Cassazione Penale, Sentenza n. 44878/2022 del 25/11/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per Cassazione proposto dal difensore dell'imputato (Avv. Salvatore Maggio) avverso la conferma in appello della condanna per tentata estorsione. I motivi dedotti: (1) violazione degli artt. 56 e 629 c.p. e carenza/manifesta illogicità della motivazione con riguardo all'attendibilità della persona offesa (La Fratta) e dei riscontri probatori (testimone Simeone; alibi dei testi della difesa); (2) mancato riconoscimento della desistenza volontaria ex art. 56, comma 3 c.p.; (3) rifiuto delle circostanze attenuanti generiche ex art. 62-bis c.p., nonostante l'incensuratezza all'epoca dei fatti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo meramente riformulativo di censure già esaminate e adeguatamente motivate in appello; ha ritenuto infondato il motivo sulla desistenza, richiamando il principio secondo cui nei reati di danno a forma libera la desistenza è configurabile solo nella fase del tentativo incompiuto e non quando siano stati compiuti gli atti che hanno innescato la causalità del reato (possono al più operare forme di recesso attivo); ha giudicato generiche e non persuasive le doglianze sulle attenuanti ex art. 62-bis, dato il pregresso giudiziario dell'imputato. Conseguentemente il ricorso è stato respinto, confermando di fatto la condanna di merito, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
La Corte interpreta la disciplina della desistenza nei tentativi: la desistenza volontaria nel reato di danno a forma libera è possibile solo nella fase del tentativo incompiuto; una volta compiuti gli atti idonei a mettere in moto la causalità verso l'evento, non è configurabile la desistenza, salvo il diverso istituto del recesso attivo mediante comportamenti efficaci a impedire l'evento.
art. 629 cod. pen.
Riconoscimento della fattispecie di tentata estorsione; la condotta minatoria funzionale all'ingiusto profitto è stata ritenuta già compiutamente dispiegata dagli organi di merito, idonea a configurare il tentativo punibile.
art. 62-bis cod. pen.
L'esclusione delle circostanze attenuanti generiche è stata confermata perché il giudice di merito ha motivato la sussistenza di precedenti specifici e plurimi che ostano a una prognosi favorevole di rieducazione, rendendo le deduzioni difensive generiche e non idonee a scalfire la motivazione.
Massime di principio
- In Cassazione non è possibile ottenere una rivalutazione globale del compendio probatorio se la motivazione dei giudici di merito è congrua e completa; le censure che chiedono una diversa valutazione dei fatti sono in genere inammissibili.
- La desistenza volontaria (art. 56 c.p.) nei reati di danno a forma libera è riconosciuta solo se l'agente interrompe la condotta prima che siano stati compiuti gli atti idonei a determinare la causalità verso l'evento; la semplice mancata prosecuzione non basta se gli atti iniziali hanno già innescato il meccanismo causale.
- Per ottenere l'applicazione delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis) è necessario un argomentare puntuale e specifico che contrasti la valutazione negativa della personalità operata dal giudice; deduzioni generiche o assertive risultano inefficaci.
- Contestare l'attendibilità di una persona offesa richiede di evidenziare, con elementi concreti e incrociati, vizi logici o contraddizioni della motivazione; non è sufficiente riproporre alternative versioni dei fatti già valutate in sede di merito.
- Le sanzioni e le spese possono essere disposte dalla Cassazione anche quando il ricorso è dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente: è importante valutare attentamente la fondatezza giuridica dei motivi prima di proporre ricorso.
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