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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33526/2023 del 01/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello che lo aveva condannato per vari reati (capo 1-14) e lo aveva assolto solo per il capo 15). I principali motivi di ricorso denunciavano: insufficienza, contraddittorietà e travisamento della motivazione in ordine all'elemento soggettivo e al concorso con il coimputato Silvani; erronea valutazione probatoria della documentazione e delle conversazioni intercettate; esclusione ingiustificata della desistenza volontaria per uno dei capi; omissione di escludere l'aggravante prevista dall'art. 629 c.2 in relazione all'art. 628 c.3 n.1 alla luce di decisioni definitive sul coimputato (rischio di giudicati contrastanti); omissione/negativa concessione delle circostanze attenuanti generiche e vizio nel bilanciamento della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: ha dichiarato infondati e/o non consentiti i vari motivi, rigettando in particolare i motivi che chiedevano la riconsiderazione del merito e del travisamento della prova (prima, seconda e terza censure) perché generici, reiterativi dell'appello e non confrontati specificamente con la motivazione della Corte d'appello; ha inoltre rigettato i motivi attinenti all'effetto estensivo del giudicato e alla mancata concessione delle attenuanti, ritenendo le argomentazioni della Corte d'appello coerenti e logiche. Conseguentemente è rimasta ferma la pronuncia della Corte d'appello (confermata la condanna per i capi riportati e l'assoluzione per il capo 15).

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Norma citata tra le imputazioni per concorso di persone nel reato; la Corte la menziona nel quadro della contestazione dei reati in concorso.

  • art. 56 cod. pen.

    Riferita alla responsabilità per fatti commessi in concorso; utilizzata nella descrizione delle imputazioni mosse al ricorrente.

  • art. 629 c.2 in relazione all'art. 628 c.3 n.1 cod. pen.

    Norma concernente l'aggravante prevista per il reato di estorsione (aggravante nel caso di azioni esecutive o similari); la Corte ha esaminato la doglianza sulla sua applicazione e ha ritenuto legittima la valutazione del giudice di merito, respingendo l'eccezione di violazione per effetto estensivo.

  • art. 628 c.3 cod. pen.

    Richiamata nella descrizione dei reati (truffa/estorsione), con specifiche aggravanti; la Corte ha valutato la corretta qualificazione della condotta come estorsiva quando la pretesa è pretestuosa e l'agente è consapevole.

  • art. 587 cod. proc. pen.

    Norma sull'effetto estensivo della cassazione rispetto ad altri imputati: la Corte ha ricordato che l'effetto estensivo non è automaticamente applicabile tra riti diversi o giudizi distinti, quindi non ha dato seguito alla doglianza del ricorrente fondata su sentenza definitiva resa a carico del coimputato.

  • art. 591 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'inammissibilità per genericità e mancanza di specificità dei motivi di ricorso (art. 591, co.1, lett. c) disciplina i motivi di ricorso per cassazione).

  • art. 606 cod. proc. pen. (comma 1, lett. e))

    Richiamato per il vizio di motivazione: la Corte osserva che il ricorrente non ha dimostrato la mancata o contraddittoria motivazione nella misura richiesta dalla norma e dalla giurisprudenza.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma sulla limitazione dell'esposizione dei motivi nella decisione della Suprema Corte: la Corte indica di aver riportato i motivi nei limiti strettamente necessari per la motivazione.

  • art. 62-bis cod. pen. (modificato dal d.l. 92/2008 conv. L.125/2008)

    Citata in relazione al regime delle attenuanti generiche: la Corte ricorda che, dopo la modifica normativa, l'assenza di precedenti non basta per ottenere automaticamente le attenuanti generiche e che il giudice ha ampia discrezionalità nel valutare la meritevolezza.

Massime di principio

  • La Cassazione non riesamina il merito quando la motivazione di merito (tribunale e corte d'appello) risulta logica, congrua e coerente: i motivi che ripropongono la stessa lettura alternativa del merito già valutata in appello sono inammissibili o manifestamente infondati.
  • La doglianza per travisamento della prova deve essere specifica e dimostrare che l'errore è idoneo a disarticolare l'intero ragionamento probatorio; rimandi generici non sono utili in sede di legittimità.
  • Nei casi di 'doppia conforme' (decisione di primo e secondo grado sostanzialmente sovrapponibili) la Corte di cassazione è ancor più limitata nel rivedere valutazioni di fatto e di prova: è sufficiente che la motivazione di merito abbia dato conto dei fatti decisivi in modo logico.
  • L'effetto estensivo dell'art. 587 c.p.p. non opera automaticamente tra giudizi svolti con riti diversi o con forme di cognizione diverse; la pretesa di ottenere l'effetto estensivo richiede condizioni normative specifiche.
  • La minaccia di iniziative giudiziarie (decreti ingiuntivi, pignoramenti) può integrare il reato di estorsione (anziché la truffa) se l'agente agisce con consapevolezza della pretestuosità della richiesta: la pretestuosità della pretesa costituisce il 'male ingiusto' rilevante.
  • Le circostanze attenuanti generiche sono di stretta discrezionalità del giudice e non devono essere considerate un automatismo; il giudice può rifiutarle se manca materiale di segno positivo sulla meritevolezza.
  • Per contestare efficacemente una valutazione probatoria in sede di legittimità occorre confrontarsi puntualmente con le argomentazioni del giudice di merito, indicando quali esattamente sarebbero gli errori logici o giuridici e perché tali errori incidono sulla decisione.
  • La prova documentale, i contatti ripetuti (mail, telefonate), il passaggio di documentazione tra cliente e studio e la condotta reiterata possono giustificare, se coerenti e convergenti, la ricostruzione dell'elemento soggettivo da parte del giudice del merito.

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