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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39617/2024 del 29/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Tribunale di Catania aveva dichiarato "non doversi procedere" per il reato di furto di energia elettrica per mancata querela. Il Procuratore Generale ha impugnato sostenendo la nullità assoluta della sentenza per violazione dell'art. 178, lett. b), c.p.p. e per aver illegittimamente impedito al Pubblico Ministero di esercitare l'iniziativa dell'azione penale. In particolare si è discusso se il PM possa, anche dopo il decorso del termine per proporre querela (art. 85 d.lgs. 10/10/2022, n.150), effettuare in udienza una contestazione suppletiva di una circostanza aggravante (art. 517 c.p.p.) che renda il reato procedibile d'ufficio, evitando la declaratoria di improcedibilità ex art. 129 c.p.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso: ha condiviso l'orientamento secondo cui il Pubblico Ministero può e deve, alla prima udienza utile, procedere alla contestazione suppletiva dell'aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio. Ha escluso che il decorso del termine per la querela determini un effetto preclusivo "ora per allora" che impedisca sempre la modifica dell'imputazione. Per effetto della nullità assoluta della decisione impugnata (per aver precluso il potere-dovere del PM), la sentenza è stata annullata senza rinvio e gli atti trasmessi al Tribunale di Catania in diversa composizione per il prosieguo.

Norme richiamate

  • art. 178, lett. b), cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto che la preclusione al PM di formulare o proseguire la contestazione suppletiva integri una nullità assoluta di ordine generale richiamabile ex art. 178, lett. b).

  • art. 517, cod. proc. pen.

    Riconosce il potere del Pubblico Ministero di effettuare la contestazione suppletiva di circostanze aggravanti anche in udienza; tale potere non è soggetto a decadenze automatiche che ne impediscano l'esercizio dopo il decorso del termine per la querela.

  • art. 129, cod. proc. pen.

    L'art. 129 (improcedibilità) non produce, secondo la Corte, un effetto di preclusione "ora per allora" tale da impedire sempre e comunque al PM di modificare l'imputazione con contestazione suppletiva; la declaratoria di improcedibilità va valutata nel momento in cui il giudice decide.

  • art. 85, d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Riferimento al termine per proporre querela previsto dalla riforma Cartabia; la Corte valuta che il decorso di tale termine non impedisca automaticamente la contestazione suppletiva dell'aggravante da parte del PM alla prima udienza utile.

  • art. 625, n. 7, cod. pen.

    Norma richiamata come esempio di circostanza aggravante (furto su cose destinate a pubblico servizio) che, se contestata suppletivamente, rende il reato procedibile d'ufficio e consente il prosieguo dell'azione penale.

  • art. 554-bis, cod. proc. pen.

    "Al fine di consentire che il fatto, la definizione giuridica, le circostanze aggravanti e quelle che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza, siano indicati in termini corrispondenti a quanto emerge dagli atti, il giudice, anche d'ufficio, sentite le parti, invita il pubblico ministero ad apportare le necessarie modifiche e, ove lo stesso non vi provveda, dispone, con ordinanza, la restituzione degli atti al pubblico ministero. Quando il pubblico ministero modifica l'imputazione, procede alla relativa contestazione e la modifica dell'Imputazione è inserita nel verbale di udienza"

    La Corte utilizza l'art. 554-bis per sottolineare il valore della modifica dell'imputazione nel contraddittorio d'udienza e la funzione del giudice nell'invito al PM ad adeguare l'imputazione a quanto emerge dagli atti; conferma che la contestazione suppletiva rientra nella dinamica prevista dalla riforma Cartabia.

Massime di principio

  • Se un reato è divenuto procedibile a querela per effetto di modifiche normative, il decorso del termine per la querela non impedisce necessariamente al PM di contestare suppletivamente, in udienza, un'aggravante che renda il reato procedibile d'ufficio.
  • Il potere del PM di effettuare contestazioni suppletive ai sensi dell'art. 517 c.p.p. sopravvive e deve essere esercitato, preferibilmente, alla prima udienza utile per evitare il rischio di improcedibilità.
  • Il giudice non deve anticipatamente dichiarare l'improcedibilità "ora per allora" senza prima consentire al PM l'eventuale contestazione suppletiva e verificare la situazione nel contraddittorio; un diniego formale al PM può determinare nullità assoluta della sentenza (art. 178 c.p.p.).
  • La declaratoria di improcedibilità e l'istituto dell'estinzione del reato per prescrizione sono concetti distinti: l'estinzione per prescrizione opera "ora per allora" mentre l'improcedibilità per mancanza di querela va valutata nel momento decisionale e può essere eliminata dalla contestazione suppletiva.
  • Per tutelare il principio di corrispondenza tra "chiesto" e "pronunciato" (riforma Cartabia), il giudice può invitare il PM a modificare l'imputazione ai sensi dell'art. 554-bis, comma 6; in caso di inerzia del PM il giudice può disporre la restituzione degli atti.
  • Prassi consigliata: il PM che intenda salvare l'azione penale su reati divenuti a querela dovrebbe tempestivamente formulare in udienza la contestazione suppletiva dell'aggravante o, se necessario, richiedere al giudice l'adozione degli strumenti previsti dall'art. 554-bis.

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