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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17321/2023 del 26/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava il travisamento della prova da parte dei giudici di merito: in particolare la difesa sosteneva che i due scontrini prodotti dall'imputato erano stati depositati unicamente per indicare l'esercizio commerciale di provenienza e non per documentare l'acquisto degli 8 altoparlanti sequestrati, pertanto era erroneo e illogico che i giudici avessero tratto dal prezzo indicato negli scontrini la conclusione che la merce fosse contraffatta e che l'imputato ne fosse consapevole.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato come infondato. La Corte ha riconosciuto che, sebbene vi fosse un errore di interpretazione riguardo al ruolo attribuito ai due scontrini, tale travisamento non era decisivo perché la decisione di responsabilità era sorretta da altri elementi autonomi: l'intercettazione dell'imputato mentre esponeva per la vendita sulla pubblica via 8 altoparlanti con marchi ed etichette palesemente contraffatti, l'impossibilità dell'imputato di fornire una credibile documentazione di provenienza (mancanza di garanzia e di documenti fiscali o contabili certificanti acquisto da rivenditori autorizzati), la commercializzazione su bancarella in luogo non ufficiale e la natura non grossolanamente falsa dei prodotti. Confermata dunque la condanna nei due gradi di merito per i reati di ricettazione e di cui all'art. 474 c.p.; pena confermata (pena finale: 4 mesi di reclusione e Euro 200 di multa), con condanna al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen. (ricettazione)

    Applicata alla fattispecie come base per la condanna; la Corte ricorda che la ricettazione può essere punita anche a titolo di dolo eventuale quando l'agente abbia accettato il rischio dell'illiceità della provenienza.

  • art. 474 cod. pen. (contraffazione, detenzione e vendita di beni con segni falsi)

    Rilevante per la contestazione della detenzione finalizzata alla vendita di merce recante marchio contraffatto; la natura contraffatta è stata ritenuta pacifica e incontroversa.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. 2, n. 25439 del 21/04/2017 e Sez. 2, n. 41002 del 20/09/2013)

    Richiamata in relazione al principio secondo cui il delitto di ricettazione può essere realizzato anche con dolo eventuale; viene quindi confermata la possibilità di inferire la consapevolezza dell'origine illecita anche dall'accettazione del rischio.

Massime di principio

  • La produzione di scontrini o documenti non prova automaticamente e da sola la legittima provenienza della merce: il giudice valuta l'insieme delle circostanze (luogo di vendita, assenza di garanzie, etichette contraffatte, comportamento dell'imputato).
  • Un errore o travisamento su singoli elementi probatori può essere superato in cassazione se la decisione è sorretta da molteplici e autonomi elementi di prova; per la cassazione il ricorrente deve dimostrare che il travisamento è stato decisivo e ha compromesso l'intero impianto argomentativo.
  • La vendita su bancarelle o canali non ufficiali, associata all'assenza di documentazione di acquisto da rivenditori autorizzati, costituisce indizio forte della consapevolezza dell'origine illecita dei beni.
  • Nel reato di ricettazione è possibile affermare la responsabilità anche a titolo di dolo eventuale: basta che l'agente abbia accettato il rischio che la merce fosse di illecita provenienza.
  • In fase di impugnazione per travisamento della prova è necessario specificare chiaramente perché l'elemento travisato, se escluso o correttamente interpretato, renderebbe insostenibile la decisione nel suo complesso.
  • La difesa, se intende usare documenti come gli scontrini per dimostrare la lecita provenienza, dovrebbe cercare di produrre elementi che colleghino espressamente quei documenti all'acquisto degli specifici beni (es. fatture, garanzie, prove di pagamento) per evitare che i giudici valorizzino altri indici probatori.

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