Sentenza n. 8020/2026 - Roma, Sezione 2B
per l'annullamento del decreto della Questura di Roma del -OMISSIS-, notificato il-OMISSIS-, di rigetto dell'istanza presentata dal sig. -OMISSIS- per il rilascio della licenza di porto di fucile per l'esercizio dello sport del tiro a volo e di ogni altro atto ad esso presupposto, conseguente e, comunque, connesso.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego della licenza di porto di fucile per l'esercizio dello sport del tiro a volo, motivato dalla convivenza con una persona avente precedenti di polizia
Esito
Favorevole al ricorrente (richiedente licenza)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego emesso dalla Questura dopo il preavviso di rigetto, deducendo l'illegittimità della motivazione fondata sui precedenti del padre convivente, anziché su elementi riferibili alla propria persona. Ha evidenziato che l'unico precedente del padre risaliva al 1990, riguardava il porto abusivo di un coltello, era stato dichiarato estinto dal Tribunale di Roma ai sensi dell'art. 445, comma 2, c.p.p. e non era stato adeguatamente valutato quanto a gravità e attualità. Ha inoltre lamentato l'assenza di un'istruttoria sulla propria condotta, essendo incensurato, nonché l'inconferenza della memoria difensiva della Questura, riferita a fatti riguardanti un'altra persona.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Ha rilevato che la Questura non aveva considerato l'estinzione del reato del padre, né aveva valutato la gravità e il disvalore dell'unico fatto, risalente a circa trent'anni prima e commesso prima della nascita del ricorrente. L'effetto ostativo eventualmente riferibile al genitore non può essere automaticamente esteso al figlio. È inoltre mancata qualsiasi concreta istruttoria sulla persona del richiedente e sull'assenza di suoi pregiudizi, nonostante fosse incensurato e di condotta specchiata. La memoria depositata dall'amministrazione, riferita inequivocabilmente ad altra persona, non ha fornito elementi idonei a giustificare il diniego. Il Ministero è stato condannato al pagamento di 1.000 euro di spese processuali, oltre accessori e contributo unificato.
Norme richiamate
art. 445, comma 2, c.p.p.
L'estinzione del reato del padre, dichiarata dal Tribunale di Roma ai sensi della disposizione, doveva essere considerata dalla Questura nella valutazione della ragione ostativa.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, unitamente alla normativa nazionale, a tutela dei dati personali relativi a condanne e reati.
Massime di principio
- Nel procedimento per il rilascio di una licenza di porto d'armi, i precedenti penali o di polizia di un familiare convivente non possono determinare automaticamente il diniego nei confronti del richiedente: l'amministrazione deve valutare concretamente la posizione personale dell'istante e la sussistenza di elementi attuali riferibili alla sua affidabilità.
- La motivazione di un diniego di licenza di porto d'armi deve confrontarsi con l'estinzione del reato posto a fondamento della valutazione negativa e deve esaminare la gravità, il disvalore e la distanza temporale del fatto.
- L'amministrazione non può fondare legittimamente un diniego su fatti riferiti a una persona diversa dal richiedente né colmare, mediante una memoria difensiva inconferente, l'assenza di elementi istruttori e motivazionali dell'atto impugnato.
- La valutazione di pericolosità o inaffidabilità ai fini del rilascio di una licenza di pubblica sicurezza richiede un'istruttoria individualizzata, soprattutto quando il richiedente risulti incensurato e privo di pregiudizi personali.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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