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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19720/2024 del 17/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Velletri con istanza ex art. 671 cod. proc. pen. per ottenere la continuazione in sede esecutiva tra i giudicati contenuti in due sentenze. Il difensore ha poi depositato una memoria con allegato il certificato di morte del condannato.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile per la morte sopravvenuta del ricorrente (3/12/2023) intervenuta dopo la proposizione del ricorso. Richiamando l'orientamento delle Sezioni unite (cfr. SS.UU. n. 30/2000 e successivi), la Corte ha ritenuto che, venendo meno il soggetto che ha proposto il gravame, non è possibile pronunciare sui motivi dell'impugnazione; pertanto ha dichiarato non luogo a provvedere e non ha esaminato il merito della richiesta di continuazione in sede esecutiva.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente per chiedere la continuazione in sede esecutiva; la Corte non è però entrata nel merito dell'istanza perché ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per morte del ricorrente.

  • art. 317 cod. proc. pen.

    Richiamato per il principio secondo cui gli effetti del sequestro cessano quando la sentenza non è più soggetta a gravame; utilizzato nella giurisprudenza richiamata per spiegare i limiti delle pronunce incidentali in caso di sopravvenuta morte dell'imputato.

  • Sentenza SS.UU. n. 30 del 25/10/2000 (Poggi Longostrevi)

    Principio di diritto secondo cui, in caso di morte sopravvenuta dell'imputato dopo la proposizione del gravame, la Corte di cassazione deve dichiarare l'improcedibilità dell'impugnazione perché viene meno il soggetto che ha proposto il ricorso; la declaratoria di estinzione degli effetti (es. misure cautelari) va valutata dal giudice del procedimento principale.

  • Sent. Sez. 3, n. 8989 del 09/02/2011 (Neri)

    Conferma dell'orientamento delle Sezioni unite sull'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta morte dell'imputato.

  • Sent. Sez. 5, n. 27005 del 10/09/2020 (Antonelli)

    Ulteriore conferma giurisprudenziale del principio che impedisce alla Corte di esaminare i motivi dell'impugnazione quando il ricorrente è deceduto nel corso del procedimento.

Massime di principio

  • La morte sopravvenuta del ricorrente, intervenuta dopo la proposizione del ricorso e prima della decisione, determina l'improcedibilità del ricorso in materia penale: il giudice non può entrare nel merito perché viene meno il soggetto che ha proposto il gravame.
  • Lo stesso principio si applica anche nei procedimenti di esecuzione: se il rapporto processuale si estingue per la morte del condannato, il giudice della domanda incidentale deve dichiarare l'improcedibilità dell'impugnazione; non è consentito approfondire i motivi contro una persona deceduta.
  • Per le misure cautelari (ad es. sequestro) la declaratoria circa la cessazione degli effetti e l'eventuale causa estintiva del reato è questione che resta in capo al giudice del procedimento principale, secondo l'orientamento delle Sezioni unite.
  • Dal punto di vista pratico, chi assiste una parte deve verificare tempestivamente l'eventuale decesso del ricorrente e depositare il relativo certificato: se si verifica la morte, è probabile la dichiarazione di improcedibilità e l'impossibilità di proseguire l'impugnazione penale. Eventuali questioni civili o patrimoniali collegate vanno valutate separatamente, perché possono avere diversa disciplina di sopravvivenza.

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