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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32783/2023 del 27/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugna per violazione di legge la statuizione sulla continuazione contestata nelle pronunce di merito: sostiene che la condotta criminosa fosse un'unica azione in itinere (un unico episodio di impossessamento di più calzature avvenuto nello stesso contesto spazio-temporale) e non plurime azioni distinte tali da integrare il reato continuato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto manifesta l'illogicità della motivazione delle decisioni di merito limitatamente alla ritenuta della continuazione, osservando che non risultava dimostrato che la sottrazione delle diverse paia di scarpe fosse avvenuta in momenti diversi (la semplice circostanza che la ricorrente indossasse un paio di scarpe non è sufficiente). Ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata nella parte relativa alla continuazione e, ai sensi dell'art. 620 lett. l) c.p.p., ha eliminato l'aumento per la continuazione ricalcolando la pena: reclusione anni 1 e mesi 4 e multa di euro 620,00.

Norme richiamate

  • art. 81, 624 e 625 cod. pen.

    Norme invocate a fondamento della contestazione per furto; nella sentenza sono richiamate come base normativa dei reati per i quali la ricorrente era stata condannata, con la questione centrale relativa alla qualificazione come unico reato o come reati plurimi in continuazione.

  • art. 620 lett. l) cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di legittimità, in caso di annullamento limitato alla ritenuta della continuazione, di eliminare l'aumento per continuazione e procedere a nuova determinazione della pena in sede di Cassazione senza rinvio.

  • Sez. 6, n. 22549 del 28/03/2017 (Ghitti ed altro) e Sez. 5, n. 32786 del 25/06/2013 (Caprarotta)

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui, se più condotte derivano da un unico fatto concreto che integra azioni alternative, le azioni minori sono assorbite in quella più grave; viceversa, se le azioni sono distinte ontologicamente, cronologicamente e psicologicamente, si configurano reati distinti e in concorso materiale. Tali principi sono stati utilizzati per valutare la sussistenza della continuazione nel caso concreto.

Massime di principio

  • Per configurare la continuazione tra furti è necessario dimostrare che le azioni siano distinte sul piano ontologico, cronologico e psicologico; la mera pluralità di beni sottratti nello stesso contesto non è sufficiente.
  • Se più appropriazioni avvengono nell'ambito di un unico fatto concreto e simultaneo o di un'unica azione in itinere, va preferita l'interpretazione di un unico reato consumato, con assorbimento delle ipotesi minori.
  • La circostanza che l'agente indossasse un bene (es. un paio di scarpe) non prova di per sé che l'impossessamento di altri beni sia avvenuto in momenti diversi; il giudice deve motivare in che modo emergano distinzioni temporali o intenzionali.
  • In grado di legittimità, quando rilevata un'errata qualificazione della continuazione, la Corte può annullare limitatamente a quella statuizione e, ai sensi dell'art. 620 c.p.p., eliminare l'aumento per continuazione e ricalcolare la pena senza rinvio.
  • Per orientare le decisioni in casi analoghi è essenziale acquisire elementi probatori che mostrino separazione nel tempo, nello spazio o nella volontà criminosa tra le varie sottrazioni; in mancanza di tali elementi, è rischioso applicare la continuazione.

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