Sentenza n. 4374/2026 - Roma, Sezione 2Q
per la dichiarazione di illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dal Comune di Rocca Priora in ordine alla lettera di diffida ex art. 31 del d.P.R. 380/01, protocollata con n. 18754 dell’11 ottobre 2024, inerente all’acquisizione di beni al patrimonio gratuito dell’ente, in forza dell’ordinanza di demolizione delle opere abusive prot. n. 10660 dell’8/06/2021; nonché per l’accertamento dell’obbligo di provvedere in relazione alla suddetta istanza mediante l’adozione dei necessari atti e provvedimenti. INCIDENTE DI ESECUZIONE
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Condotta del Comune e del commissario ad acta nell’esecuzione della sentenza che imponeva il completamento del procedimento sanzionatorio edilizio relativo a un’ordinanza di demolizione
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La proprietaria confinante aveva ottenuto una precedente sentenza del TAR che ordinava al Comune di completare, con provvedimento espresso, il procedimento sanzionatorio conseguente a un’ordinanza di demolizione di opere abusive e nominava il Prefetto di Roma quale commissario ad acta, con facoltà di delega. Decorso il termine assegnato al Comune, la ricorrente chiedeva l’attivazione del commissario. Quest’ultimo disponeva un sopralluogo, accertava la persistente inottemperanza all’ordine di demolizione e trasmetteva il verbale alla Procura, ma prendeva atto della volontà della proprietaria dell’immobile abusivo di procedere autonomamente al ripristino. La proprietaria presentava quindi una SCIA per la rimozione degli abusi, che venivano integralmente demoliti entro il dicembre 2025, con successiva comunicazione di fine lavori e pagamento della sanzione amministrativa. La reclamante sosteneva che il commissario avesse illegittimamente concesso alla controinteressata un nuovo termine per adempiere, anziché procedere all’acquisizione gratuita dell’immobile al patrimonio comunale. In corso di giudizio chiedeva inoltre di accertare l’inottemperanza al giudicato, dichiarare l’acquisizione ipso iure del bene, ordinarne la trascrizione e annullare o dichiarare inefficace la SCIA.
La decisione
Il TAR ha dichiarato improcedibile il reclamo per sopravvenuto difetto di interesse. Il procedimento di esecuzione dell’ordine di demolizione si era concluso con l’integrale demolizione delle opere abusive; pertanto non residuava, per la proprietaria confinante, un interesse concreto e attuale a ottenere la dichiarazione di perdurante violazione o elusione del giudicato, né l’accertamento dell’acquisizione gratuita e la relativa trascrizione. Il Collegio ha ritenuto applicabile il principio secondo cui la vicinitas può legittimare l’impugnazione di provvedimenti edilizi illegittimi e l’azione diretta a ottenere la demolizione dell’abuso, ma non consente al vicino di imporre al Comune l’esercizio del potere di acquisizione gratuita, che costituisce una prerogativa dell’amministrazione e non determina, dopo la demolizione, un vantaggio diretto per il terzo. Le spese dell’incidente di esecuzione sono state compensate in ragione della peculiarità della vicenda; il compenso del commissario ad acta sarà liquidato con separato decreto collegiale a carico del Comune inadempiente.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. 380/2001
Disciplina l’esecuzione dell’ordinanza di demolizione e il procedimento sanzionatorio edilizio, compresa l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale in caso di inottemperanza.
art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001
È stato invocato dalla reclamante per sostenere l’intervenuta acquisizione ipso iure dell’immobile al patrimonio comunale; il TAR non ha accolto tale domanda per sopravvenuto difetto di interesse.
art. 31, comma 4-bis, d.P.R. 380/2001
Prevede la sanzione amministrativa applicata alla proprietaria dell’immobile abusivo e pagata nel corso del procedimento esecutivo.
art. 114, comma 6, c.p.a.
Richiamato quale base processuale del reclamo contro l’attività posta in essere nell’esecuzione del giudicato.
art. 117, comma 4, c.p.a.
Richiamato quale base del reclamo nell’ambito del giudizio relativo al silenzio e dell’incidente di esecuzione.
Massime di principio
- La demolizione integrale delle opere abusive può determinare la sopravvenuta carenza di interesse del vicino che, in sede di esecuzione del giudicato, chieda l’accertamento dell’inottemperanza dell’amministrazione e l’acquisizione gratuita dell’immobile al patrimonio comunale, quando tale acquisizione non gli procuri più alcun vantaggio diretto e attuale.
- La vicinitas legittima il proprietario confinante a contestare un titolo edilizio illegittimo e a chiedere la repressione dell’abuso, ma non gli attribuisce, dopo la demolizione dell’opera, la legittimazione e l’interesse a imporre al Comune l’esercizio del potere di acquisizione gratuita del bene.
- L’acquisizione gratuita al patrimonio comunale prevista dall’art. 31 d.P.R. 380/2001 costituisce una sanzione e una prerogativa dell’amministrazione; il terzo non può ottenere una pronuncia che costringa il Comune ad avvalersi di tale potere in assenza di un vantaggio diretto e concreto per il terzo stesso.
- Nel giudizio di ottemperanza o nell’incidente di esecuzione, l’interesse a ottenere l’accertamento della violazione o elusione del giudicato deve permanere fino alla decisione; il completamento dell’attività amministrativa imposta dal giudicato può rendere improcedibile la domanda per sopravvenuto difetto di interesse.
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