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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40823/2023 del 06/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente aveva proposto, tramite difensore con procura speciale, una richiesta di rescissione del giudicato relativa alla sentenza del Tribunale di Modena dell'08/03/2022. La Corte d'appello di Bologna aveva dichiarato la richiesta inammissibile ritenendo che fosse stata presentata oltre il termine di 30 giorni previsto dall'art. 629-bis, comma 2, cod. proc. pen., perché, secondo la Corte d'appello, il ricorrente avrebbe avuto conoscenza della sentenza il 6/10/2022 in occasione della notificazione del provvedimento di cumulo n. 462/2022. Il ricorrente contestava la data di notificazione, sostenendo che la consegna a mani proprie era invece avvenuta il 13/10/2022, e che quindi la richiesta depositata il 10/11/2022 era entro termine.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso, accertando dall'esame degli atti che la notificazione del provvedimento di cumulo n. 462/2022 era avvenuta il 13/10/2022 mediante consegna a mani proprie dell'Ufficio matricola della Casa circondariale di Vicenza. Poiché il termine di 30 giorni previsto dall'art. 629-bis comma 2 decorre da quella notificazione, il termine è scaduto il 12/11/2022 e la richiesta presentata il 10/11/2022 è risultata tempestiva. Perciò la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'appello di Bologna per il prosieguo.

Norme richiamate

  • art. 629-bis cod. proc. pen.

    Il termine di 30 giorni per la richiesta di rescissione del giudicato decorre dal momento in cui l'interessato ha avuto conoscenza della sentenza impugnata, ossia dalla data di notificazione del provvedimento rilevante; la corretta individuazione della data di notificazione (anche mediante consegna a mani proprie in carcere) è decisiva per la determinazione della tempestività.

  • art. 606, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Il rimedio per violazione di norme di diritto è stato invocato per censurare la errata applicazione/interpretazione dell'art. 629-bis da parte della Corte d'appello: la Cassazione ha accertato l'erronea valutazione dei fatti (data di notificazione) e ne ha tratto conseguenza annullando l'atto impugnato.

Massime di principio

  • In caso di termini perentori che decorrono dalla conoscenza di un provvedimento, la data effettiva di notificazione è determinante: documenti della notificazione (registro notifiche, attestazioni dell'ufficio matricola, ricevute di consegna) vanno esaminati e prodotti con cura.
  • Per i detenuti, la notificazione mediante consegna a mani proprie da parte dell'ufficio matricola della casa circondariale costituisce il momento di conoscenza utile a far decorrere i termini processuali.
  • Se la corte di merito si basa su una data di notifica inesatta, il difensore deve contestare la valutazione dei fatti e chiedere la verifica documentale; la Cassazione può annullare l'atto per errata applicazione della norma quando la ricostruzione fattuale non trova riscontro negli atti.
  • Quando si contesta la tempestività di un rimedio soggetto a termine perentorio, è strategico depositare o allegare all'atto di parte gli elementi probatori della data di notificazione e, se necessario, chiedere alla Corte l'esame degli atti notificazionali.
  • La corretta determinazione del termine (es. 30 giorni dall'effettiva notificazione) va sempre calcolata con riferimento alla data di consegna effettiva: piccoli errori di data possono determinare l'inammissibilità dell'istanza, perciò è fondamentale la precisione formale nella documentazione delle notificazioni.

Testo integrale

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