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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3129/2024 del 26/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che li aveva in gran parte riconosciuti colpevoli o aveva aggravato le pene rispetto al GUP: contestavano (a) la mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale in presenza di riforma in peius; (b) la insufficienza o il travisamento della prova in ordine a corruzione, favoreggiamento, estorsione/rapina/lesioni; (c) la sussistenza e motivazione dell'aggravante "agevolazione mafiosa" (art. 416-bis.1 c.p.); (d) la qualificazione giuridica dei fatti (esercizio arbitrario delle proprie ragioni vs estorsione; minaccia vs tentata estorsione); (e) vizi di motivazione e mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti o vizio nel trattamento sanzionatorio

La decisione

La Cassazione ha disposto pronunce differenziate: - Per CASOPPERO: annullamento parziale della sentenza di appello limitatamente al riconoscimento dell'aggravante ex art. 416-bis.1 (rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per integrare la motivazione su quel punto); il resto della condanna per corruzione/accordo corruttivo è stato confermato. - Per LAZZARI: ricorso respinto; la condanna per corruzione (art. 319) è stata ritenuta corretta dalla Corte di cassazione e confermata anche la responsabilità civile verso A.N.A.S. - Per DI NOVARA Giuseppe, DI NOVARA Michele e LILLO Giovanni: annullamento con rinvio delle condanne in relazione ai capi 13, 14 e 15 (rapina/estorsione e fatti connessi) perché la Corte d'appello non ha adeguatamente valutato la differenza fra esercizio arbitrario delle proprie ragioni e estorsione e non ha dato motivazione rafforzata; annullamento anche della qualificazione dell'aggravante 416-bis.1 relativamente alle lesioni (capo 17) per carenza motivazionale; altri capi (es. tentata estorsione verso terzi) sono stati invece confermati ove il quadro probatorio lo supportava. - Per RISPOLI Francesca: annullamento con rinvio della condanna per estorsione aggravata (capo 14) per mancata prova dell'aggravante mafiosa e necessità di nuovo esame alla luce dei criteri indicati. - Per VICENZINO Giovanni: accoglimento limitato del ricorso con annullamento senza rinvio della sola statuizione che aveva riconosciuto l'aggravante 416-bis.1 quando l'appello del PM non aveva operato il devoluto su quel punto; la pena è stata rideterminata nella misura già inflitta in primo grado (anni 1 e mesi 4). In sintesi: la Cassazione ha parzialmente accolto diversi ricorsi (annullando e rinviando per difetti di motivazione specifici e per insufficiente prova dell'aggravante mafiosa o per errata qualificazione giuridica), ha rigettato altri motivi (conferme di condanna soprattutto per corruzione di Lazzari e per taluni capi riconosciuti con adeguata motivazione) e ha rideterminato la posizione sanzionatoria di Vicenzino

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    L'aggravante dell'"agevolazione di associazione mafiosa" richiede prova specifica e motivazione rafforzata: non basta dedurre un vantaggio per il sodalizio dall'interesse personale dell'imprenditore; il giudice d'appello che la riconosce deve esplicitare i fatti da cui si desume la finalità di avvantaggiare l'associazione o l'uso del "metodo mafioso"

  • art. 319 cod. pen.

    Per il reato di corruzione la promessa di un'utilità futura può integrare il reato anche se la dazione non è stata materialmente eseguita; è però necessario individuare l'interlocutore pubblico e il collegamento tra la promessa e l'atto contrario ai doveri d'ufficio

  • art. 321 cod. pen.

    Norma richiamata nel capo di imputazione (collegata al contesto corruttivo): la Corte ha valutato l'accordo corruttivo nel suo complesso valorizzando intercettazioni e osservazioni

  • art. 393 cod. pen.

    Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza: la Suprema Corte ricorda la distinzione col reato di estorsione, fondata sull'elemento psicologico (ragionevole convinzione di una pretesa vs consapevolezza dell'ingiustizia)

  • art. 629 cod. pen.

    Estorsione: richiede consapevolezza della ingiustizia della pretesa; la Corte ha richiamato che se gli agenti avevano una ragionevole convinzione di credito, la fattispecie può rientrare nell'art. 393 e non in estorsione

  • art. 603 e art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    Sulla rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale: non è sempre obbligatoria quando l'appello di riforma non si fondi su una diversa valutazione dell'attendibilità delle prove dichiarative ma su una diversa qualificazione giuridica di fatti non controversi; viceversa, ove la riforma si fondi su diversa interpretazione delle dichiarazioni decisive, può essere necessaria la rinnovazione

  • art. 597, comma 3, cod. proc. pen.

    Divieto di reformatio in peius: la Corte ha rilevato che il giudice di appello non può aggravare la posizione di un imputato su punti non devoluti con l'appello del pubblico ministero

  • art. 544 e art. 617 cod. proc. pen.

    Termini di deposito della sentenza e possibilità di proroga per particolare complessità: la Corte ha interpretato che la disciplina del termine maggiorato (art. 544, comma 3) può applicarsi anche ai depositi della Cassazione quando la motivazione è particolarmente complessa

Massime di principio

  • Quando l'appello di riforma modifica solo la qualificazione giuridica di fatti non controversi, il giudice d'appello non è sempre obbligato a rinnovare l'istruttoria; invece, se la riforma poggia su diversa valutazione dell'attendibilità di dichiarazioni decisive, la rinnovazione è necessaria
  • Il riconoscimento dell'aggravante "agevolazione mafiosa" (art. 416-bis.1) richiede motivazione specifica e probatoria: non è sufficiente un ragionamento congetturale che trasferisca automaticamente il vantaggio aziendale al sodalizio mafioso
  • Per la corruzione la promessa di una utilità futura può integrare il reato anche se la dazione non è concretamente eseguita, ma occorre chiaro collegamento tra promessa e atto contrario ai doveri d'ufficio e identificazione dell'interlocutore pubblico
  • Distinguere sempre, con motivazione adeguata, tra esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393) e estorsione (art. 629): il discrimine è l'elemento soggettivo (ragionevole convinzione di un diritto vs consapevolezza dell'ingiustizia della pretesa)
  • Il giudice d'appello che riforma una sentenza assolutoria deve fornire motivazione rafforzata che spieghi perché la valutazione del primo giudice è errata, specialmente se la riforma aggrava la posizione dell'imputato
  • Operazioni di bonifica o rimozione di presunte cimici possono integrare il reato di favoreggiamento personale se sono idonee ad ostacolare le indagini, anche se l'azione non ha poi effettivamente neutralizzato le microspie
  • Le intercettazioni restano utilizzabili anche se la qualificazione giuridica del fatto evolve durante le indagini, purché l'autorizzazione sia stata corretta e il nuovo addebito sia logicamente collegato all'ambito investigativo autorizzato

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