Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46929/2023 del 22/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per la presumibile partecipazione del FAZIO all'associazione di tipo mafioso denominata "clan Cappello/Bonaccorsi". L'accusa si fondava su intercettazioni ambientali e telefoniche (2019) che avrebbero evidenziato il ruolo del Fazio, insieme a Carmelo Zappalà, come referenti del clan nelle riunioni con i vertici dei "Cursoti Milanesi" per dirimere un dissidio sorto da una separazione familiare, nonché sulle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia che lo indicavano come appartenente al clan. Il ricorrente deduceva che gli interventi avevano natura meramente personale/solidale e non associativa, che le intercettazioni non provavano un contributo operativo rilevante ai sensi dell'art. 416-bis c.p., e richiamava la revoca della sorveglianza speciale e la successiva riabilitazione come elementi attenuanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame e il G.I.P. avessero adeguatamente motivato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza sulla base della concordanza tra intercettazioni e dichiarazioni dei collaboratori, nonché la rilevanza probatoria dell'essere stato individuato come referente capace di influenzare le decisioni di Giovanni Pantellaro e dell'esito pacificatore dell'intervento (segno di potere di rappresentanza esterna). Ha confermato inoltre l'esistenza delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione), sia per la duplice presunzione di cui all'art. 275, comma 3 c.p.p., sia per i precedenti penali specifici. Rigetto del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e disposizione di trasmissione della decisione al direttore dell'istituto penitenziario (art. 94 disp. att. c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La Corte ha ritenuto che la partecipazione all'associazione mafiosa possa essere desunta dall'essere indicato come referente del clan, dalla capacità di influenzare decisioni di esponenti di vertice e dall'aver agito con potere di rappresentanza esterna, congiuntamente alle dichiarazioni dei collaboratori.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Richiamato nei termini della valutazione dei "gravi indizi di colpevolezza": per le misure cautelari è sufficiente un elemento probatorio idoneo a fondare una qualificata probabilità di responsabilità, con livello di prova meno rigoroso rispetto al giudizio di merito.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma richiamata con riguardo alle esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto sussistere il pericolo di reiterazione, supportato sia dalle presunzioni legislative che dai precedenti specifici.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    La duplice presunzione prevista dall'art. 275(3) è stata evocata dal Tribunale per rafforzare la valutazione del pericolo di reiterazione del reato, in combinazione con i precedenti penali dell'indagato.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il ricorso al Tribunale del riesame, ricordata in ordine alla competenza procedimentale (ricorso avverso provvedimenti cautelari).

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Articoli richiamati dal ricorrente come vizi dedotti in cassazione (errata applicazione di legge e manifesta illogicità della motivazione). La Corte ha valutato tali censure e le ha ritenute infondate nei limiti del Sindacato di legittimità.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato per distinguere il diverso standard probatorio: la precisione e concordanza richieste dall'art. 192(2) per la prova nel merito non si applicano al giudizio sulle misure cautelari, che esigono un livello probatorio meno stringente.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizione procedurale applicata per la trasmissione della copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario, visto che la decisione non comporta la rimessione in libertà.

Massime di principio

  • Per le misure cautelari contro ipotesi associative di tipo mafioso, la sussistenza dei "gravi indizi" può fondarsi sulla combinazione di intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori: l'insieme concordante è idoneo a fondare la misura anche se singoli elementi non risultano univoci.
  • Il ruolo di "referente" o la capacità di rappresentare e influenzare decisioni altrui nell'ambito di contrasti tra sodalizi mafiosi costituiscono indizi rilevanti di appartenenza associativa ai sensi dell'art. 416-bis.
  • Il sindacato della Corte di Cassazione sulle misure cautelari è limitato: verifica la violazione di norme di legge o la manifesta illogicità della motivazione, ma non rifa' i fatti né rivaluta liberamente l'attendibilità delle fonti.
  • Per le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione) il giudice può valorizzare le presunzioni legislative (es. art. 275) e i precedenti penali specifici: tali elementi, insieme ad indizi concreti, possono giustificare la custodia cautelare.
  • Argomentazioni difensive basate sulla natura "personale" di un episodio (es. intervento per vicenda familiare) possono non essere sufficienti a escludere la rilevanza associativa se l'intervento ha effetti sugli interessi del clan e dimostra potere di rappresentanza.
  • La revoca di misure di prevenzione o la riabilitazione non impediscono automaticamente l'adozione di una misura cautelare se emergono nuovi e concordanti elementi indiziari che indicano partecipazione o pericolosità.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.