Sentenza n. 672/2026 - Ancona, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: atti consiliari e dirigenziali di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 di terreni già oggetto di una risalente e inconclusa procedura espropriativa
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente, che aveva venduto i terreni ai controinteressati nel settembre 2022, ha impugnato gli atti con cui il Comune di Ancona aveva disposto l'acquisizione sanante dei fondi al patrimonio indisponibile. Ha sostenuto di conservare interesse al ricorso perché gli acquirenti lo avevano citato davanti al giudice ordinario, prospettando domande di annullamento o risoluzione della compravendita, anche per evizione, e perché era stato disposto il sequestro conservativo dei suoi beni. Nel merito ha dedotto: l'inapplicabilità del testo unico sulle espropriazioni a una dichiarazione di pubblica utilità risalente al 1999; la nullità o illegittimità degli atti per incompetenza o difetto assoluto di attribuzione, ritenendo necessaria la competenza del consiglio comunale; l'assenza di una valida delega consiliare per uno dei decreti di acquisizione; l'insussistenza dei presupposti di fatto dell'art. 42-bis d.P.R. 327/2001, per la mancata utilizzazione o modificazione dei terreni da parte del Comune; nonché il difetto di motivazione in ordine alle eccezionali ragioni di interesse pubblico e alla comparazione con la posizione dei privati.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, senza esaminare i motivi di merito. L'interesse a ricorrere deve essere concreto, attuale e consistente in un'utilità pratica, diretta e immediata ottenibile dall'annullamento. Il ricorrente non era più proprietario dei terreni quando gli atti impugnati erano stati adottati e, pertanto, gli atti non incidevano direttamente sulla sua posizione. L'eventuale precedente partecipazione al procedimento non era sufficiente a fondare la legittimazione processuale. Il giudice ha escluso che il giudizio amministrativo fosse pregiudiziale rispetto alla causa civile promossa dagli acquirenti: le domande civili relative al vizio del consenso e alla mancata consegna riguardavano la situazione materiale dei fondi e la correttezza delle informazioni fornite al momento della vendita, elementi indipendenti dalla successiva scelta del Comune di ricorrere all'acquisizione sanante. Anche rispetto alla prospettata evizione, gli atti ex art. 42-bis hanno efficacia ex nunc e sono successivi alla compravendita, sicché non impediscono retroattivamente l'acquisto già perfezionato dagli acquirenti. Inoltre, l'eventuale annullamento degli atti non avrebbe assicurato al ricorrente alcuna utilità concreta, poiché il Comune avrebbe potuto riadottare gli atti emendati dai vizi oppure avviare una nuova procedura espropriativa. Le spese sono state compensate in ragione della particolarità della vicenda.
Norme richiamate
art. 100 c.p.c.
l'interesse a ricorrere, quale species dell'interesse ad agire, deve avere le caratteristiche della concretezza e dell'attualità e deve consistere in una utilità pratica, diretta ed immediata
L'interesse a ricorrere richiede che l'annullamento richiesto sia concretamente idoneo a procurare al ricorrente un'utilità pratica, diretta e immediata.
art. 39 c.p.a.
Consente l'applicazione, nel processo amministrativo, dell'art. 100 c.p.c. in materia di interesse ad agire.
art. 42-bis d.P.R. 327/2001
Il provvedimento di acquisizione sanante produce effetti non retroattivi; l'acquisizione successiva alla compravendita non impedisce l'acquisto anteriormente perfezionato e non determina, per ciò solo, un'ipotesi di evizione.
art. 21-septies l. 241/1990
Richiamato dal ricorrente per dedurre la nullità degli atti per difetto assoluto di attribuzione; la sentenza non esamina nel merito tale censura per l'inammissibilità del ricorso.
art. 42 d.lgs. 267/2000
Richiamato dal ricorrente in relazione alla competenza del consiglio comunale; la questione non è stata esaminata nel merito.
Massime di principio
- L'interesse a ricorrere nel processo amministrativo deve essere concreto, attuale e diretto: l'annullamento richiesto deve essere idoneo a procurare immediatamente al ricorrente un'utilità pratica, non una mera utilità riflessa o indiretta.
- La qualità di precedente proprietario o la partecipazione al procedimento amministrativo non fondano, da sole, la legittimazione e l'interesse a impugnare un provvedimento adottato quando il soggetto non era più titolare della situazione giuridica incisa.
- La legittimazione procedimentale, collegata a finalità collaborative, è distinta dalla legittimazione processuale e non comporta automaticamente la sussistenza dell'interesse a ricorrere.
- L'impugnazione di un successivo atto amministrativo di acquisizione sanante non è pregiudiziale rispetto alle controversie civili fondate sulla situazione materiale del bene, sulla correttezza delle informazioni rese nella compravendita o sulla mancata consegna, quando tali pretese prescindono dalla legittimità dell'atto amministrativo impugnato.
- Poiché l'acquisizione ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 ha efficacia ex nunc, un provvedimento adottato dopo la compravendita non impedisce retroattivamente l'acquisto del diritto e non determina, per tale solo fatto, l'evizione dell'acquirente.
- L'interesse a ricorrere manca quando l'eventuale annullamento dell'atto non garantirebbe alcun risultato utile, perché l'amministrazione potrebbe riadottare un provvedimento emendato dai vizi oppure avviare una nuova procedura espropriativa.
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