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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 06748/2026 del 19/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso articolava tre motivi: 1) violazione degli artt. 324, comma 7 e 309, comma 10 c.p.p.: si contestava il deposito oltre il termine della motivazione del riesame e si deduceva l'inefficacia della misura cautelare ai sensi del novellato art. 309, comma 10, chiedendo la rimessione alle Sezioni Unite; 2) violazione degli artt. 1 e 8 d.lgs. 74/2000 e necessità di riqualificazione in art. 10-quater d.lgs. 74/2000: la società sosteneva che l'attività di consulenza non era fittizia ma reale e che la corretta qualificazione escluderebbe la rilevanza ai fini di d.lgs. 231/2001; 3) violazione degli artt. 104 e 104-bis disp. att. c.p.p.: si censurava la nomina del custode giudiziario e la privazione della disponibilità materiale di immobili residenziali, sostenendo violazione del principio di proporzionalità e ultrapetizione perché il P.M. non avrebbe chiesto la nomina.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso nel suo complesso. Primo motivo: dichiarato infondato perché la giurisprudenza delle Sezioni Unite (Capasso) e successivi arresti hanno stabilito che il rinvio dell'art. 324, comma 7, all'art. 309, comma 10, va inteso con riferimento alla formulazione originaria dell'art. 309; la sanzione di inefficacia e il termine perentorio introdotti con la legge 8 aprile 2015 n. 47 non si applicano al riesame delle misure cautelari reali. Secondo motivo: dichiarato inammissibile perché attiene a valutazioni di merito e di fatto (inesistenza oggettiva delle operazioni) non sindacabili in cassazione nel procedimento cautelare, salvo vizi di legge; pertanto la censura sulla riqualificazione del reato non poteva essere esaminata in Cassazione in questa sede. Terzo motivo: inammissibile perché le questioni concernenti le modalità di esecuzione del sequestro (nomina del custode) non sono sindacabili in cassazione e vanno proposte con incidente di esecuzione; la giurisprudenza consente la nomina del custode anche per immobili. Conclusione: ricorso rigettato; ricorrente condannata (decisione di rigetto e condanna della ricorrente alle conseguenze processuali, inclusa la condanna alle spese).

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen., comma 7

    Il rinvio al testo dell'art. 309, comma 10 va inteso con riferimento alla formulazione originaria di tale norma; pertanto le modifiche novellate del 2015 non si sono automaticamente innestate nel regime del riesame delle misure reali

  • art. 309 cod. proc. pen., comma 10

    La Corte ha ritenuto che il novellato comma 10 (che introduce un termine perentorio per il deposito della decisione e la sanzione di inefficacia) non sia applicabile al riesame delle misure cautelari reali in virtù del rinvio recettizio interpretato in senso storico e sistematico

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (art. 1, art. 8, art. 10-quater)

    Le questioni di qualificazione del fatto (se le prestazioni siano fittizie o concretamente eseguite e se il fatto debba configurarsi come art. 10-quater) attengono al merito e non sono sindacabili in cassazione nell'ambito del ricorso contro ordinanze di sequestro, salvo vizi di diritto

  • d.lgs. 231/2001 (artt. 19 e 53 richiamati)

    La Corte segnala che la possibile esclusione della responsabilità amministrativa degli enti conseguente a diversa riqualificazione del fatto è questione di merito che non risolve l'ammissibilità del ricorso cautelare in Cassazione

  • art. 104 e 104-bis disp. att. c.p.p.

    La nomina del custode per l'esecuzione del sequestro di immobili è consentita per garantire le esigenze cautelari; le contestazioni sulle modalità di esecuzione non sono appellabili in cassazione ma devono essere dedotte con incidente di esecuzione davanti al giudice dell'esecuzione

  • Giurisprudenza delle Sezioni Unite e Corte Costituzionale (Sez. U n. 18954/2016 Capasso; Sez. U n. 26268/2013 Cavalli; Corte Cost. n. 48/1994 e successive)

    La Corte di Cassazione ha richiamato questi precedenti per confermare che il legislatore ha predisposto un regime diverso per le misure cautelari personali rispetto a quelle reali e che tale differenziazione è giustificata sul piano costituzionale e sistematico; ne consegue la non applicabilità alle misure reali di talune tutele temporali previste per le misure personali

Massime di principio

  • Nel riesame di misure cautelari reali il rinvio all'art. 309 c.p.p. va interpretato storicamente: le modifiche introdotte nel 2015 non si applicano automaticamente al riesame reale; non si può invocare di regola l'inefficacia automatica per tardivo deposito della motivazione
  • I ricorsi in Cassazione avverso ordinanze di sequestro preventivo sono ammessi principalmente per violazione di legge; contestazioni di fatto e valutazioni probatorie o di merito (es. esistenza reale delle operazioni fatturate) sono in genere inammissibili
  • La qualificazione giuridica del fatto (riqualificazione dell'illecito) rileva sul piano della difesa e della responsabilità amministrativa, ma va trattata nel merito del procedimento; non è materia tipica del sindacato di legittimità in sede di ricorso cautelare salvo profili di diritto chiari
  • Le modalità di esecuzione del sequestro, compresa la nomina del custode e le misure di tutela degli occupanti, sono questioni da trattare con incidente di esecuzione davanti al giudice dell'esecuzione e non sono sindacabili direttamente in Cassazione
  • In casi simili è utile distinguere subito le questioni di diritto (sindacabili in cassazione) dalle questioni di fatto o esecutive (da dedurre nelle sedi opportune), e valutare la necessità di rimessione alle Sezioni Unite solo quando esiste un contrasto giurisprudenziale di diritto rilevante e non quando la controversia riguarda esclusivamente valutazioni di fatto

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