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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39990/2024 del 30/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza del 05/02/2024 che aveva confermato la condanna (sentenza G.U.P. 16/05/2023) per rapina aggravata e porto ingiustificato di oggetto atto a offendere. Il ricorrente deduce violazione dell'art. 628 c.p.: sostiene che il fatto andava qualificato come tentativo di rapina (non si era raggiunto il possesso esclusivo e la signoria assoluta sui beni sottratti). Contesta inoltre la delimitazione del reato ex art. 4 L. n.110/1975 sostenendo che il cacciavite non era stato utilizzato né brandito per minacciare o esercitare violenza, e quindi non poteva essere considerato arma impropria.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di legittimità ha ritenuto che la rapina fosse consumata perché i beni erano già entrati nella piena disponibilità dell'imputato (trasferimento materiale dal luogo alla persona): l'essere rimasto bloccato nella bussola della porta costituisce un evento post factum assimilabile all'arresto in flagranza da parte del privato e non incide sulla consumazione del reato. Quanto all'art. 4 L. n.110/1975, la Corte ha ritenuto la censura meramente reiterativa e aspecifica rispetto alle motivazioni di merito, con richiamo all'inammissibilità per aspecificità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen.

    La consumazione della rapina si verifica quando la cosa sottratta cade nel dominio esclusivo dell'agente, anche se per breve tempo e nello stesso luogo della sottrazione; il successivo intervento dell'avente diritto o della forza pubblica non trasforma il fatto in tentativo.

  • art. 4 Legge n. 110/1975

    La norma configura il reato in relazione all'uso dell'oggetto per finalità diverse dalla destinazione ordinaria, idonee a renderlo strumento di offesa; la Corte ha ritenuto che l'ostentazione minacciosa del cacciavite fosse compatibile con l'idea di arma impropria nel contesto della rapina.

  • artt. 382 e 383 cod. proc. pen.

    Norme sull'arresto da parte del privato: l'intervento del titolare che blocca l'autore subito dopo la sottrazione è assimilabile a un arresto in flagranza da parte del privato e configura un evento successivo alla consumazione.

  • art. 591 comma 1 lett. c) cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato il principio per cui il motivo d'impugnazione generico, indeterminato o non collegato alle ragioni della decisione di merito è aspecifico e può comportare l'inammissibilità del ricorso.

  • Giurisprudenza - Sez. 2, n. 5512 del 22/10/2013 (Barbato)

    Precedente richiamato per il principio secondo cui la rapina si consuma quando la cosa è nel dominio esclusivo dell'agente anche se subito dopo questi è bloccato (es.: intrappolamento nella porta girevole).

  • Giurisprudenza - Sez. 2, Sent. n. 14305 del 14/03/2017 (Moretti)

    Ulteriore conferma del principio che anche un breve impossessamento integra la consumazione della rapina, indipendentemente dalla successiva reazione della vittima o dell'intervento della forza pubblica.

Massime di principio

  • La rapina si considera consumata quando la cosa sottratta è entrata nel dominio esclusivo dell'autore, anche se per breve tempo e ancorché l'intervento della vittima o della polizia porti subito dopo alla perdita del possesso.
  • L'impedimento alla fuga verificatosi dopo l'impossessamento (es. intrappolamento nella porta) è generalmente considerato un fatto posteriore alla consumazione e non trasforma il reato in tentativo.
  • Un oggetto apparentemente non offensivo può assumere natura di arma impropria se è ostentato o utilizzato con funzione minacciosa o offensiva nel contesto del fatto.
  • I motivi di impugnazione devono essere specifici e collegati alle ragioni della decisione impugnata; argomentazioni generiche o meramente reiterative rischiano l'inammissibilità per aspecificità.
  • L'arresto operato dal titolare o da un privato subito dopo la commissione può assumere rilevanza probatoria e ricondursi alle norme sull'arresto in flagranza, senza incidere sulla valutazione della consumazione del reato.

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