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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22397/2023 del 24/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 10/12/2022 che aveva confermato la custodia in carcere e qualificato le condotte nei capi 3) e 5) come tentata estorsione ed estorsione con aggravante del "metodo mafioso". Il ricorso contestava: 1) la qualificazione delle condotte come estorsione (anziché esercizio arbitrario delle proprie ragioni) per i capi 3) e 5), sostenendo che gli interventi di terzi erano finalizzati esclusivamente al recupero di crediti altrui; 2) la sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 416-bis, comma 1 (metodo mafioso), rilevando l'assenza di elementi idonei a dimostrare una capacità persuasiva tipica di vincoli associativi e la mancanza di condizione di assoggettamento/omertà delle vittime.

La decisione

La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso: ha rigettato le censure relative alla qualificazione dei fatti come estorsione (confermando la sussistenza dei gravi indizi per i reati indicati nei capi 3), 5) e 6) e la qualificazione come tentata estorsione/estorsione) e ha ritenuto infondate le argomentazioni difensive sulla mancanza di riscontri. Tuttavia, ha annullato con rinvio l'ordinanza limitatamente alla statuizione sull'aggravante del "metodo mafioso" (art. 416-bis, comma 1) con riferimento ai reati dei capi 3) e 5), ritenendo la motivazione del Tribunale carente nel descrivere le specifiche modalità della minaccia e la connessione con una capacità persuasiva derivante dal vincolo associativo. Ha quindi disposto il rinvio al Tribunale di Potenza per un nuovo esame esclusivamente sulla sussistenza di tale aggravante e ha indicato la necessità di rivalutare le esigenze cautelari in conseguenza dell'eventuale esito diverso.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Disciplina l'associazione mafiosa; la pronuncia richiama la necessità di valutare l'esistenza e l'operatività del clan Riviezzi per l'inquadramento delle condotte nel contesto associativo e per il rilievo delle aggravanti connesse

  • art. 416-bis, comma 1 cod. pen. (aggravante "metodo mafioso")

    L'aggravante richiede che la minaccia/violenza, nell'occasione del reato, abbia assunto modalità tali da evocare la sensibilità della vittima circa l'appartenenza a un sodalizio mafioso e sia idonea a determinare una condizione di assoggettamento e omertà; la Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale insufficiente a dimostrare tale elemento

  • art. 629 cod. pen. (estorsione)

    Codifica il reato di estorsione; la Corte ha confermato che gli elementi probatori indicati (minacce, intervento di terzi, invocazione di nomi di pregiudicati, modalità intimidatorie) possono far ritenere il dolo di estorsione se indicano la piena consapevolezza dell'ingiustizia della pretesa

  • art. 393 cod. pen. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni)

    Differenziazione rispetto all'estorsione basata sull'elemento psicologico: l'art. 393 presuppone la convinzione, anche se erronea, di esercitare un diritto; la sentenza richiama i criteri giurisprudenziali per distinguere le due fattispecie

  • art. 110 cod. pen. (concorso di persone nel reato)

    Richiamato nella ricostruzione del concorso di terzi nell'azione delittuosa: il terzo che agisce per un interesse proprio concorre nel reato di estorsione, non si limita ad aiutare il titolare della pretesa

  • art. 628, comma terzo, n. 3 cod. pen. (detenzione/porto d'arma con aggravanti)

    Richiamato in relazione ai capi relativi alla detenzione e uso di arma; il Tribunale aveva escluso l'aggravante per alcuni capi e la Corte ne ha preso atto nel riesame complessivo

  • art. 309, co. 7 cod. proc. pen.

    Indica la competenza per il giudice del riesame cui rinviare il provvedimento cautelare: la Cassazione ha disposto il rinvio al Tribunale di Potenza, competente ai sensi della norma, per il nuovo esame dell'aggravante

Massime di principio

  • La distinzione fra esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393) ed estorsione (art. 629) si fonda principalmente sull'elemento soggettivo: buona fede ragionevole del titolare della pretesa vs. consapevolezza dell'ingiustizia della pretesa; in assenza di ammissioni, il dolo si desume da elementi indiziari e dal "modo di fare"
  • Se un terzo interviene solo per recuperare il credito per conto del titolare (senza tornaconto), la fattispecie può configurarsi come esercizio arbitrario delle ragioni; se invece emerge un interesse proprio o una distribuzione dei profitti, si configura il concorso nell'estorsione
  • Per qualificare l'aggravante del "metodo mafioso" non è sufficiente la mera presenza di minacce, armi o l'invocazione di nomi di pregiudicati: è necessario descrivere e provare modalità della minaccia tali da evocare il vincolo associativo e l'effetto di assoggettamento/omertà sulla vittima
  • In sede di riesame e di legittimità il giudice deve motivare specificamente quali elementi indiziari colleghino la condotta intimidatoria alla capacità persuasiva derivante da un vincolo associativo; una motivazione generica o meramente elencativa può comportare annullamento e rinvio
  • La valutazione delle esigenze cautelari è strettamente connessa all'esito della ricostruzione dell'aggravante: se l'aggravante mafiosa viene esclusa o riconsiderata, può rendersi necessaria una revisione della misura cautelare
  • Le censure basate solo su generiche contestazioni della inattendibilità di collaboratori o sulla mancanza di riscontri devono essere specifiche; una ricostruzione analitica dei fatti con riscontri può sostenere la configurazione dell'estorsione anche in presenza di dichiarazioni di collaboratori

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