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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23047/2023 del 25/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 23/11/2022 del Tribunale del riesame di Firenze che aveva confermato il rigetto della richiesta di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di Vincenzo Pilla e Vieri Romagnoli in relazione al capo 7 (omissione del pagamento di imposte e contributi e concorso nel condurre la società fallita Antiche Tipografie al fallimento). La P.M. censura la mancata valutazione della gravità indiziaria e del nesso di causalità tra le omissioni (luglio-novembre 2018) e l'aggravamento del dissesto, sostenendo che Pilla e Romagnoli avrebbero agito come consulenti decisivi e presentato il prestanome Brogi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore, ritenendo inammissibili le censure. La decisione del Tribunale del riesame non appare manifestamente illogica: pur riconoscendo che il Tribunale ha errato nel sostenere l'irrilevanza penale del mero aggravamento del dissesto, la Corte ha ritenuto che non fosse possibile in questa sede di legittimità riesaminare compiutamente il compendio indiziario e sostituire la valutazione del merito sulla attribuibilità della condotta a Pilla e Romagnoli. Pertanto il provvedimento di rigetto della misura è stato confermato.

Norme richiamate

  • R.D. 16 maggio 1942, n. 267, art. 223, secondo comma, n. 2

    La Corte ricorda che ai fini della bancarotta impropria la norma punisce anche l'operazione che abbia cagionato l'aggravamento di un dissesto già preesistente; il nesso causale non è escluso dalla preesistenza di altra causa grazie al concorso causale (art. 41 c.p.)

  • art. 41 cod. pen.

    Richiamato per spiegare il concorso causale: più cause possono concorrere a produrre l'evento (fallimento) e quindi l'aggravamento del dissesto è rilevante penalmente

  • Sezioni Unite, sent. n. 11 del 22/03/2000 (Audino)

    Principio sui limiti del sindacato di legittimità in tema di misure cautelari: la Cassazione verifica la congruenza logico-giuridica della motivazione ma non può sostituirsi al giudice del merito nelle valutazioni probatorie

  • Giurisprudenza di legittimità citata (Sez. 4 n. 26992/2013; Sez. 2 n. 27866/2019; Sez. 5 n. 40998/2014 - Concu)

    Ulteriori precisazioni che delimitano il sindacato di legittimità sulle misure cautelari e confermano la punibilità dell'aggravamento del dissesto

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari è limitato: la Corte verifica la congruenza logica e giuridica della motivazione, non può riesaminare ex novo il compendio probatorio o sostituirsi al giudice del merito.
  • Per ottenere misure cautelari personali è necessario dimostrare grave indizio di colpevolezza specificamente riferibile all'imputato; la mera presenza di un ampio quadro indiziario nel fascicolo non garantisce successo se il collegamento causale e la responsabilità individuale non sono adeguatamente argomentati.
  • L'aggravamento di un dissesto già esistente è rilevante ai fini dell'art. 223 R.D. 267/1942: la condotta che peggiora il dissesto può integrare responsabilità penale se è dimostrabile il contributo colposo o doloso dell'agente al verificarsi dell'evento.
  • Quando la contestazione riguarda consulenti o professionisti (es. commercialisti, avvocati), per l'applicazione di misure cautelari occorrono elementi che dimostrino il loro effettivo potere decisionale o la capacità di influenzare le scelte gestionali, non solo la semplice prestazione di consulenza o la partecipazione formale.
  • Nel formulare impugnazioni cautelari devi focalizzarti non solo sul cumulo di indizi ma su eventuali errori logici manifesti nella motivazione del giudice di merito: solo tali errori possono giustificare l'intervento della Cassazione.

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