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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21105/2024 del 29/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha proposto ricorso per correzione di errore di fatto ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p., sostenendo che la Corte di Cassazione non avesse valutato una sentenza civile del Tribunale di Alessandria, divenuta irrevocabile il 9 marzo 2023, che attestava la sua estraneità alla carica di amministratrice della cooperativa Team. Ha fatto valere che con memoria inviata via PEC il 20 aprile 2023 aveva richiamato detta sentenza; il motivo centrale è dunque che la Corte di Cassazione avrebbe commesso un errore percettivo/omissione rilevante nelle risultanze processuali.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il gravame non rientri nei motivi consentiti per la correzione ex art. 625-bis, in quanto non si è trattato di un errore meramente percettivo degli atti interni ma di una questione valutativa e di mancata produzione documentale nei termini e nei limiti previsti. La Corte ha inoltre osservato che anche se fosse stata provata l'assenza della carica di amministratrice, la condanna si fondava sulla "costante e consapevole partecipazione" della ricorrente alle operazioni fraudolente, indipendentemente dalla formale carica. Conseguentemente è stata disposta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    errore di fatto percettivo

    La Corte interpreta l'art. 625-bis in senso restrittivo: l'errore di fatto è riconoscibile solo se si tratta di un errore percettivo (svista o equivoco nella lettura degli atti interni) che ha influenzato la decisione; sono escluse le valutazioni di merito o decisioni fondate su valutazioni probatorie.

  • art. 127 cod. proc. pen.

    trattazione dell'udienza per acquisizione atti

    Citato in relazione alla trattazione e all'acquisizione degli atti dell'appello, senza modificare la valutazione sulla inammissibilità; indica la procedura di trattazione del procedimento.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    versamento alla Cassa delle ammende

    La Corte ha applicato l'art. 616 per imporre alla ricorrente il pagamento di una somma (euro 3.000) a titolo di ammenda in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Il rimedio ex art. 625-bis c.p.p. è molto limitato: può correggere solo errori percettivi (svista/quivoco) nella lettura degli atti interni che abbiano effettivamente inciso sulla decisione; non è strumento per rimettere in discussione valutazioni probatorie o di merito.
  • La mera indicazione in memoria di una sentenza civile non equivale alla produzione del relativo documento: in Cassazione è necessario rispettare i termini e le forme previste per la produzione documentale, altrimenti la mancata produzione può essere considerata inammissibilità del motivo.
  • Anche assenza di una carica formale (es. amministratore di diritto) non esclude responsabilità se le risultanze dimostrano una partecipazione consapevole e costante alle attività delittuose; la qualificazione soggettiva può essere desunta dalla condotta concreta.
  • Il rigetto o l'inammissibilità del ricorso comportano non solo il mantenimento della decisione impugnata ma anche conseguenze economiche per il ricorrente (spese processuali e possibili ammende).
  • Quando si contesta un'omissione documentale in Cassazione, è strategico allegare e produrre espressamente il documento decisivo nei modi consentiti (e.g. deposito nei termini processuali), e non solo richiamarne il contenuto in memoria o via PEC.

Testo integrale

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