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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24621/2023 del 07/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva confermato la custodia cautelare in carcere. Ad Antonio Colasuonno vengono contestati: partecipazione a un'associazione finalizzata al narcotraffico (sodalizio di 'ndrangheta denominato "Banana") e concorso in estorsione ai danni dei titolari del supermercato Conad City di Cosenza, mediante riscossione di "pizzo" materialmente realizzato tramite il ritiro di cesti natalizi. Il ricorrente ha dedotto cinque motivi: 1) nullità dell'ordinanza per mancata autonoma valutazione (art. 292 c.p.p.); 2) omessa/apparente motivazione sulla gravità indiziaria in relazione alla partecipazione al sodalizio (mancanza di riscontri, assenza in dichiarazioni dei collaboratori, conversazioni non probatorie); 3) omessa/apparente motivazione sulla gravità indiziaria in relazione al capo estorsione (assenza di collegamento tra ritiro dei cesti e mandato estorsivo); 4) errata qualificazione giuridica delle condotte (ritiro cesti non riconducibile a estorsione e rapporti di amicizia non a partecipazione associativa); 5) difetto di motivazione sulle esigenze cautelari e sulla inadeguatezza della custodia in carcere rispetto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile per mancato confronto critico con il punto specifico dell'ordinanza impugnata; gli altri motivi sono stati ritenuti infondati. La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente valutato gli elementi indiziari (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni, conversazioni che indicano partecipazione alle dinamiche di spaccio e riunioni contabili, annotazioni della vittima sul pagamento dei cesti e riscontri intercettivi), nonché il contributo materiale del ricorrente nella riscossione dell'estorsione. Sulla sussistenza delle esigenze cautelari la Corte ha ritenuto applicabile la presunzione relativa di cui all'art. 275, comma 3 c.p.p., e ha condiviso la valutazione che la custodia in carcere fosse adeguata e necessaria (ruolo del ricorrente, struttura operativa dell'associazione, rischio di reiterazione e di contatti con sodali). Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 74

    Norma sul regime integrato delle sostanze stupefacenti: contestata l'associazione finalizzata al narcotraffico. La Corte ha ritenuto che la prova della partecipazione al sodalizio potesse emergere da 'facta concludentia' (contatti, compiti, rifornimenti, riunioni, strumenti logistici) e che tali elementi fossero presenti.

  • Codice penale, art. 416-bis

    Contestazione di partecipazione a un'associazione di tipo mafioso. La Corte ha interpretato la norma in senso che la partecipazione può emergere anche da comportamenti e rapporti continuativi, e ha ritenuto integrati i profili indiziari a carico del ricorrente.

  • Codice penale, art. 629 e art. 628, comma 3, nn. 1 e 3

    Norme relative all'estorsione e alla rapina (richiamate nella contestazione): la Corte ha ritenuto sufficiente ai fini del concorso nell'estorsione la coscienza e volontà di contribuire all'illecito e ha valutato il ritiro dei cesti quale contributo materiale riscossorio con riscontri testimoniali e documentali.

  • Codice di procedura penale, art. 292, comma 1, lett. c e c-bis

    Norma sulla nullità per mancata motivazione/autonoma valutazione delle misure cautelari. La Corte ha affermato che l'onere di allegazione grava sul ricorrente e che l'autonoma valutazione del giudice non richiede una riscrittura completa degli atti ma la esplicitazione dei criteri decisionali; nel caso l'assenza di autonomia è stata correttamente esclusa dal Tribunale.

  • Codice di procedura penale, art. 125

    Norma sulle esigenze cautelari e sulla scelta della misura: la Corte ha ritenuto adeguata e individualizzata la valutazione del Tribunale circa la pericolosità e l'inidoneità di misure meno afflittive come gli arresti domiciliari per impedire i contatti con il sodalizio.

  • Codice di procedura penale, art. 275, comma 3

    Presunzione relativa applicabile nei casi di associazioni di tipo mafioso o simili: la Corte ha ritenuto rilevante la presunzione dell'attualità delle esigenze cautelari e l'ha considerata correttamente applicata dal Tribunale nel valutare il rischio di reiterazione e di inquinamento probatorio.

Massime di principio

  • La denuncia di nullità per mancata autonoma valutazione richiede che il ricorrente indichi con precisione quali specifici omessi argomenti avrebbero potuto determinare esiti diversi; la mera ripetizione di censure generiche è spesso inammissibile.
  • La partecipazione a un'associazione di tipo mafioso può essere dimostrata anche tramite 'facta concludentia' (contatti continui, divisione dei compiti, viaggi per rifornimenti, riunioni, annotazioni contabili, intercettazioni), non solo da dichiarazioni dirette di collaboratori.
  • Per il concorso in estorsione è sufficiente la coscienza e volontà di contribuire all'effetto estorsivo: attività materiali come il ritiro/consegna di somme o beni riscossi per conto del gruppo possono integrare il concorso.
  • La valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari può considerare la struttura operativa del gruppo, la capacità di approvvigionamento e il ruolo dell'indagato; sentenze o assoluzioni in procedimenti distinti non cancellano automaticamente il pericolo cautelare.
  • In sede di riesame e cassazione il giudice può richiamare atti e motivazioni precedenti, purché espliciti i criteri adottati; non è obbligatoria una riscrittura integrale della motivazione ma è necessaria una autonoma e critica valutazione.

Testo integrale

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