Cassazione Penale, Sentenza n. 15198/2022 del 20/04/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia carceraria (28/04/2009-07/05/2009) e agli arresti domiciliari (fino all'08/06/2019) per plurime ipotesi di falso e corruzione in qualità di funzionario del Genio Civile di Caserta in relazione a un progetto per una centrale termica. In primo grado e nelle fasi successive due capi di falso (K e L) erano stati ritenuti privi di gravità indiziaria, la corruzione era stata archiviata e il giudizio di merito aveva assolto il TESTA con formule ampiamente liberatorie. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda di riparazione ritenendo che il ricorrente avesse concorso a dare causa alla detenzione con colpa grave: in particolare aveva evidenziato un "suggerimento tecnico" del TESTA di annotare nel progetto il rispetto della normativa antisismica mediante l'indicazione di "classe 4", comportamento ritenuto deontologicamente scorretto e idoneo a creare l'apparenza di complicità nella formazione di un documento falso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte territoriale per un nuovo esame. I giudici di legittimità hanno ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello fosse minimale, contraddittoria e non adeguatamente contestualizzata rispetto alle pronunce che avevano escluso gravità indiziaria, disposto archiviazione o pronunciato sentenza assolutoria. La Cassazione ha richiamato i principi secondo cui il giudice della riparazione deve valutare gli elementi ex ante ma anche tenere conto dell'eventuale neutralizzazione degli elementi indiziari nel giudizio di merito e deve accertare un effettivo rapporto causale tra la condotta e l'adozione/mantenimento della custodia cautelare; non è sufficiente un rilievo deontologico isolato per escludere la riparazione.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
La colpa grave o il dolo dell'indagato sono ostativi al diritto all'indennizzo; la Cassazione richiama la necessità di verificare il collegamento causale tra la condotta e la custodia cautelare ai fini dell'applicabilità di questa norma.
S.U. n.51779 del 28.11.2013 (Nicosia)
Principio che l'indennizzo può prescindere dall'errore giudiziario solo se l'incolpato non abbia dato causa alla detenzione con condotta dolosa o gravemente colposa; la ratio solidaristica dell'istituto va preservata.
Cass. sez.4, 13/11/2013
Il giudice della riparazione deve accertare, con valutazione ex ante e autonoma rispetto al merito, se la condotta abbia creato la falsa apparenza di illiceità che ha determinato la misura cautelare.
Cass. sez.4, 18/02/2016 (Buccini)
Occorre esaminare tutti gli elementi probatori utilizzabili alla luce del quadro indiziario che giustificò il titolo cautelare, salvo che tali elementi siano stati dichiarati inutilizzabili o neutralizzati in sede di assoluzione.
Cass. sez.3, 31/01/2017 (Benhassoun)
La colpa grave ostativa richiede un apprezzabile collegamento causale tra la condotta e la custodia cautelare; non può fondarsi su semplici sospetti.
Massime di principio
- Il giudice della riparazione valuta la condotta dell'indagato ex ante e autonomamente rispetto al merito, ma deve tener conto se gli elementi su cui si fondò la cautela sono stati poi esclusi o neutralizzati nel giudizio di merito: se sono stati neutralizzati, viene meno l'ostatività.
- Non è sufficiente una censura deontologica isolata (es. un "suggerimento" formale o stilistico) per escludere l'indennizzo: deve sussistere una colpa grave che abbia un rapporto causale effettivo con l'adozione o il mantenimento della misura cautelare.
- Il giudice della riparazione deve motivare in modo circostanziato e contestualizzare compiutamente gli elementi fattuali assunti a fondamento della colpa grave, valutandoli nella cornice delle pronunce cautelari, dell'archiviazione e della sentenza di merito.
- Se nel corso delle indagini o del processo alcuni elementi indiziari vengono esclusi, archiviati o si dimostrano falsi o contraddittori, il loro valore ostativo alla riparazione si riduce o viene meno.
- Il rapporto sinergico di causa ed effetto tra la condotta e la detenzione è requisito essenziale per negare l'indennizzo: il collegamento causale deve essere adeguatamente provato e motivato.
- In caso di motivazione minimale o contraddittoria della decisione che nega la riparazione, la Corte di Cassazione è incline ad annullare e rinviare per un nuovo esame conforme ai principi richiamati.
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