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Sentenza

Sentenza n. 10794/2026 - Roma, Sezione 3B

per l'esecuzione della Sentenza Tribunale di Cassino n. 35/2025 pubbl. il 14/01/2025 RG n. 1886/2023 passata in giudicato

Giustizia amministrativa202515387

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. III bisSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: inerzia del Ministero nell'esecuzione della sentenza del Tribunale di Cassino n. 35/2025, recante condanna al pagamento della retribuzione professionale docenti e delle spese di lite

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (docente creditore)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha proposto giudizio di ottemperanza per ottenere l'esecuzione della sentenza del Tribunale di Cassino, passata in giudicato, che aveva accertato il suo diritto alla retribuzione professionale docenti per supplenze brevi e saltuarie svolte negli anni scolastici 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022, condannando il Ministero al pagamento di euro 3.178,57, oltre alla maggior somma tra interessi legali e rivalutazione monetaria, nonché delle spese di giudizio. Il ricorrente ha dedotto l'inadempimento dell'Amministrazione, rimasta inerte, e ha chiesto l'ordine di esecuzione, la nomina di un commissario ad acta e la previsione di penalità di mora. Il Ministero si è costituito con atto di mero stile e non ha dimostrato l'avvenuto adempimento né indicato circostanze sopravvenute ostative.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto provato l'inadempimento del Ministero, richiamando i principi sull'onere della prova nei rapporti tra creditore e debitore e l'art. 64 c.p.a.: una volta prodotto il titolo giudiziale e dedotta l'inerzia, spettava all'Amministrazione dimostrare l'adempimento o allegare circostanze sopravvenute ostative, cosa che non è avvenuta. Il giudice ha quindi ordinato al Ministero di dare esatta esecuzione al giudicato entro 60 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza. Ha nominato fin d'ora, per l'eventuale inutile decorso del termine, il Direttore generale dell'Amministrazione resistente preposto alla Direzione generale competente, con facoltà di delega e senza compenso, quale commissario ad acta, incaricandolo di provvedere all'esecuzione entro ulteriori 60 giorni dalla scadenza del termine assegnato al Ministero. Le spese del giudizio di ottemperanza, liquidate in euro 600 oltre spese generali e accessori, sono state poste a carico dell'Amministrazione, con distrazione in favore del difensore antistatario. La sentenza non stabilisce una penalità di mora.

Norme richiamate

  • art. 64 c.p.a.

    Il giudice richiama la disposizione in tema di disponibilità, onere e valutazione della prova per ritenere non dimostrato l'adempimento dell'Amministrazione e accogliere la domanda di ottemperanza.

Massime di principio

  • Nel giudizio di ottemperanza promosso per l'esecuzione di una sentenza passata in giudicato, il creditore che produca il titolo e deduca l'inadempimento assolve il proprio onere di allegazione; spetta all'Amministrazione dimostrare l'avvenuto adempimento o indicare circostanze sopravvenute che impediscano l'esecuzione.
  • L'Amministrazione non può sottrarsi all'ordine di ottemperanza mediante una costituzione meramente formale: in assenza della prova dell'adempimento o dell'allegazione di fatti sopravvenuti ostativi, il giudice può ordinare l'esecuzione del giudicato entro un termine determinato.
  • Nel giudizio di ottemperanza, il giudice può nominare già nella sentenza un commissario ad acta destinato a operare dopo l'inutile scadenza del termine assegnato all'Amministrazione, individuandolo nell'organo amministrativo competente e prevedendo la facoltà di delega.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaOnere della prova e principio dispositivo

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