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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27413/2024 del 10/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della decisione di consegna eseguita sulla base di un mandato di arresto europeo del 18/01/2023 emesso dal Tribunale distrettuale di Cracovia per l'esecuzione di pene residue (1 anno, 11 mesi e 27 giorni e 7 mesi e 17 giorni) relative a reati commessi in Polonia (tentato furto aggravato in concorso, furto in abitazione, furto aggravato, danneggiamento e minaccia). Il ricorrente ha prodotto documentazione (cartelle cliniche 2016/2018, tessera sanitaria 2017-2019, certificazioni di Caritas e associazioni, documentazione di presenza continuativa dal luglio 2016) per dimostrare il radicamento in Italia e ha dedotto il rischio di trattamenti inumani nelle carceri polacche e la rilevanza delle sue condizioni di salute mentale. La Corte d'appello aveva ritenuto insufficienti i punti di riferimento in Italia, dando rilievo al fatto che il ricorrente si sia dichiarato senza fissa dimora.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul profilo decisivo relativo alla valutazione del "radicamento". Ha ritenuto che la Corte di appello abbia esaminato in modo superficiale la documentazione prodotta e non abbia valutato né motivato adeguatamente i singoli indici previsti dall'art. 18-bis, comma 2-bis, della l. n. 69/2005 (come modificato dalla l. n. 103/2023). Per tale violazione di legge la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Roma per nuovo giudizio sul punto; gli altri motivi sono stati ritenuti assorbiti. La Cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di cui all'art. 22, comma 5, l. n. 69/2005.

Norme richiamate

  • Legge n. 69 del 2005, art. 6, comma 1

    Richiamata in relazione alla completezza del mandato di arresto europeo (MAE): la Corte ha dato atto che il MAE risultava completo e conforme ai criteri normativi per l'esecuzione.

  • Legge n. 69 del 2005, art. 18-bis, comma 2-bis (introdotto/modificato dalla legge n. 103/2023)

    Stabilisce gli indici e i criteri che la Corte deve valutare per verificare l'esistenza di un effettivo radicamento in Italia (natura e modalità della residenza/dimora, rapporti familiari/sociali/economici, rispetto norme di soggiorno, qualità della vita, continuità della presenza, ecc.). La sentenza è nulla se non contiene la specifica indicazione degli elementi e dei criteri di valutazione: omissioni motivazionali su questi indici integrano violazione di legge e nullità.

  • Decreto-legge 13 giugno 2023 n. 69, convertito con modificazioni nella legge 10 agosto 2023 n. 103

    Ha introdotto/precisato il comma 2-bis dell'art. 18-bis, rendendo più incisiva l'analisi che le corti devono svolgere sul radicamento per valutare la possibilità di eseguire la pena in Italia ai fini del reinserimento sociale.

  • Legge n. 69 del 2005, art. 22, comma 5

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti della Cancelleria in seguito all'annullamento e al rinvio della decisione.

Massime di principio

  • La valutazione del "radicamento" nel territorio nazionale è obbligatoria e deve considerare i singoli indici previsti dall'art. 18-bis, comma 2-bis: la motivazione deve indicare espressamente gli elementi esaminati e i criteri di valutazione applicati; la loro omissione determina la nullità della decisione.
  • La semplice dichiarazione di essere "senza fissa dimora" non è di per sé decisiva: il giudice deve esaminare documenti e rapporti sociali, sanitari, lavorativi e di assistenza che possano dimostrare presenza continuativa e legami significativi sul territorio italiano.
  • Il difensore deve produrre documentazione specifica e datata (certificazioni sanitarie, tessere sanitarie, attestazioni di enti assistenziali, iscrizioni a servizi, prova di relazioni sociali o lavorative) in modo che la corte possa valutare la continuità e la stabilità della presenza.
  • In caso di sospetti sul rischio di trattamenti inumani o sulle condizioni di salute mentale, questi profili vanno comunque valutati, ma un vizio motivazionale sulla valutazione del radicamento può essere sufficiente a ottenere l'annullamento e il rinvio della decisione.
  • Se la Corte non valuta e motiva singolarmente ogni indicatore richiesto dalla normativa, la decisione di consegna può essere impugnata con successo per violazione di legge.

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