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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 22303/2023 del 25/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La cooperativa O.S.A. chiedeva il pagamento di 1.902,13 euro per prestazioni socio-sanitarie erogate a favore di Vita Madaghiele presso la RSSA Villa Bianca di Mesagne, sostenendo che, per esigenze di necessità e urgenza, la ASL dovesse compartecipare alle spese anche in assenza di una convenzione scritta tra struttura e ASL e che fosse applicabile la procedura d'urgenza prevista dall'art. 3, comma 9 del Regolamento regionale Puglia n. 4/2007. In sede di gravame la cooperativa ha inoltre prospettato tardivamente una diversa qualificazione della pretesa sul fondamento degli artt. 2028-2031 c.c. (gestione di affari).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della O.S.A. e ha confermato che, in mancanza di una convenzione scritta e della procedura di autorizzazione prevista dalla normativa regionale, la ASL non è obbligata al pagamento in favore della struttura. La Corte ha però precisato che, in caso di cure improcrastinabili e di comprovata urgenza, il diritto al rimborso sussiste a favore del paziente, non della struttura non convenzionata, sicché la struttura non può agire direttamente come titolare della pretesa creditizia. La Corte ha altresì ritenuto inammissibile/tardiva la nuova qualificazione della domanda ai sensi degli artt. 2028 e ss. c.c. e ha compensato le spese di lite; ha inoltre disposto l'applicazione delle disposizioni relative al contributo unificato ex D.P.R. n.115/2002, art.13, comma 1-quater.

Norme richiamate

  • L. 23.10.1985, n. 595, art. 3

    Richiamata come quadro normativo relativo all'organizzazione delle prestazioni e alla necessità di contemperare contenimento della spesa e tutela della salute; non modifica il principio che il diritto al rimborso per cure urgenti spetti al paziente.

  • D.Lgs. 502/1992, art. 3-septies

    Richiamato in tema di disciplina delle prestazioni e rapporti tra strutture e ASL; supporta il principio che la mancanza di titolo convenzionale impedisce alla struttura non convenzionata di vantare un credito diretto.

  • Reg. reg. Puglia n. 4/2007, art. 3, commi 8 e 9

    Prevede la procedura operativa d'urgenza e l'obbligo di attivazione di determinate formalità (proposta motivata del medico di medicina generale o dei servizi sociali) per la presa in carico; la Corte ha ritenuto che la procedura non possa essere derogata retroattivamente e che nel caso non fosse stata attivata.

  • Legge regionale Puglia n. 19/2016, art. 2

    Rilevata fra le norme regionali di riferimento per l'erogazione delle prestazioni sociosanitarie e per il requisito della convenzione; conferma la necessità della forma convenzionale per l'obbligo di pagamento da parte della ASL.

  • Codice civile, artt. 2028-2031

    Norme sulla negotiorum gestio; la Corte ha ritenuto che tale diversa qualificazione della pretesa fosse oggettivamente differente rispetto alla domanda originaria di pagamento e sia stata proposta tardivamente, perciò non accoglibile nel processo in esame.

  • Codice di procedura civile, art. 112

    Richiamato dalla ricorrente per contestare la tardività della nuova qualificazione della domanda; la Corte ha ritenuto che la diversa natura della domanda (gestione affari vs pagamento di prestazioni) non consenta la ricomprensione automatica della nuova pretesa.

  • Costituzione, art. 32

    Principio di tutela della salute utilizzato dalla giurisprudenza citata per motivare l'ammissibilità del rimborso delle spese sostenute per cure urgenti, ma ribadito che il diritto al rimborso appartiene al paziente.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 267/1998 e n. 509/2000

    Richiamate per il principio secondo cui le norme regionali non possono escludere in modo assoluto il ristoro delle spese sostenute per cure urgenti quando sia impossibile ottenere preventiva autorizzazione.

  • D.P.R. 115/2002, art. 13, comma 1-quater

    Applicato per disporre l'ulteriore versamento a titolo di contributo unificato da parte della ricorrente e per segnalare presupposti processuali relativi al contributo.

Massime di principio

  • Il diritto al rimborso per cure necessarie e urgenti senza preventiva autorizzazione è riconosciuto, ma il titolare del diritto è il paziente e non la struttura privata non convenzionata; la struttura può ottenere il rimborso solo se agisce per conto del paziente o se è munita di titolo (convenzione).
  • La mancanza di una convenzione scritta tra struttura e ASL impedisce che la struttura stessa agisca direttamente per ottenere pagamento dalla ASL, salvo diverso e tempestivo titolo giuridico riconosciuto in giudizio.
  • Le procedure regionali di urgenza (es. art. 3, comma 9 del Reg. Puglia n. 4/2007) devono essere effettivamente attivate secondo quanto previsto (proposta motivata del medico o intervento dei servizi sociali); l'accertamento successivo (anche tramite CTU) non supplisce all'assenza della procedura formale a carico della ASL.
  • Tentativi di modificare in corso di causa la natura della domanda (es. qualificazione come negotiorum gestio) richiedono tempestività e adeguata allegazione; non possono essere accolti se introducono una pretesa oggettivamente diversa rispetto a quella proposta in origine.
  • Per le strutture, la migliore pratica è assicurare una convenzione scritta con la ASL o, in casi di urgenza, documentare compiutamente l'impossibilità di ottenere autorizzazione preventiva e valorizzare l'interesse e il rimborso del paziente affinché sia quest'ultimo a richiederlo formalmente.

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