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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18011/2026 del 19/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. per ingiusta detenzione subita dal 3 dicembre 2013 al 31 luglio 2015 (custodia cautelare in carcere e successivi arresti domiciliari) nell'ambito di un procedimento in cui Arena era stato accusato, tra l'altro, di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) e di voto di scambio; l'interessato fu assolto con sentenza del Tribunale di Crotone del 22/09/2015 (e conferma d'appello 27/05/2019 divenuta irrevocabile), ma la Corte d'appello di Catanzaro negò la riparazione ritenendo che Arena avesse creato, con rapporti sistematici e illeciti con appartenenti alle forze dell'ordine (in particolare Vittorio Perri e Carlo Capizzano), la falsa apparenza di essere parte della cosca, acquisendo informazioni riservate; la Corte della riparazione ha altresì valorizzato altre circostanze quali le intercettazioni sul reperimento di voti, dichiarazioni di collaboratori e investimenti economici sproporzionati

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall'avvocato di Arena e ha confermato il rigetto della domanda di riparazione. Ha ritenuto legittima la valutazione della Corte d'appello, secondo cui risultavano accertate fattualmente condotte del ricorrente (rapporti con pubblici ufficiali infedeli e acquisizione di notizie riservate) che, pur non integrando una condanna penale definitiva, avevano creato l'apparenza di partecipazione alla consorteria mafiosa e quindi costituivano condizione ostativa all'indennizzo. Ha inoltre ritenuto inammissibile o manifestamente infondato il rilievo di violazione dell'art. 6 CEDU. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende e alle spese processuali; non ha liquidato le spese del Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte ha richiamato il principio che esclude il diritto alla riparazione se il richiedente ha dato causa o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave, permettendo al giudice della riparazione di valutare autonomamente, ex ante, se le condotte del detenuto abbiano creato la falsa apparenza di reità

  • art. 416-bis cod. pen.

    Reato di associazione a delinquere di tipo mafioso quale contestazione di riferimento nel procedimento penale; sebbene l'imputato sia stato assolto, la Corte ha valutato che condotte collaterali avessero indotto l'apparenza di appartenenza alla cosca

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Richiamato implicitamente in relazione ai motivi di ricorso in Cassazione: la Corte ha rilevato che alcune questioni (come generiche doglianze CEDU) non rientrano nei motivi di ricorso previsti dallo stesso articolo

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che autorizza la condanna per spese e sanzioni processuali in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso; applicata per imporre il versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende

  • art. 6 CEDU

    Richiamato dalla difesa in relazione alla presunzione di innocenza; la Corte ha ritenuto inammissibile la censura in Cassazione e ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello non abbia messo in discussione l'innocenza accertata irrevocabilmente, ma abbia valutato autonomamente la sussistenza di una condotta causativa dell'apparenza del reato

  • Sentenze e principi giurisprudenziali (Corte Costituzionale n. 186/2000; giurisprudenza di legittimità richiamata)

    Riferimenti utilizzati per motivare la decisione: Corte di Cassazione ha ricordato che il giudice della riparazione può valorizzare fatti accertati nel giudizio di cognizione purché si tratti di accertamenti di fatto (non già di questioni escluse dal merito) e che la valutazione per la riparazione è autonoma rispetto al giudizio penale di merito

Massime di principio

  • Nel giudizio di riparazione (art. 314 c.p.p.) il giudice può valutare autonomamente se condotte del detenuto abbiano, ex ante, creato la falsa apparenza di responsabilità tale da aver determinato l'adozione della misura cautelare, anche se il giudice di merito poi ha assolto l'imputato.
  • La condotta consistente in rapporti sistematici e illeciti con pubblici ufficiali infedeli per acquisire notizie riservate può essere considerata colpa grave o comportamento doloso idoneo a costituire condizione ostativa all'indennizzo per ingiusta detenzione.
  • Non è consentito al giudice della riparazione rimettere in discussione l'accertamento definitivo dell'innocenza nel senso di pronunciare una nuova condanna; tuttavia può valorizzare fatti di fatto accertati nel processo di merito per valutare la causazione della misura cautelare.
  • Le censure basate su presunte violazioni dell'art. 6 CEDU devono essere formulate nel corretto ambito procedurale; talune questioni CEDU non sono direttamente ammissibili come motivi di ricorso di legittimità e, se generiche, risultano inammissibili.
  • La prevedibilità dell'evento detentivo si valuta in base a come la condotta poteva essere ragionevolmente intesa dall'autorità procedente: comportamenti che appaiono idonei a suggerire un collegamento con una consorteria criminale possono giustificare una misura cautelare e precludere l'indennizzo.

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