Sentenza n. 335/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1
per l'annullamento del PROVVEDIMENTO DI RIGETTO DELLA QUESTURA DELLA PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA CAT. -OMISSIS-/IMM./II SEZ. NR. DATATO -OMISSIS- NOTIFICATO IL 19/7/2022 SULL'ISTANZA TESA AD OTTENERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO PER MOTIVI DI LAVORO.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego della Questura di Reggio Calabria sull'istanza di rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente aveva impugnato il provvedimento di rigetto adottato dalla Questura di Reggio Calabria sulla propria istanza di rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Nel corso del giudizio ha dichiarato che l'istanza aveva avuto un esito favorevole e ha chiesto la dichiarazione di cessata materia del contendere. Dal testo non emergono i motivi di illegittimità dedotti contro il diniego né è chiarito se l'esito favorevole sia derivato da un riesame in autotutela o dalla presentazione di una nuova istanza.
La decisione
Il TAR non ha dichiarato la cessata materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., poiché non erano state fornite allegazioni sufficienti a dimostrare che l'amministrazione avesse integralmente soddisfatto la pretesa mediante riesame in autotutela, anziché a seguito di una nuova istanza. Ha tuttavia interpretato la richiesta della ricorrente come dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse e ha dichiarato il ricorso improcedibile ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Le spese di lite sono state compensate in ragione della natura processuale della decisione. La ricorrente, già provvisoriamente ammessa, è stata ammessa in via definitiva al patrocinio a spese dello Stato, con riserva di liquidazione delle competenze del difensore con separato provvedimento.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
La cessata materia del contendere richiede che sia dimostrato il completo soddisfacimento della pretesa durante il giudizio; tale presupposto non è stato ritenuto provato perché non era chiarito se l'esito favorevole derivasse da autotutela o da una nuova istanza.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Il ricorso è improcedibile quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione; la richiesta della ricorrente è stata qualificata in questi termini.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione della causa senza discussione, con passaggio in decisione da remoto.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Base normativa richiamata per disporre l'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- La cessata materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a. non può essere dichiarata quando l'esito favorevole conseguito dal ricorrente non sia adeguatamente documentato e non sia possibile stabilire se l'amministrazione abbia riesaminato e ritirato l'atto impugnato oppure abbia deciso una nuova istanza.
- Quando il ricorrente dichiara che la propria pretesa è stata soddisfatta, ma non risultano provati i presupposti della cessata materia del contendere, il giudice può qualificare la dichiarazione come sopravvenuta carenza di interesse e dichiarare l'improcedibilità del ricorso ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
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