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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1878/2022 del 17/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte di cassazione ritenuta affetta da molteplici errori materiali e percettivi: 1) confisca di due immobili (quota di Granata e immobile intestato a Noventi) nonostante provenienze ereditarie o donative; 2) errata individuazione del momento genetico della costituzione del patrimonio di Granata (attribuito al 1991 con l'apertura del bar 'Champs Elysees' invece di periodi precedenti come 1984 o addirittura origine familiare); 3) omissione o travisamento dell'esistenza di redditi e beni di familiari che avrebbero potuto giustificare l'origine della ricchezza; 4) pretermissione di intercettazioni rilevanti su ventuno utenze senza contatti con il clan; 5) mancata considerazione di una sentenza di merito anteriore (Corte d'appello di Napoli 4/5/2011) che avrebbe contraddetto la ricostruzione patrimoniale; 6) per Noventi ed Elisa, richiesta che l'assoluzione fosse qualificata 'perché il fatto non sussiste' invece che 'perché il fatto non costituisce reato' per ottenere la revoca delle confische. È stata altresì sollevata questione di applicabilità dell'art. 625-bis cod. proc. pen. ai soggetti non condannati e richiesta, in via incidentale, la sospensione degli effetti della confisca.

La decisione

I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha ritenuto che: a) il rimedio straordinario ex art. 625-bis cod. proc. pen. è riservato al 'condannato' e non può essere esteso per analogia agli assolti; b) le doglianze dedotte avevano natura valutativa e non costituivano un errore percettivo di fatto tale da giustificare il rimedio straordinario (mancava la prova che l'eventuale svista avesse condizionato in modo decisivo il giudizio); c) le statuizioni di confisca non rientrano nel novero delle pronunce suscettibili del rimedio quando non attengono direttamente alla dichiarazione di responsabilità penale; d) le censure relative a omissioni o pretermissioni non sono state dimostrate come decisive rispetto al complesso probatorio. Per questi motivi i ricorsi sono stati respinti e ciascun ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Il rimedio straordinario per errore di fatto è riservato al 'condannato'; richiede un errore percettivo (svista/quivoco nella lettura degli atti della Cassazione) che abbia inciso in modo decisivo sulla decisione. Non è suscettibile di applicazione analogica e non copre errori valutativi o questioni tipicamente di merito.

  • art. 12-sexies, d.l. 306/1992 e art. 416-bis cod. pen.

    Norme utilizzate per la statuizione della confisca per reati di tipo mafioso: la confisca dei beni riferiti a intestazioni fittizie è prevista nell'ambito del contrasto alla criminalità organizzata; la sentenza ricorda però che il rimedio straordinario non è idoneo a sindacare tali statuizioni quando si tratta di misure patrimoniali non direttamente rientranti nella pronuncia di condanna sul piano della libertà personale.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Base normativa per la condanna alle spese del procedimento e per il pagamento in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità dei ricorsi, così come quantificato dalla Corte.

  • Sez. U, n. 16103 del 27/03/2002 (Basile) e Sez. U, n. 13199 del 21/07/2016 (Nunziata)

    Precedenti delle Sezioni Unite richiamati per affermare la natura eccezionale del ricorso straordinario per errore di fatto, il divieto di applicazione analogica dell'istituto e il necessario confine tra errori percettivi ammissibili e valutazioni di merito non sindacabili con questo rimedio.

  • Giurisprudenza di merito citata (es. Falzetta, Mastropietro, Seidita, Pelle, D'Ausilio)

    Giudicati richiamati a conferma del principio secondo cui misure patrimoniali o di prevenzione e statuizioni accessorie non sono normalmente sindacabili con il rimedio straordinario, e che l'eccezione prevista dall'art. 625-bis non estende la propria tutela ai non condannati.

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario per errore di fatto ex art. 625-bis c.p.p. è uno strumento eccezionale riservato al soggetto condannato; non può essere esteso agli assolti che contestino misure patrimoniali a loro intestate.
  • Per essere ammissibile il ricorso deve dimostrare un vero errore percettivo (svista o equivoco) nella lettura degli atti della Corte di cassazione, non una diversa valutazione delle prove o un contrasto di merito.
  • L'errore invocato deve essere decisivo: bisogna provare che, senza quella svista, la decisione sarebbe stata diversa.
  • Le statuizioni di confisca o altre misure patrimoniali non rientrano automaticamente nella tutela prevista dal rimedio se non sono strettamente connesse con la dichiarazione di responsabilità penale intesa a incidere sulla libertà personale.
  • Chi contesta omissioni di documenti o captazioni deve dimostrarne la totale pretermissione e la rilevanza decisiva rispetto al complesso probatorio; mere osservazioni sulla valutazione probatoria non sono sufficienti.
  • In situazioni simili, se si è assolti ma si subisce una confisca, è preferibile valutare strumenti alternativi (ricorsi amministrativi, azioni civili, istanze di revoca o rimedi costituzionali ben motivati) piuttosto che il ricorso straordinario per errore di fatto.
  • Le questioni di costituzionalità sull'irragionevolezza della limitazione del rimedio ai soli condannati sono difficili da accogliere, salvo chiara e specifica violazione di principi costituzionali dimostrabile con argomentazione rigorosa.

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