Sentenza del 29/07/2024 n. 21092 - Corte di Cassazione
Accertamento - Responsabilità persona giuridica - Responsabilità consulente fiscale
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia aveva irrogato sanzioni per l'anno 2010 alla società C.C. Srl per frodi IVA (missing trader, fatturazioni false, occultamento scritture) e aveva contestato in concorso ad A.A. (che, oltre ad essere stato amministratore per un periodo, aveva poi predisposto e trasmesso il modello Unico 2011) la consapevole indicazione in dichiarazione di elementi passivi fittizi finalizzati ad annullare il debito IVA di Euro 1.050.430,00. In primo e secondo grado i giudici di merito avevano annullato le sanzioni nei confronti di A.A. ritenendo carente la prova della fittizietà societaria e ritenendo che l'art.7 D.L. n.269/2003 (riferibilità esclusiva delle sanzioni alla persona giuridica) impedisse l'applicazione dell'art.9 D.Lgs. n.472/1997. La Corte di Cassazione ha rilevato che la contestazione mossa riguarda la condotta di A.A. come consulente (estraneo) e ha enunciato il principio che l'art.7 non esclude l'applicabilità dell'art.9 nei confronti dell'estraneo che ha concorso nella violazione della persona giuridica.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il primo e il terzo motivo di ricorso proposto dall'Agenzia, ha cassato la sentenza della CTR e ha rinviato alla CTR del Veneto per un nuovo esame. Ha stabilito il principio di diritto secondo cui l'art.7 D.L. n.269/2003, pur concentrando il carico sanzionatorio sull'ente rispetto all'intraneo, non deroga all'applicazione dell'art.9 D.Lgs. n.472/1997 nei confronti di soggetti estranei (es. professionisti) che abbiano concorso nella violazione mediante una condotta materialmente rilevante; il giudice di merito dovrà ora valutare, alla luce delle emergenze probatorie, la fondatezza dell'allegazione che A.A. abbia volontariamente inserito poste passive fittizie nella dichiarazione e regolare infine le spese.
Norme richiamate
D.L. n. 269/2003, art. 7, comma 1
le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica sono esclusivamente a carico della persona giuridica
La Corte ha affermato che l'art.7 concentra il carico sanzionatorio sull'ente rispetto all'intraneo (chi lo rappresenta), ma tale concentrazione opera solo nel rapporto intraneo-ente e non esclude la responsabilità concorsuale dell'estraneo ex art.9 D.Lgs. 472/1997.
D.Lgs. n. 472/1997, art. 9
Quando più persone concorrono in una violazione, ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta
La Corte ha ritenuto applicabile l'art.9 nei confronti di soggetti estranei (es. professionisti) che abbiano contribuito, anche soltanto agevolando, alla violazione commessa dalla persona giuridica; quindi l'estraneo può essere sanzionato in concorso anche se l'intraneo non è sanzionato per effetto dell'art.7.
D.Lgs. n. 472/1997, art. 2, comma 2
la sanzione è riferibile alla persona fisica che ha... concorso a commettere la violazione
Richiama il principio personalistico della responsabilità: la Corte ha precisato che tale principio non impedisce che l'estraneo risponda per il suo concorso nella violazione della persona giuridica.
D.Lgs. n. 472/1997, art. 11
Richiamato in rapporto alla responsabilità solidale dell'ente; la Corte osserva che, per effetto dell'art.7, la responsabilità sanzionatoria interna si concentra sull'ente ma ciò non elimina l'ambito di azione dell'art.9 verso gli estranei.
Codice civile, art. 2697
Richiamato in rapporto all'onere della prova: la Corte conferma che l'Amministrazione deve allegare e provare elementi probatori idonei a dimostrare il concorso dell'estraneo; successivamente il resistente può fornire prova contraria.
Massime di principio
- L'art.7 D.L. 269/2003 limita l'applicazione delle sanzioni al solo ente nel rapporto intraneo-ente, ma non esclude che soggetti estranei (es. consulenti o professionisti) che abbiano concorso nella violazione possano essere ritenuti responsabili ai sensi dell'art.9 D.Lgs. 472/1997.
- È fondamentale distinguere la posizione soggettiva di chi agisce: se la persona agisce come intraneo titolare di poteri rappresentativi, l'art.7 può concentrare le sanzioni sull'ente; se agisce come estraneo (consulente) può essere perseguito in concorso.
- Se la società è una 'fictio' o è stata costituita e usata strumentalmente per fini esclusivamente illeciti e personali, l'art.7 non opera e la responsabilità può ricadere direttamente sulla persona fisica autore dell'illecito.
- L'Amministrazione ha l'onere di provare il concorso dell'estraneo con elementi seri, precisi e concordanti; una volta dimostrato il concorso, grava sul resistente l'onere di fornire la prova contraria o giustificativa.
- La condotta tipica che può far sorgere responsabilità dell'estraneo comprende, tra l'altro, la predisposizione e l'invio di dichiarazioni fiscali contenenti consapevolmente poste fittizie o artifici volti a neutralizzare imposte dovute.
- In sede giudiziale il corretto inquadramento (se la contestazione concerne atti posti in essere come amministratore o come consulente/estraneo) è cruciale: una errata qualificazione della posizione soggettiva può costituire vizio di motivazione.
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