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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16237/2022 del 27/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore chiedeva la cassazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva rigettato l'appello avverso l'ordinanza del GIP, la quale aveva respinto la richiesta di applicazione di una misura cautelare interdittiva (sospensione dall'esercizio di pubblico ufficio) nei confronti di Maria Giacinta. L'indagata è accusata di plurimi falsi attestati nell'esercizio delle funzioni di liquidatrice per avere autorizzato il pagamento di fatture riferite a servizi di pulizia e integrativi, attestando la regolarità del monte ore senza effettuare i controlli. Il Procuratore ha dedotto quattro motivi di ricorso: 1) contestazione della natura e validità dei cosiddetti modelli "SITROS" (sostenendo che fossero fogli informali, senza sottoscrizione e data, inidonei a giustificare liquidazioni), 2) travisamento delle dichiarazioni della indagata circa la ricezione di prospettini riepilogativi delle ore, 3) contestazione dell'interpretazione delle intercettazioni (affermando che dimostrano consapevolezza delle discrasie), 4) travisamento e mancata distinzione delle condotte imputate ad altro soggetto responsabile dell'Ufficio SITROS (Francesco Spadafora).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. La decisione si fonda sul principio che, ai sensi dell'art. 568, comma 4, c.p.p., il ricorrente deve essere portatore di un interesse concreto e attuale che persista fino alla decisione e che sia idoneo a trovare soddisfazione nell'esito del giudizio: nel procedimento cautelare l'interesse del P.M. è limitato al mantenimento, alla modifica o all'imposizione di una misura cautelare. Poiché il Procuratore ha motivato il ricorso esclusivamente sul profilo della gravità indiziaria senza prospettare il permanere delle esigenze cautelari né dimostrare che l'accoglimento del ricorso avrebbe prodotto l'applicazione della misura, il mezzo è risultato privo di interesse e quindi inammissibile. Inoltre la Corte osserva che il ricorso manca di una chiara individuazione della fonte normativa che attribuisca all'indagata il compito di verifica del monte ore, mentre il Tribunale del riesame ha ritenuto che tale attività fosse riconducibile ad altro ufficio (SITROS), con conseguente debolezza della prospettazione sulla gravità indiziaria.

Norme richiamate

  • art. 568 cod. proc. pen., comma 4

    art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    Stabilisce che il soggetto legittimato a proporre ricorso deve avere un interesse concreto e attuale, apprezzato con riferimento all'idoneità dell'esito finale del giudizio a eliminare la situazione giuridica denunciata; nella materia cautelare l'interesse del P.M. è limitato al mantenimento, modifica o imposizione della misura cautelare, quindi è inammissibile il ricorso che si limiti a contestare solo la gravità indiziaria senza prospettare il permanere delle esigenze cautelari.

  • artt. 5 e 15 del contratto (richiamati nel ricorso)

    Nel testo della sentenza tali disposizioni contrattuali sono richiamate dalla parte ricorrente per sostenere l'obbligo di pagamento solo delle ore effettivamente svolte; il Tribunale del riesame ha ritenuto però che la violazione non potesse essere addebitata al liquidatore se l'attestazione e i controlli formali erano attribuiti ad altro ufficio.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (richiamato per modalità udienza)

    art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    Richiamato quale norma che disciplina la modalità di svolgimento dell'udienza (indicazione procedurale nel fascicolo), senza incidenza sul merito del ricorso.

Massime di principio

  • Il Pubblico Ministero ha interesse a ricorrere in materia cautelare solo quando può prospettare che l'accoglimento del ricorso determinerà concretamente il mantenimento, la modifica o l'imposizione di una misura cautelare; deduzioni limitate alla sola gravità indiziaria sono, di regola, inammissibili per difetto di interesse.
  • In fase di valutazione delle misure interdittive o cautelari, è essenziale individuare chiaramente la fonte normativa o contrattuale che attribuisce l'obbligo di controllo o verifica alla persona cui si intende imporre la misura; senza tale collegamento normativo la valutazione della gravità indiziaria è più debole.
  • La catena documentale e la qualità formale dei documenti (es.: sottoscrizione, data, attribuibilità dell'autore) sono elementi rilevanti per attribuire responsabilità di verifica e per valutare il valore probatorio di atti che autorizzano pagamenti; documenti informali o non attribuibili diminuiscono la forza del quadro indiziario.
  • Quando la funzione di controllo è svolta da un ufficio distinto (es.: Ufficio SITROS), la responsabilità del liquidatore va verificata alla luce della concreta ripartizione dei compiti interni: attribuzioni organizzative e interlocuzioni tra uffici devono emergere chiaramente dagli atti probatori.
  • Le intercettazioni e le dichiarazioni vanno valorizzate nel loro contesto totale; isolare una sola conversazione senza contestualizzare può essere insufficiente a provare consapevolezza o dolo, mentre una pluralità di elementi convergenti può rafforzare il quadro indiziario.
  • Per evitare l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, il ricorrente in materia cautelare deve formulare deduzioni concrete sul permanere delle esigenze cautelari e sull'effetto pratico che l'accoglimento del ricorso produrrebbe sulla misura richiesta.

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