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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36183/2022 del 26/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava la sentenza di conferma della condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale in relazione alla cessione, avvenuta il 2 dicembre 2009, di un contratto di leasing immobiliare dalla VAPTES s.r.l. al Berti. Le censure miravano a: 1) mancata indicazione dell'alternativa lecita che l'imputato avrebbe potuto adottare nonostante le difficoltà economiche della società; 2) rilievo che il mancato pagamento di una sola rata avrebbe risolto il contratto ai sensi della clausola n.22 e quindi la società non avrebbe subito depauperamento; 3) conservazione da parte della concedente delle somme già versate e obbligo di restituzione dell'eventuale eccedenza; 4) possibile gonfiamento del valore del contratto per vantaggi fiscali; 5) esigenza di trovare altra sede e pagare canoni di locazione se la società avesse perso l'immobile; 6) impossibilità di attribuire al Berti la mancata conoscenza della nullità della clausola n.22; 7) discordanza tra il prezzo pagato per il riscatto e il valore stimato dall'esperto di parte; 8) difficoltà di vendibilità degli immobili per la loro collocazione e 9) omissione della Corte territoriale nel disporre la perizia richiesta per stabilire l'equo compenso realizzabile dalla società.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato la responsabilità penale di Luca Berti per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale come amministratore della VAPTES s.r.l. ha ritenuto fondati i motivi della decisione di merito che qualificò il contratto di leasing come traslativo e valutò la cessione come atto idoneo a depauperare il patrimonio sociale senza giustificato corrispettivo. La Cassazione ha osservato che il ricorrente non ha dimostrato né spiegato razionalmente perché la cessione sarebbe dovuta essere gratuita, né ha fornito elementi concreti a sostegno delle asserite difficoltà di mercato o del presunto gonfiamento del valore. La Corte ha richiamato la giurisprudenza civilistica sul leasing traslativo (applicazione analogica dell'art.1526 c.c. e potere di riduzione della penale ex art.1384 c.c.) e ha ritenuto provata la consapevolezza dello stato di crisi della società in ragione della tempistica degli atti (rinegoziazione del canone a maggio 2009 e cessione a dicembre 2009). Ha inoltre ritenuto non indispensabile la perizia richiesta in appello dato il carattere generico delle deduzioni difensive. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di cassazione (ai sensi dell'art.616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 1458 cod. civ.

    Richiamato per distinguere la disciplina dei contratti ad esecuzione continuata e periodica (leasing di godimento) rispetto ai leasing traslativi; non applicabile al caso di leasing traslativo qui in esame

  • art. 1526 cod. civ.

    Applicazione analogica per i leasing traslativi: la risoluzione per inadempimento non esclude il regime tipico della vendita con riserva della proprietà e incide sul calcolo dell'eccessività della penale

  • art. 1384 cod. civ.

    Richiamato in relazione al potere del giudice di ridurre la penale ritenuta eccessiva nei contratti traslativi di leasing

  • Legge 11 dicembre 2016, n. 232 (richiamata come I. n. 124 del 2017)

    Normativa intervenuta successivamente che modifica profili del leasing; la Corte precisa che le soluzioni citate si riferiscono ai contratti risolti anteriormente all'entrata in vigore di tali disposizioni

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che ha consentito la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso

  • d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. con l. 18/12/2020, n. 176

    Richiamata per la trasmissione delle conclusioni scritte del Sostituto Procuratore generale ai fini del processo in Cassazione

Massime di principio

  • In ipotesi di cessione di contratti di leasing traslativi occorre verificare la natura onerosa dell'atto e la congruità del corrispettivo rispetto ai costi e ai canoni già sostenuti dalla società cedente: la mera asserzione di gratuità o di vantaggio fiscale non è sufficiente senza elementi concreti
  • La deduzione di depauperamento patrimoniale ai fini di bancarotta fraudolenta richiede che l'atto sia idoneo a creare un pericolo concreto per il soddisfacimento delle ragioni creditorie e che tale pericolo permanga fino all'apertura della procedura fallimentare; la tempistica degli atti (es. rinegoziazione canoni e immediata cessione) può dimostrare la consapevolezza dello stato di crisi
  • Nei leasing traslativi il giudice può applicare criteri analogici dell'art.1526 c.c. e ridurre penali eccessive ai sensi dell'art.1384 c.c.; tuttavia tali valutazioni richiedono elementi oggettivi sul valore residuo del bene e sui canoni pagati
  • La mancata richiesta o produzione di prove tecniche (perizia) rendono deboli le conclusioni difensive basate su valutazioni di mercato generiche; per ottenere l'annullamento è necessario proporre dati oggettivi e documentazione probatoria specifica
  • Chi intende sostenere che una cessione era giustificata da un risparmio futuro (es. su canoni di locazione) deve dimostrare comparativamente l'entità del beneficio rispetto al patrimonio sottratto e agli oneri già sostenuti dalla società
  • In procedimenti penali per reati societari l'onere probatorio sulla sussistenza dell'elemento soggettivo (consapevolezza dello stato di crisi) può essere colmato anche da circostanze fattuali indirette che dimostrano la conoscenza delle difficoltà economiche

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