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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10092/2025 del 13/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente ha impugnato la riforma operata dalla Corte di appello di Torino che, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, aveva revocato l'assoluzione pronunciata dal Tribunale di Vercelli (sentenza del 24/05/2022) per il delitto ascritto ex art. 377, comma 3 c.p. I motivi del ricorso alla Corte di Cassazione erano due: (1) violazione dell'art. 603, comma 3 bis c.p.p. per avere la Corte d'appello rinnovato l'istruttoria e acquisito prova documentale nonostante la presunta decadenza del Pubblico Ministero a depositare tali documenti in primo grado; (2) violazione dell'art. 192 c.p.p. e vizio di motivazione per avere la Corte d'appello fondato la riforma sulla rinnovata deposizione del teste Andrea Atzeni, ritenendola più credibile, senza valutare adeguatamente e confutare le testimonianze favorevoli alla difesa (Samantha Congiu e Andrea Sciannimanica) e senza considerare la documentazione difensiva acquisita in primo grado, omettendo così la necessaria motivazione rafforzata richiesta quando l'appello ribalta una sentenza assolutoria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo infondato, confermando che l'art. 603 c.p.p. riconosce al giudice di appello il potere di disporre ex officio la rinnovazione dell'istruttoria quando assolutamente necessario e che tale potere può integrare le lacune probatorie anche a supplenza dell'inerzia delle parti. Il secondo motivo è stato invece ritenuto fondato: la Corte d'appello ha ribaltato l'assoluzione senza fornire la motivazione rafforzata dovuta, non ha confutato specificamente i principali argomenti della decisione di primo grado né spiegato perché le deposizioni di Congiu e Sciannimanica dovessero essere trascurate rispetto alla rinnovata deposizione di Atzeni e alla documentazione acquisita. Per tali ragioni la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di appello di Torino.

Norme richiamate

  • art. 377, comma 3, c.p.

    Norma che individua il reato ascritto all'imputata; nel procedimento è l'oggetto dell'accusa originaria contro la ricorrente.

  • art. 603, comma 3 e comma 3-bis, c.p.p.

    Attribuisce al giudice di appello il potere di disporre, anche d'ufficio quando assolutamente necessario, la rinnovazione dell'istruttoria e l'assunzione di nuove prove; la Corte ha confermato la legittimità di tale potere anche in presenza di materiale probatorio che le parti potevano produrre ma non hanno prodotto.

  • art. 507, c.p.p.

    Richiamato come corrispondente potere del giudice di primo grado di disporre d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova quando necessario per integrare il compendio probatorio.

  • art. 192, c.p.p.

    Riguarda la valutazione della prova; impugnazione ne denunciava la violazione per una valutazione inesauriente e irragionata delle risultanze probatorie da parte della Corte d'appello.

  • art. 533, comma 1, c.p.p.

    Stabilisce che la condanna richiede la prova della colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio; la Cassazione ha ritenuto che la Corte d'appello non abbia dato conto adeguato del confronto con le ragioni dell'assoluzione, violando l'obbligo di motivazione rafforzata.

Massime di principio

  • Il giudice d'appello può, se sussiste un'assoluta esigenza probatoria, rinnovare l'istruttoria e acquisire nuove prove anche d'ufficio, e non è automaticamente precluso dall'inerzia delle parti.
  • Quando la Corte d'appello riforma una sentenza assolutoria in peius ha l'obbligo di motivazione rafforzata: deve esporre le linee portanti del nuovo ragionamento probatorio e confutare specificamente i principali argomenti che avevano portato all'assoluzione nel primo grado.
  • L'acquisizione di nuova prova in appello non esime il giudice dall'obbligo di porre tale prova in relazione con le risultanze del primo grado e spiegare perché le precedenti valutazioni (in particolare testimonianze decisive per l'assoluzione) risultino ora superate o non credibili.
  • La violazione dell'obbligo di confrontare e confutare le ragioni della sentenza di primo grado può determinare l'annullamento con rinvio e l'obbligo per la Corte territoriale di svolgere un nuovo giudizio conforme ai principi di motivazione richiesti.
  • Per la difesa è strategico far emergere e documentare le motivazioni chiave che hanno sostenuto l'assoluzione in primo grado, poiché l'appello che riforma l'assoluzione dovrà affrontare e confutare esplicitamente quei punti.

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