Cassazione Penale, Sentenza n. 16725/2023 del 19/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di dissequestro delle quote societarie e dei beni aziendali. Il ricorrente sosteneva l'estraneità della società ai fatti contestati (tra cui ipotesi di associazione di tipo mafioso e altre fattispecie penalmente rilevanti) richiamando anche che il mezzo visto sul cantiere era diverso da quello di proprietà della società. Il ricorrente invocava la violazione degli articoli 416-bis c.p. e 240 c.p. rispetto all'applicazione del sequestro.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto sussistenti gravi indizi di reato e un vincolo tra i reati ipotizzati e i beni aziendali sequestrati, sulla base di una valutazione complessiva delle indagini: intercettazioni che indicavano l'esigenza che "il cemento lo deve gettare RUCCELLA", l'uso di società "schermo", fatturazioni con DR Service e rapporti consolidati con PREV Costruzioni/Prev Calcestruzzi che collegavano la società alle attività del cantiere e agli utili derivanti. La circostanza che l'automezzo osservato fosse diverso è stata ritenuta marginale rispetto al quadro probatorio complessivo. Conseguentemente il sequestro è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 416-bis c.p.
Richiamata come fattispecie rilevante nel quadro accusatorio (associazione di tipo mafioso). La Corte ha ritenuto che le intercettazioni e i rapporti commerciali potessero costituire indizi gravi della partecipazione, anche mediata, della società alle dinamiche criminali contestate, giustificando il vincolo tra reato e beni sequestrati.
art. 240 c.p.
Centrata tra le norme richiamate nell'impugnazione come altra fattispecie penale pertinente. Dal testo emerge che la norma è stata considerata nel più ampio contesto delle indagini e del collegamento tra attività societarie e profitti derivanti dalle condotte contestate, contribuendo alla valutazione della sussistenza del vincolo tra reato e beni.
Massime di principio
- Per il mantenimento di un sequestro preventivo su quote societarie e beni aziendali occorrono gravi indizi di reato e un concreto vincolo tra le attività illecite ipotizzate e il patrimonio oggetto di sequestro.
- Intercettazioni, fatturazioni, rapporti commerciali consolidati e l'uso di società "schermo" possono costituire elementi idonei a dimostrare quel nesso indiziario anche quando non emergano collegamenti diretti e immediati (es. presenza del mezzo aziendale sul luogo).
- La mancata corrispondenza di singoli elementi materiali (come l'assenza di un automezzo specifico nel cantiere) è spesso considerata marginale se il quadro probatorio complessivo indica una partecipazione economica o gestionale dell'azienda alle attività illecite.
- Per impugnare con successo un sequestro in simili situazioni è utile fornire elementi concreti che escludano il nesso economico tra l'azienda e i profitti derivanti dall'attività contestata: contratti, documentazione amministrativa chiara, prove di autonoma e lecita gestione commerciale, e dimostrazione che rapporti indicati risultano occasionali o privi di collegamento con i fatti contestati.
- In sede di legittimità (Corte di Cassazione) le valutazioni sulla gravità degli indizi e sul nesso tra reato e beni ricevono ampia considerazione: ribaltare la decisione richiede argomentazioni e prove capaci di incidere sulla valutazione complessiva dei fatti.
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