta a costituire, di per sé, una sanzione adeguata dell’abuso.

La ragione è duplice:

  • se il lavoratore non partecipa alla procedura, oppure non la supera, la misura non ripara la violazione subita;
  • la valorizzazione dell’esperienza sembra avvantaggiare tutti i temporanei con esperienza, e non solo le vittime di abuso.

Pertanto, tali procedure non sono, da sole, misure idonee a sanzionare e riparare l’uso abusivo di contratti a termine.

Decisione e principio affermato

La Corte dichiara che la clausola 5 dell’accordo quadro:

  • osta alla trasformazione dei contratti a tempo determinato abusivamente reiterati in un "rapporto di lavoro non permanente a tempo indeterminato";
  • non consente di considerare adeguate, in assenza di ulteriori verifiche di effettività, le indennità forfettarie soggette a doppio massimale, un regime di responsabilità delle amministrazioni pubbliche ambiguo e imprevedibile, e procedure di selezione che non siano riservate alle vittime dell’abuso.

Spetta comunque al giudice nazionale verificare in concreto se le misure interne, singolarmente o complessivamente considerate, siano davvero effettive, dissuasive e proporzionate.

Come è indicizzato

Materielavoro a tempo determinatoimpiego pubblicoabuso del contratto a terminetutela dei lavoratorilibera circolazione dei lavoratori

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