Cassazione Penale, Sentenza n. 39162/2022 del 18/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il GRECO ha chiesto l'indennizzo per la detenzione eseguita in esecuzione di un provvedimento cautelare per partecipazione ad associazione a delinquere di tipo mafioso. In seguito era stato condannato in primo e secondo grado ma la Corte di cassazione aveva annullato con rinvio per il reato associativo, e poi in sede di rinvio era stato assolto per insufficienza probatoria sul carattere mafioso; il reato di porto d'armi (capo j) della imputazione) era invece estinto per prescrizione. La difesa ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, lamentando che la Corte territoriale avrebbe travalicato i limiti del sindacato rivalutando le emergenze processuali e dando rilevanza a frequentazioni e a propalazioni di collaboratori intervenute dopo l'adozione della misura, senza dimostrare il nesso eziologico fra tali elementi e la detenzione subita.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la valutazione della Corte territoriale secondo cui sussistevano frequentazioni ambigue e contiguità del GRECO con esponenti di gruppi malavitosi lucani, in particolare con Antonio Cossidente, e che era accertato il suo coinvolgimento nella disponibilità di armi facente capo al gruppo. Pur essendo venuta meno l'aggravante mafiosa e pur essendo il reato di porto d'armi prescritto, tali elementi sono stati ritenuti idonei a configurare una condotta gravemente colposa o comunque ostativa ai fini del riconoscimento dell'indennizzo ai sensi dell'orientamento consolidato della giurisprudenza; pertanto la privazione della libertà non è stata considerata "ingiusta" nel senso che avrebbe comportato il diritto all'indennizzo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; non è stata data condanna alla rifusione delle spese a favore del Ministero resistente a causa della genericità della memoria difensiva del Ministero.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
La Corte ha ritenuto che la contiguità del ricorrente con ambienti malavitosi e la disponibilità di armi costituiscano una condizione negativa ai sensi dell'articolo, ostativa al riconoscimento dell'indennizzo per ingiusta detenzione
Giurisprudenza Sez. U, n. 51779 del 28/11/2013 (Nicosia)
Principio richiamato secondo cui l'indennizzo non è dovuto quando l'incolpato abbia dato o contribuito a dare causa alla privazione della libertà mediante condotta dolosa o gravemente colposa, pena la perdita della funzione riparatoria dell'istituto
Giurisprudenza Sez. U, n. 32383 del 27/5/2010 (D'Ambrosio)
Chiarisce che la colpa grave può consistere anche in condotte anteriori all'inizio del procedimento penale e non solo in comportamenti processuali successivi
Giurisprudenza Sez. 4, n. 29550 del 5/6/2019 (Morabito)
Specificazione che le frequentazioni ambigue con soggetti condannati nel medesimo procedimento possono integrare comportamento gravemente colposo, ostativo all'indennizzo, anche se intercorre rapporto di parentela, se sussiste consapevolezza dell'illiceità delle attività svolte dagli interlocutori
Massime di principio
- Per ottenere l'indennizzo per ingiusta detenzione non è necessario provare un errore giudiziario: rileva la dissonanza tra custodia e esito processuale ma è escluso il diritto se il detenuto ha contribuito con condotte dolose o gravemente colpose alla sua detenzione
- Frequentazioni ambigue o contiguità a soggetti notoriamente coinvolti in attività illecite possono essere valutate come comportamento gravemente colposo anche se non sono state ritenute sufficienti per una condanna associativa
- La valutazione è di merito: il giudice deve accertare se, con valutazione ex ante, la condotta del richiedente abbia creato una falsa apparenza di responsabilità che ha indotto l'autorità a disporre la detenzione
- Propalazioni di collaboratori successive all'adozione della misura possono comunque essere considerate ai fini della ricostruzione della contiguità e dell'affidamento delle autorità se attengono a fatti concreti ritenuti rilevanti dal giudice di merito
- Anche episodi non sfociati in condanna o estinti per prescrizione (es. reati in materia di armi) possono rafforzare la valutazione negativa sulla condotta del detenuto ai fini della esclusione dell'indennizzo
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