Cassazione Penale, Sentenza n. 25540/2024 del 28/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore impugna l'ordinanza del Tribunale di Cosenza che, ai sensi dell'art. 671 c.p.p., ha ricondotto in continuazione i reati di detenzione e porto abusivo di arma clandestina e di calunnia, rideterminando la pena complessiva. Si censura la decisione per violazione di legge e vizio di motivazione: il Tribunale avrebbe valorizzato la contiguità cronologica e funzionale delle condotte senza verificare se, al momento del primo reato, Fumai avesse effettivamente progettato, almeno nelle linee essenziali, di calunniare gli operanti in caso di controllo e arresto. Il Procuratore sostiene che la calunnia è sopravvenuta in conseguenza dell'arresto e di circostanze contingenti, non frutto di un progetto criminoso originario.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia motivato in modo viziato la ricomprensione in continuazione dei reati e che mancassero prove della preordinazione del reato di calunnia al momento della detenzione e del porto dell'arma. L'ordinanza impugnata è stata annullata senza rinvio, atteso il definitivo riscontro dell'insussistenza delle condizioni per applicare la continuazione ex art. 671 c.p.p.; quindi non è stata confermata la rideterminazione della pena a tre anni e tre mesi come operata dal Tribunale di Cosenza.
Norme richiamate
art. 671 cod. proc. pen.
Norma invocata per la determinazione della pena in presenza di continuazione tra più reati; la Corte interpreta che l'applicazione richiede la dimostrazione che i reati costituiscano parte di un unico programma criminoso originariamente progettato.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principi sulla continuazione)
Richiesto accertamento di concreti indicatori della unità di disegno criminoso: omogeneità dei reati e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità esecutive, nesso causale, sistematicità e preordinazione almeno nelle linee essenziali; non è sufficiente la mera contiguità o presunzioni logiche.
Massime di principio
- La continuazione richiede che i reati siano stati concepiti nell'ambito di un programma criminoso unico sin dall'inizio; la mera successione temporale o un nesso funzionale non sono sempre sufficienti.
- Il giudice (sia di merito sia dell'esecuzione) deve motivare con elementi concreti la preordinazione: indici rilevanti sono omogeneità delle condotte, contiguità spazio-temporale, modalità operative, causalità e pianificazione.
- Se un reato sopravviene per circostanze contingenti e opportunistiche (es. una dichiarazione calunniosa resa in seguito a un arresto), può essere considerato occasionale e dunque escludere la continuazione.
- Non è consentito basare il riconoscimento della continuazione su congetture, presunzioni insufficienti o sulle sole considerazioni cronologiche; occorre prova o elementi fortemente indicativi della progettazione iniziale.
- In sede di impugnazione la Cassazione può annullare senza rinvio quando risulta definitivamente accertata l'insussistenza delle condizioni normative per applicare la continuazione.
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