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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23599/2022 del 16/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso deduceva vizio di violazione di legge per non avere la Corte d'appello rilevato un legittimo impedimento dell'imputato: al momento della richiesta di rinvio l'imputato sarebbe stato in stato di custodia in carcere, in esecuzione di un provvedimento di ripristino della misura più afflittiva, sicché la mancata traduzione e il mancato rinvio avrebbero leso il diritto di difesa. In primo grado era stata inoltre sollevata un'eccezione di nullità per celebrazione dell'udienza in assenza dell'imputato agli arresti domiciliari senza accoglimento della richiesta di rinvio; la Corte d'appello aveva rigettato tale eccezione ritenendo in linea con la giurisprudenza che lo stato di detenzione domiciliare non obbliga d'ufficio il giudice a ordinare la traduzione se l'imputato non ha chiesto tempestivamente l'autorizzazione alla presenza in udienza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio per estinzione del reato a causa della morte dell'imputato (decesso avvenuto il 18/11/2021, successivamente alla proposizione del ricorso). Per questo motivo la Suprema Corte non si è pronunciata sul merito della censura relativa al presunto legittimo impedimento e alla mancata traduzione. In precedenza la Corte d'appello aveva confermato la responsabilità per la violazione delle prescrizioni imposte dalla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (art. 75 d.lgs. 159/2011) per non essere rientrato in casa entro le 20:00; aveva però rideterminato la pena a mesi sei di reclusione riducendo l'aumento per continuazione ritenuto eccessivo dal giudice di prime cure.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 75

    La norma è stata richiamata quale fattispecie di reato contestata: la violazione delle prescrizioni imposte dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale (obbligo di soggiorno e orari di rientro).

  • codice di procedura penale, art. 129, comma secondo

    La Corte interpreta la norma e la giurisprudenza consolidata nel senso che la morte dell'imputato dopo la proposizione del ricorso per cassazione impone l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per estinzione del reato, escludendo la possibilità di una pronuncia di proscioglimento nel merito.

Massime di principio

  • La morte dell'imputato intervenuta dopo la proposizione del ricorso per cassazione determina l'annullamento senza rinvio della sentenza per estinzione del reato; la Corte non decide sul merito delle questioni processuali o sostanziali in tale ipotesi.
  • Se l'imputato è assente in udienza per trovarsi in stato di detenzione domiciliare, la giurisprudenza prevalente ritiene che il giudice non sia obbligato d'ufficio a disporre la traduzione: è onere dell'imputato chiedere tempestivamente l'autorizzazione alla presenza in udienza al giudice che ha imposto la misura restrittiva.
  • Se l'imputato si trova in stato di detenzione più gravoso (es. custodia in carcere) e non può partecipare all'udienza, è opportuno che difesa e parte interessata documentino tempestivamente il carattere dell'impedimento e richiedano il rinvio o la traduzione; la mancata tempestiva istanza può rendere difficoltosa la successiva eccezione di nullità o legittimo impedimento.
  • Nei casi in cui si eccepisca la nulità per assenza dell'imputato, la Corte suprema può non entrare nel merito se sopravviene causa estintiva (es. decesso). Per conservare le posizioni difensive va garantita una tempestiva proposizione e documentazione delle istanze processuali.
  • L'annullamento per morte non equivale a un'accertamento di innocenza: estingue il reato ma non realizza una pronuncia di proscioglimento sul merito.

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