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Sentenza

Sentenza n. 5842/2026 - Napoli, Sezione 7

per accertare e dichiarare l'illegittimità del silenzio serbato dal Comune di S. Antonio Abate sull'istanza presentata dalla sig. D'Auria Michela, ai sensi dell'art. 20, comma 8°, del D.P.R. n. 380/2001, in data 25/02/2026, prot. n. 7072/2026; per l'effetto, per ordinare al Comune di S. Antonio Abate, in persona del legale rappresentante pro tempore, di rilasciare alla ricorrente la relativa attestazione entro il termine di 15 (quindici) giorni dalla comunicazione in via amministrativa ovvero dalla notificazione a cura della parte della sentenza; in caso di ulteriore inerzia e mancata esecuzione, nominare un Commissario ad acta che provveda in luogo dell'Amministrazione comunale inadempiente, con spese a carico di quest'ultima. Per quanto riguarda i motivi aggiunti notificati da D'auria Michela il 22/09/2026 e depositati in giudizio il 23/09/2026, per l’annullamento: del provvedimento di diniego espresso del Comune di Sant’Antonio Abate prot. n. 20731 del 26/06/2026, notificato a mezzo p.e.c. al difensore di parte ricorrente in pari data, sull’istanza di permesso a costruire prot. n. 10967 del 25/03/2021, presentata per l'intervento di ampliamento di un fabbricato esistente sito in Sant'Antonio Abate (NA) alla via Giordano Bruno nn. 79/85;

Giustizia amministrativa202603885

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania, Sez. VIISentenza non definitivaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio del Comune sull'istanza di attestazione della formazione del silenzio-assenso relativa alla domanda di permesso di costruire; con motivi aggiunti è stato impugnato il successivo diniego espresso del permesso

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente aveva presentato il 25 febbraio 2026 un'istanza, ai sensi dell'art. 20, comma 8, d.P.R. 380/2001, per ottenere l'attestazione della formazione del silenzio-assenso sulla domanda di permesso di costruire presentata il 25 marzo 2021 per l'ampliamento volumetrico di un fabbricato di sua proprietà. Con ricorso ex artt. 31 e 117 c.p.a. ha dedotto la violazione dell'art. 20, comma 8, d.P.R. 380/2001, sostenendo che il silenzio-assenso si fosse formato e che il preavviso di rigetto fosse tardivo e inefficace. Nel corso del giudizio il Comune ha adottato, il 26 giugno 2026, un diniego espresso definitivo della domanda di permesso. Con motivi aggiunti la ricorrente ha impugnato tale diniego deducendo: inefficacia del diniego tardivo e violazione dell'art. 2, comma 8-bis, l. 241/1990 in relazione agli artt. 20 d.P.R. 380/2001 e 20 l. 241/1990; manifesta genericità e contraddittorietà estrinseca del provvedimento; violazione dell'art. 20, comma 8, d.P.R. 380/2001 e dell'art. 117 c.p.a., assumendo la persistente sussistenza dell'obbligo di rilasciare l'attestazione del titolo tacito.

La decisione

Il TAR ha dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse la domanda originaria contro il silenzio, poiché il Comune aveva adottato un diniego espresso definitivo e l'interesse della ricorrente si era trasferito sull'impugnazione di tale atto, proposta con motivi aggiunti. Il Tribunale non ha esaminato nel merito le censure contro il diniego espresso: in applicazione dell'art. 117, comma 5, c.p.a., ha disposto il rinvio degli atti al Presidente di Sezione affinché fissi l'udienza pubblica per la trattazione dei motivi aggiunti secondo il rito ordinario. Sentenza non definitiva; spese al definitivo.

Norme richiamate

  • artt. 31 e 117 c.p.a.

    Il ricorso ex art. 31 e 117 c.p.a. è diventato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, come già eccepito dal Comune resistente, che ha adottato il provvedimento espresso di diniego definitivo dell’istanza di permesso di costruire prot. n 10967 del 25/03/2021, con provvedimento prot. n. 20731 del 26/06/2026, versato in atti l’08/09/2026, sul quale deve ritenersi traslato l’interesse della ricorrente, che lo ha impugnato con i motivi aggiunti proposti in corso di causa il 22-23/09/2026.

    La sopravvenuta adozione del provvedimento espresso, impugnato con motivi aggiunti, determina la carenza di interesse a proseguire l'azione contro il silenzio, poiché l'interesse si trasferisce sull'impugnazione dell'atto espresso.

  • art. 117, comma 5, c.p.a.

    Rilevato che l’art. 117, comma 5, c.p.a. statuisce che “Se nel corso del giudizio sopravviene il provvedimento espresso, o un atto connesso con l'oggetto della controversia, questo può essere impugnato anche con motivi aggiunti, nei termini e con il rito previsto per il nuovo provvedimento, e l'intero giudizio prosegue con tale rito”, e che parte ricorrente, con i predetti motivi aggiunti notificati il 22/09/2026 e depositati in giudizio il 23/09/2026, ha impugnato il provvedimento di diniego espresso del Comune di Sant’Antonio Abate prot. n. 20731 del 26/06/2026, vanno rinviati gli atti al Presidente di Sezione per la fissazione della udienza pubblica per la trattazione in rito ordinario dei predetti motivi aggiunti;

    Il provvedimento espresso sopravvenuto può essere impugnato con motivi aggiunti; l'intero giudizio prosegue secondo il rito previsto per il nuovo atto, qui quello ordinario, con fissazione dell'udienza pubblica.

Massime di principio

  • Quando, nel corso del giudizio avverso il silenzio, l'amministrazione adotta il provvedimento espresso richiesto e questo viene impugnato con motivi aggiunti, l'interesse alla decisione sull'inerzia viene meno e si trasferisce sull'impugnazione del provvedimento sopravvenuto.
  • Ai sensi dell'art. 117, comma 5, c.p.a., il provvedimento espresso sopravvenuto può essere impugnato con motivi aggiunti e l'intero giudizio prosegue con il rito previsto per il nuovo provvedimento; la decisione sui motivi aggiunti va quindi trattata secondo tale rito.

Come è indicizzato

MaterieTermini e notificazione del ricorsoMotivi aggiunti e ricorso incidentale
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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