Cassazione Civile, Ordinanza n. 14616/2025 del 31/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (contribuente)
La controversia
La controversia nasce da un avviso di accertamento TIA relativo agli anni 2008-2011 notificato da una società concessionaria del servizio di accertamento del tributo per conto dell'ente locale. La contribuente ha contestato, in primo e principale motivo di ricorso per cassazione, la legittimazione attiva e il potere accertativo della concessionaria, sostenendo che il contratto di affidamento richiamato dai giudici di merito era stato stipulato solo il 6 novembre 2012 e non poteva dunque giustificare l'attività di accertamento e riscossione di annualità anteriori. La ricorrente ha inoltre denunciato violazione dell'art. 115 c.p.c., omesso esame di un fatto decisivo e nullità della sentenza per motivazione apparente. La Corte rileva che i giudici di merito avevano fondato la legittimazione della concessionaria sul contratto del 6 novembre 2012, senza che tale documento fosse stato prodotto nei gradi di merito e senza spiegare in che modo esso potesse estendersi alle annualità oggetto dell'avviso; la questione non poteva essere risolta richiamando la contumacia dell'ente locale o il fatto notorio. Gli altri motivi di ricorso restano assorbiti.
La decisione
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, decide nel merito accogliendo il ricorso originario della contribuente contro l'avviso di accertamento TIA. Compensa le spese dei gradi di merito tra tutte le parti e pone a carico della controricorrente le spese del giudizio di cassazione, con compensazione delle spese nei confronti delle parti intimate rimaste tali.
Norme richiamate
art. 360 c.p.c.
primo comma, nn. 3), 4) e 5)
i vizi denunciabili in cassazione non possono essere usati per ottenere una rivalutazione del merito; il travisamento del contenuto oggettivo della prova ha rimedi differenti a seconda che riguardi un fatto processuale o sostanziale.
art. 115 c.p.c.
il giudice non può fondare la decisione su fatti/prove non ritualmente acquisiti o non contestati nei limiti consentiti; nel caso concreto la doglianza è stata valorizzata in relazione alla mancanza di prova del titolo di legittimazione della concessionaria.
art. 111 Cost.
è censurabile la motivazione meramente apparente, ossia fondata sul mero richiamo di un documento senza spiegazione della sua effettiva rilevanza decisoria.
art. 36 d.lgs. 546/92
anche nel processo tributario la sentenza deve essere adeguatamente motivata; nel caso concreto è stata ravvisata una motivazione apparente sulla legittimazione della concessionaria.
art. 395, n. 4, c.p.c.
il travisamento del contenuto oggettivo della prova trova il suo rimedio tipico nella revocazione per errore di fatto, quando ricorrano i relativi presupposti.
art. 53, comma 1, d.lgs. 446/97
è richiamato come norma relativa all'albo degli affidatari di accertamento e riscossione dei tributi locali; nel caso concreto, l'iscrizione all'albo non è stata ritenuta sufficiente, da sola, a dimostrare la legittimazione per annualità anteriori al contratto richiamato.
art. 384 c.p.c.
quando non occorrono ulteriori accertamenti di fatto, la Corte di cassazione può decidere la causa nel merito.
Massime di principio
- Il vizio di motivazione apparente ricorre quando il giudice fonda la decisione sul mero richiamo di un documento o di un fatto, senza spiegare in modo intellegibile perché esso sia idoneo a sorreggere il decisum.
- La legittimazione del concessionario alla riscossione o all'accertamento di tributi locali deve risultare da un valido atto di conferimento dell'incarico riferibile alle annualità oggetto dell'atto impositivo; non basta la mera iscrizione all'albo o un richiamo astratto alla qualità di concessionario.
- Un fatto specifico contestato dalla parte non può essere supplito dal giudice mediante il ricorso al fatto notorio o alla contumacia di altri soggetti, quando tale fatto richieda fonti contrattuali o amministrative puntualmente dimostrate.
- Il travisamento del contenuto oggettivo della prova ha strumenti di tutela distinti: revocazione per errore di fatto quando la svista riguarda il fatto probatorio in sé, cassazione quando il travisamento investe un fatto processuale o sostanziale oggetto di decisione.
- Se la cassazione accerta un vizio che consente la decisione immediata e non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, può decidere nel merito ai sensi dell'art. 384 c.p.c.
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