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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02027/2026 del 19/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Tribunale di Taranto aveva prosciolto l'imputata per "furto aggravato di energia elettrica" (fatto del 22.01.2018) ritenendo il reato procedibile a querela perché, a suo avviso, il pubblico ministero non aveva espressamente contestato l'aggravante della destinazione dell'energia a pubblico servizio prevista dall'art. 625 n.7 cod. pen. L'Avvocato Generale ha impugnato sostenendo che l'imputazione conteneva espressamente la richiamata aggravante (richiamo normativo a art. 625 n.7 e descrizione fattuale dell'allaccio diretto alla rete ENEL), rendendo così la procedibilità d'ufficio; la difesa ha eccepito inammissibilità del ricorso per vizi di legittimazione del proponente e di autosufficienza ai sensi degli artt. 569 e 581 c.p.p.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondate le eccezioni difensive relative alla legittimazione dell'Avvocato Generale (richiamando norme e giurisprudenza che collegano la competenza del pubblico ministero alla sede giudicante) e ha accolto il ricorso sulla questione di merito. La Corte ha precisato che, sebbene l'aggravante di cui all'art. 625 n.7 abbia natura valutativa, essa è adeguatamente contestata quando il capo di imputazione descriva fattualmente l'allaccio diretto alla rete di distribuzione dell'ente gestore (ENEL), posto che tale descrizione consente all'imputato di comprendere e difendersi rispetto alla natura del bene come servizio pubblico. Di conseguenza la Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Taranto.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen. (riformato dal d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150)

    "il delitto è punibile a querela della persona offesa, ma si procede tuttavia d'ufficio se la persona offesa è incapace per età o per infermità, ovvero se ricorre taluna delle circostanze di cui all'articolo 625, n. 7, salvo che il fatto sia commesso su cose esposte alla pubblica fede, e 7-bis."

    La Corte ha interpretato che la procedibilità d'ufficio opera quando l'imputazione contenga la contestazione delle circostanze richiamate dall'art. 625 n.7; non è decisiva una formula formale se dai fatti contestati emerge chiaramente l'elemento aggravante.

  • art. 625, co.1, n.7 cod. pen.

    "aggravante relativa alla destinazione della cosa a pubblico servizio"

    Pur avendo natura valutativa, l'aggravante è ritenuta adeguatamente contestata se il capo di imputazione descrive modalità (es. allaccio diretto alla rete di distribuzione) che consentono di riconoscere la destinazione della cosa a servizio pubblico.

  • R.D. 30 gennaio 1941, n.12 (art. 59 e art. 70, c.2) e d.P.R. 22 settembre 1988, n.449

    "alle rispettive Procure generali sono preposti Avvocati generali alla dipendenza del Procuratore generale della Repubblica"; "presso le sezioni distaccate di Corte di appello le funzioni del Procuratore generale sono esercitate dall'Avvocato generale a norma dell'art. 59"

    Tali disposizioni e la giurisprudenza richiamata autorizzano l'Avvocato Generale della Sezione distaccata a proporre ricorso in Cassazione, essendo la competenza del pubblico ministero correlata alla sede del giudice che ha emesso la decisione.

  • art. 569 c.p.p.

    Norma richiamata dalla difesa per contestare la legittimazione del ricorrente; la Corte ha ritenuto però che, per le sezioni distaccate, l'Avvocato Generale è legittimato a proporre il ricorso.

  • art. 581 c.p.p.

    La difesa invocava i requisiti di specificità e autosufficienza del ricorso; la Corte ha invece ritenuto che il ricorso indicava con sufficiente chiarezza il vizio dedotto (errata qualificazione della procedibilità) e rispettava i requisiti richiesti.

  • Giurisprudenza (Sez. U., n. 8 del 31/5/1991, Faraco e altre pronunce di Sez. 5 del 2024)

    La Corte ha richiamato precedenti che collegano la competenza del pubblico ministero alla circoscrizione del giudice e recenti decisioni che hanno già affermato la sufficienza della descrizione fattuale dell'allaccio diretto alla rete di distribuzione per contestare l'aggravante di cui all'art. 625 n.7.

Massime di principio

  • La circostanza aggravante 'destinazione a pubblico servizio' di cui all'art. 625 n.7, pur essendo valutativa, può essere considerata adeguatamente contestata quando il capo di imputazione descrive fattualmente l'allaccio diretto alla rete di distribuzione dell'ente gestore (es. ENEL); in tal caso opera la procedibilità d'ufficio.
  • Il giudice deve valutare la sostanza delle contestazioni: se dai fatti contestati emerge in modo chiaro l'elemento che rende il reato procedibile d'ufficio, non è determinante l'assenza di una formula esplicita 'aggravante', purché l'imputato sia stato messo in condizione di comprendere l'accusa.
  • Per le sezioni distaccate, l'Avvocato Generale è legittimato a proporre ricorso in Cassazione in dipendenza delle norme sull'organizzazione delle Procure e della consolidata giurisprudenza che lega la competenza del pubblico ministero alla sede giudicante.
  • Per evitare contestazioni processuali, l'ufficio requirente dovrebbe esprimere chiaramente nella imputazione, ove possibile, sia la norma richiamata sia la descrizione fattuale che giustifica l'aggravante (es. allaccio diretto alla rete di distribuzione), così da rendere incontestabile la procedibilità d'ufficio.
  • Le eccezioni difensive fondate esclusivamente su vizi formali dell'atto di impugnazione (autosufficienza, specificazione dei capi) possono essere respinte se il ricorso chiaramente individua il vizio e le ragioni di diritto dedotte.

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