Sentenza n. 1877/2026 - Palermo, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Decreto assessoriale n. 1396/2023 sull’assegnazione delle risorse dell’aggregato di spesa di Nefrologia per l’anno 2023, decreto assessoriale n. 7/2024 di rettifica e procedimento di programmazione del budget sanitario per il 2023
Esito
Favorevole al resistente (assessorato regionale)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Le strutture private ricorrenti hanno impugnato i decreti assessoriali relativi alla distribuzione degli aggregati di spesa per l’assistenza specialistica privata e all’assegnazione delle risorse residue dell’aggregato di Nefrologia, nonché il procedimento di programmazione del budget per l’anno 2023 e gli atti conseguenti, chiedendone l’annullamento. L’Assessorato regionale della Salute si è costituito concludendo per l’infondatezza del ricorso. Successivamente, con atto del 22 maggio 2026, le ricorrenti hanno dichiarato il sopravvenuto difetto di interesse alla definizione della controversia, poiché i provvedimenti impugnati erano stati superati dal decreto assessoriale n. 754/2024, le cui previsioni soddisfacevano le loro posizioni.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. La decisione è fondata sulla dichiarazione delle ricorrenti circa il superamento degli atti impugnati e il soddisfacimento delle loro posizioni mediante il successivo decreto assessoriale n. 754/2024, nonché sul principio dispositivo che informa il processo amministrativo. Le spese sono state compensate tra le parti costituite; nulla è stato disposto quanto alle parti non costituite.
Massime di principio
- Il ricorso amministrativo diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, nel corso del giudizio, gli atti impugnati siano superati da un successivo provvedimento e la parte ricorrente dichiari che tale provvedimento ha soddisfatto la propria posizione, rendendo non più utile una pronuncia di annullamento.
- Nel processo amministrativo, il principio dispositivo consente al giudice di definire il giudizio in rito sulla base della sopravvenuta perdita dell’interesse alla decisione manifestata dalla parte ricorrente, senza esaminare il merito delle censure dedotte.
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