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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49281/2023 del 11/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Vespucci impugna per violazione di legge e vizio di motivazione l'ordinanza che ha rigettato l'incidente di esecuzione volto a ottenere un nuovo provvedimento di cumulo che comprendesse, oltre alle pene indicate nelle sentenze n. 1429/2019 e 1152/2018, anche la pena oggetto della sentenza n. 8659/2012. Sostiene che il giudice dell'esecuzione non abbia considerato le pene emesse in procedimenti separati come una "pena unica" ai fini degli effetti giuridici e che così sia stato esposto a pregiudizio derivante dalla esecuzione separata delle pene, con conseguente impossibilità di conoscere esattamente la propria posizione esecutiva e di fruire tempestivamente dei benefici penitenziari.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto le censure generiche e non adeguatamente confrontate con le ragioni del provvedimento impugnato. Ha confermato il ragionamento della Corte d'appello che ha escluso l'obbligo di includere nella formazione dell'ordine di esecuzione la pena di sei mesi rideterminata per continuazione, perché tale pena era stata interamente espiata dal ricorrente in data anteriore alla commissione dei reati successivi. La Corte ha richiamato consolidata giurisprudenza secondo la quale la pena derivante da un nuovo titolo esecutivo deve essere cumulata solo con la parte di pena relativa al titolo precedente che risultava da espiare alla data di commissione del nuovo reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 78 cod. pen.

    L'art. 78 è richiamato dal ricorrente come criterio per la determinazione del cumulo delle pene; la Corte tuttavia ritiene che l'istanza non dimostri un'applicazione erronea della norma nel caso concreto e sottolinea che il cumulo riguarda la parte di pena non ancora espiata alla data di commissione del nuovo reato.

  • Giurisprudenza consolidata della Cassazione

    Sez. 1, n. 47942 del 27/10/2016 (Amante, Rv. 268474 - 01); Sez. 1, n. 4517 del 20/06/2000 (Mauri, Rv. 217066); Sez. 1, n. 2932 del 20/05/1998 (Carbone, Rv. 210774)

    Principio: la pena da espiare derivante da un nuovo titolo esecutivo va cumulata con la parte della pena relativa al precedente titolo che risultava da espiare alla data di commissione del nuovo reato; non si considerano le pene già interamente espiate prima della commissione del nuovo reato e non sono rilevanti eventi casuali quali diverse date di irrevocabilità o di esecuzione.

Massime di principio

  • Il cumulo delle pene va calcolato con riferimento alla data di commissione dei reati: si somma la pena risultante dal nuovo titolo solo con la parte della pena precedente che risultava ancora da espiare alla data in cui è stato commesso il nuovo reato.
  • Se una pena è stata interamente espiata prima della commissione del successivo reato, quella pena non va conteggiata nel nuovo ordine di esecuzione e non può essere riaperta tramite incidente di esecuzione per produrre cumulo.
  • Le doglianze sull'applicazione delle norme sul cumulo devono essere specifiche e confrontarsi con la motivazione del provvedimento impugnato; censure generiche e astratte sono inammissibili.
  • La separazione formale in distinti ordini di esecuzione non configura di per sé un pregiudizio se, alla data rilevante (commissione del nuovo reato), talune pene risultavano già totalmente espiate.
  • Per ottenere un nuovo cumulo tramite incidente di esecuzione è necessario provare che, alla data della commissione del reato più recente, esistesse una quota di pena precedente ancora da espiare; in assenza di tale prova la richiesta sarà respinta.

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