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Sentenza

Sentenza n. 3281/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento del Decreto dal Ministro dell'Interno del 4 dicembre 2018, notificato in data 22 dicembre 2018 di rigetto dell’istanza di concessione della cittadinanza italiana K10/C/-OMISSIS-.

Giustizia amministrativa201903043

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana adottato dal Ministro dell'Interno

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto ministeriale del 4 dicembre 2018, notificato il 22 dicembre 2018, con il quale era stata respinta l'istanza di concessione della cittadinanza italiana presentata ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91 del 1992. Il Ministero dell'Interno si è costituito e ha preannunciato il riesame della posizione alla luce di nuovi elementi favorevoli. Successivamente, con provvedimento del 9 dicembre 2025, adottato ai sensi dell'art. 21-quinquies l. n. 241/1990 e depositato il 15 dicembre 2025, l'Amministrazione ha revocato il diniego impugnato, dichiarando di averlo ritirato sulla base di elementi nuovi.

La decisione

Il TAR ha dichiarato improcedibile il ricorso perché il provvedimento impugnato era stato revocato dalla stessa Amministrazione ed era quindi ormai eliminato dal mondo giuridico. Non è stata esaminata la legittimità originaria del diniego né sono stati accolti o respinti i motivi di merito. Le spese di lite sono state compensate, in ragione della delicatezza degli interessi coinvolti e delle circostanze richiamate dal Collegio, inclusa la necessità che l'Amministrazione operi con cautela rispetto alle valutazioni sulla pericolosità per la Repubblica formulate dai servizi di sicurezza.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 5 febbraio 1992, n. 91

    Costituisce la base normativa dell'istanza di concessione della cittadinanza italiana, il cui diniego era stato impugnato.

  • art. 21-quinquies l. 7 agosto 1990, n. 241

    È stato richiamato quale fondamento del provvedimento con cui l'Amministrazione ha revocato il diniego impugnato sulla base di nuovi elementi.

  • art. 72-bis c.p.a.

    Richiamato nell'epigrafe e nello svolgimento processuale quale disposizione processuale applicata.

  • art. 74 c.p.a.

    Richiamato nell'epigrafe e nello svolgimento processuale quale disposizione processuale applicata.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. n. 196/2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Quando, nel corso del giudizio di annullamento, l'Amministrazione ritira o revoca il provvedimento impugnato, eliminandolo dall'ordinamento, il ricorso diviene improcedibile per sopravvenuta carenza dell'oggetto della domanda, salvo che residui uno specifico interesse alla decisione non risultante nel caso concreto.
  • La revoca del provvedimento impugnato adottata dall'Amministrazione sulla base di nuovi elementi può determinare l'improcedibilità del giudizio, senza necessità per il giudice di esaminare la legittimità originaria dell'atto ritirato.
  • Nelle controversie riguardanti la concessione della cittadinanza e valutazioni amministrative sulla pericolosità per la Repubblica, l'Amministrazione deve operare con particolare cautela e non può discostarsi dalle valutazioni espresse dai servizi di sicurezza all'epoca dell'esame della domanda.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanzaAutotutelaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaSopravvenuta carenza di interesseDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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