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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39141/2025 del 03/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Taranto che aveva rigettato l'istanza di affidamento in prova (ex art. 47 legge 26 luglio 1975, n. 354) avanzata da Salvatore DI SOMMA. Il rigetto era motivato dalla presunta "irreperibilità di fatto" del condannato, ritenuta ostativa all'accesso alla misura alternativa per mancanza di collaborazione e per difetto dei riferimenti necessari al percorso extramurario. Il ricorrente ha denunciato errori di notifica (avviso di udienza notificato al difensore quale domiciliatario e non al domicilio eletto dall'interessato) e vizio di motivazione, sostenendo che il Tribunale avrebbe dovuto accertare le informazioni relative al domicilio eletto e acquisire notizie dagli organi competenti prima di fondare il rigetto sull'assenza di un domicilio in Italia.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il condannato aveva eletto domicilio in Castellammare di Stabia (15/06/2024) e che il Tribunale di Sorveglianza si era limitato a rilevare la cancellazione anagrafica da Taranto senza verificare la reale reperibilità; non era stata notificata l'udienza al domicilio eletto né erano state acquisite informazioni dalla polizia giudiziaria o dagli organi dell'esecuzione penale esterna competenti. La definizione di "irreperibilità" era pertanto meramente asserita e non provata. L'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata al Tribunale di Sorveglianza di Taranto per un nuovo giudizio di merito.

Norme richiamate

  • legge 26 luglio 1975, n. 354 (art. 47)

    Norma che disciplina l'affidamento in prova al servizio sociale; la Corte invita a verificare i presupposti materiali per l'accesso alla misura alternativa (reperibilità, collaborazione, riferimenti per il percorso extramurario) prima di escluderne la concessione.

  • codice di procedura penale (artt. 164 e 666, comma 3)

    Riferimenti relativi alle regole di notifica e alla rappresentanza/ domiciliazione processuale: la notificazione dell'avviso di udienza doveva essere valutata in relazione al domicilio eletto dall'interessato e non solo alla cancellazione anagrafica.

  • codice di procedura penale (art. 656, comma 5)

    Norma richiamata in merito all'ordine di carcerazione con decreto di sospensione; rilevante per la ricostruzione dei fatti e per stabilire che la polizia giudiziaria aveva recentemente reperito il condannato nel luogo in cui poi egli ha eletto domicilio.

Massime di principio

  • La semplice cancellazione dall'anagrafe del luogo di ultima residenza non è di per sé sufficiente a dichiarare l'"irreperibilità di fatto"; il giudice deve verificare effettivamente la reperibilità prima di escludere misure alternative.
  • Quando il condannato ha eletto un domicilio, gli avvisi e le notifiche rilevanti per il procedimento devono essere inviati anche a quel domicilio; il mancato accertamento presso il domicilio eletto può viziara la decisione.
  • Il rifiuto della misura alternativa per presunta mancata collaborazione richiede prova della mancata collaborazione; non è sufficiente un'affermazione generica non supportata da accertamenti concreti.
  • Il Tribunale deve acquisire informazioni dagli organi di polizia giudiziaria e dagli uffici dell'esecuzione penale esterna competenti prima di fondare un giudizio negativo sui presupposti del percorso extramurario.
  • In presenza di vizi procedurali o di carenze istruttorie relative alla reperibilità o alle notifiche, il rimedio corretto può essere l'annullamento con rinvio per un nuovo esame di merito, così da permettere una valutazione completa e motivata dei requisiti per la misura alternativa.

Testo integrale

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